Gli Sgarbi che fanno a pugni con le belle parole. Lettera

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Inviato da Augusto Secchi – Le parole più tristi e meno ipocrite della mia ultratrentennale attività di insegnamento credo di averle sentite dal padre di un mio alunno mentre sorseggiavamo un caffè al bar. Provo a sintetizzarle, a memoria, parafrasandole: “Professo’, è sempre più difficile educare nostri figli. Io e mia moglie ci proviamo, glielo assicuro, ogni giorno. Ma a volte ci sentiamo inermi.”

Il figlio, mentre parlavamo, armeggiava con lo smartphone e di tanto in tanto ci guardava, sorrideva, sorseggiava la sua bibita, faceva la faccia dispiaciuta, sorrideva di nuovo, continuava a osservare lo schermo del telefonino. “Ma non sono solo questi aggeggi, mi creda. E’ tutto il mondo che li aspetta fuori casa e fuori dalla scuola che non ci aiuta. Lo so che lei e i suoi colleghi parlate spesso in classe dei pericoli che ci sono fuori. Sono cose che diciamo anche noi, cercando di dargli gli anticorpi necessari per affrontarli e per non esserne travolti.

Ieri ho letto una riflessione di Sgarbi, il critico d’arte che a me piace quando parla d’arte. E infatti ha detto una frase che io condivido appieno che dice più o meno così: ‘dobbiamo educare i ragazzi alla bellezza’. Ma poi, nei media, utilizza un linguaggio che allontana proprio da quella bellezza, si rivolge alle persone con un linguaggio scurrile e a volte addirittura volgare.

Un linguaggio che i nostri ragazzi ascoltano e spesso imitano anche nella veemenza di rapportarsi agli altri. E non mi riferisco solo a Sgarbi, ovviamente, sarei in malafede se lo facessi. Ma ai tanti Sgarbi che ci sono nel mondo della politica, del calcio, della televisione, dei social e tutto il resto che loro guardano con occhi incantati e acritici.  Noi professo’, abbiamo le armi spuntate per far capire che la felicità non è nel telefonino o nel mondo falso e patinato che c’è la fuori.  Ci proviamo, parlandoci ogni giorno e portando il nostro esempio di genitori che cercano di non smentire con i fatti le parole che gli diciamo.

Ma è difficile professò, mi creda. Se la politica e i padroni dei media in generale non capiscono che devono cambiare il loro modo di proporsi, educare i nostri figli sarà sempre più difficile. E questo non lo dico per sminuire le responsabilità della famiglia ma perché ci vuole un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, altrimenti siamo destinati a una decadenza sociale.”

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