Gli insegnanti sono tutti uguali. Lettera


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Inviato da Cristina Bolzicco – Buonasera, sono un’insegnante di una scuola dell’infanzia paritaria.

Dato che ci viene data la possibilità, vorrei poter dare la mia opinione in questo momento difficile.
Credo che sia giusto in una situazione del genere accantonare l’idea di un ipotetico concorso, ma non credo sia giusto continuare a lasciare tantissimi insegnanti in uno stato di limbo e non parlo solo di docenti precari, ma mi faccio portavoce anche di tante insegnanti di scuole paritarie che da anni lavorano con dedizione ed amore.

Ormai questo concorso è stato rimandato più e più volte, ma non credo che il nostro lavoro e la nostra preparazione valgano meno rispetto a chi insegna in una scuola statale, eppure siamo state escluse più volte dai concorsi straordinari. Perché?
Siamo le insegnanti che arrivano prima al lavoro e si fermano una volta ultimato perché quel bambino ha bisogno di essere consolato, coccolato o cambiato; siamo quelle che molte volte acquistano il materiale per i propri bambini senza volere nulla in cambio, quelle che nonostante l’influenza vanno comunque a scuola perché in alternativa chi si occupa di quegli alunni? Quelle che si adeguano a pulire la propria stanza ogni giorno, a lavare i vetri e tanto altro ancora. Non siamo insegnanti di serie b, concorriamo come gli altri per la crescita, l’educazione e l’istruzione dei bambini, valorizzando il singolo, siamo pronte ad andare contro tutto e tutti quando si tratta di piccoli con difficoltà.
Nonostante la situazione, siamo ad oggi quelle che sperano nella cassa integrazione per poter continuare a pagare le bollette ed i mutui perché purtroppo, proprio questi ci hanno impedito di accettare un lavoro che ti garantisce di lavorare di anno in anno o, ancor peggio, oggi qui e domani, forse, lì.

Nonostante questo siamo quelle che adesso continuano a fare compagnia ai loro bambini anche a distanza, con la voce e con i video; raccontiamo loro storie, cantiamo canzoni e proponiamo le attività da casa, affinché non si sentano soli o abbandonati in questo momento difficile.
L’articolo 33 della costituzione parla chiaro: il sistema di istruzione italiano si sviluppa in scuole private e pubbliche, ma ciò non implica il fatto che una valga meno dell’altra.
Quindi, perché veniamo sempre escluse?

Questo non è un cogliere la palla al balzo per evitare il concorso e trovare una scappatoia, quello che chiedo io è di assumere gli insegnanti dalla terza fascia, dando loro la possibilità di dimostrare quanto valgono, non con una crocetta sulla risposta corretta data nel minor tempo possibile, ma vedendoli operare sul campo! Vedendo come sanno dare amore ad ogni bambino indistintamente, vedendo come sanno
spronarli a rilzarsi uno ad uno quando cadono, vedendo come sanno tenere loro la mano per portarli tutti, al traguardo, credendo in loro sempre e rispettandone tempi e necessità.

Alla fine, solo alla fine, allora metteteci alla prova con tutto il resto, ma ricordatevi che alla scuola dell’infanzia si mettono le basi, la scuola dell’infanzia è quel posto dove un bambino impara a credere in sé stesso, impara l’umiltà e la generosità, impara a rispettare gli altri, impara a non mollare mai davanti alle piccole sconfitte, quelle piccole sconfitte che domani saranno grandi.
E se lo apprende oggi, oggi che ha di fronte qualcuno che crede in lui sempre, allora il suo futuro non sarà una montagna da scalare, dove dover dimostrare, giorno dopo giorno quanto vali, perché se credi in te stesso in fondo sei già a metà dell’opera.

Nella speranza di poter essere ascoltata, grazie.

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