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Gli stili cognitivi degli alunni, come influenzano l’approccio didattico

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Lo stile cognitivo è, sostanzialmente, il modo in cui si conosce il mondo.Si tratta della modalità di elaborazione dell’informazione che ha ognuno di noi: in essa entrano in gioco non solo il nostro approccio alla conoscenza, ma anche atteggiamenti, modo di interagire con gli altri e di affrontare le situazioni.

Stenberg – lo studioso per eccellenza di intelligenza e sviluppo cognitivo – lo definisce come “propensione, preferenza nell’uso della propria abilità: non sono le abilità che possediamo, ma il modo in cui ci piace e troviamo più comodo usarle.”

Modalità dell’intelligenza

Non esistono stili cognitivi migliori o peggiori dell’altro: sono solo diversi tra loro.

E ognuno di noi ne ha uno differente, in base alla modalità di intelligenza che lo/la contraddistingue:

analitica (la capacità di analizzare, valutare dettagliatamente le cose esprimendo giudizi e facendo confronti);

creativa (la capacità di inventiva, immaginazione e atteggiamento proficuo nell’affrontare nuove situazioni);

pratica (la capacità di progettare con strumenti e procedure adatte alle varie situazioni).

Tipi di stili cognitivi

Esistono diversi tipi di stili cognitivi, raggruppati in 7 dicotomie :

1- stile deduttivo/induttivo: usa ragionamenti che vanno dal generale al particolare e viceversa, concentrandosi sui singoli dettagli (stile induttivo/analitico) o sulla visione d’insieme (stile deduttivo/globale).

2- stile verbale/visuale: concentra l’attenzione sull’esposizione orale (verbale) oppure, per apprendere, fa uso di supporti visivi come LIM, libri eccetera (visuale).

3- stile dipendente/indipendente dal campo: il primo si lascia influenzare molto dal contesto in cui apprende (ha bisogno di conferme, si basa sui dati che vengono forniti), mentre il secondo è più autonomo.

4- stile convergente/divergente: la convergenza indica la logica convenzionale nel problem solving, la divergenza quella non convenzionale e creativa– anche detta “pensiero laterale”.

5- stile risolutore/assimilatore: il primo è pragmatico e decisionista, il secondo preferisce ricercare soluzioni più articolate e che necessitano di più tempo nel problem solving.

6- stile sistematico/intuitivo: il primo procede passo dopo passo e secondo i gradini del ragionamento, l’altro salta alcuni passaggi perché ragiona per insight.

7- stile impulsivo/riflessivo: l’impulsivo è rapido e prende decisioni di getto sulla base di pochi dati, il riflessivo invece pondera bene prima di decidere. C’è poi chi è compulsivo, e quindi affronta i compiti in maniera incontrollata e disordinata.

Stili di apprendimento e strategie didattiche

In definitiva, dunque, lo stile cognitivo è lo stile con cui si apprende: per questo motivo, da ogni stile cognitivo nasce un diverso tipo di apprendimento, che caratterizza ogni alunno. Ciascuno di questi stili richiederebbe strumenti didattici diversi – ad esempio la lezione frontale per chi preferisce l’astrazione (stile assimilatore), o le simulazioni per chi è invece più incline alla sperimentazione/empirismo (stile convergente).

Secondo Kolb, esistono 4 stili di apprendimento:

1- Stile Adattivo: tipico dell’alunno che, nel problem solving (in cui comunque ha successo), tende ad agire in modo pragmatico e funzionale.

Il docente dovrebbe spronare questo tipo di discente a sviluppare maggiormente la creatività e lo stile cognitivo intuitivo (per insight).

2- Stile Convergente: lavora per intuizione o deduzione, e analizza con minuzia tutti i costi-benefici delle scelte, risultando veloce nell’apprendimento ma poco flessibile.

Per questo la strategia didattica migliore, perché apprendaa fidarsi più di sé stesso che del contesto e/o dei dati, è quello di dargli un compito: sul totale delle sue decisioni, almeno il 20% deve essere presa d’impulso e in maniera soggettiva.

3- Stile Divergente: il divergente è creativo ma non per questo privo di riflessione: nelle scelte, anziché basarsi sul metodo empirico, tipico del convergente (“prove per errori”), egli/ella si basa più sul proprio vissuto, sapendo così individuare – dal punto di vista didattico – le relazioni tra quanto appreso e la propria esperienza personale.

Per permettergli di sviluppare anche empatia verso gli altri e analizzare contesti differenti dal proprio mondo, è importante che il docente gli chieda, di tanto in tanto, di lavorare in gruppo e intervistare i compagni, prendendo le decisioni sulla base del loro punto di vista e del loro vissuto: in questo modo avrà imparato a basarsi su dei dati, seppur qualitativi.

4- Stile Assimilatore: si basa su idee e concetti, per cui è più teorico che pratico. In tal senso, è molto portato per la creazione di modelli teorici, schemi e spiegazioni integrate. Per il docente, dunque, coinvolgerlo nelle lezioni frontali come “assistente” ogni tanto potrebbe essere per lui una bella gratificazione, fermo restando che potrebbe fare anche progetti molto pratici, magari nei PCTO, per sviluppare il suo lato pragmatico.

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