Gli insegnanti non sono contenti di protestare

di Lalla
ipsef

di Luigi Gaudio – I collegi docenti e le aule insegnanti sono in mano ai professori più esagitati e incattiviti. Le contestazioni si moltiplicano. La maggioranza si accoda, ma dentro di sé non è contenta.

di Luigi Gaudio – I collegi docenti e le aule insegnanti sono in mano ai professori più esagitati e incattiviti. Le contestazioni si moltiplicano. La maggioranza si accoda, ma dentro di sé non è contenta.

Le mozioni vengono approvate all’unanimità, o quasi, e i docenti che la pensano diversamente si schermiscono e ritengono che non valga la pena di discutere di scuola o di apprendimento, perché non sembra questo l’oggetto del contendere.

Il collegio rifiuta all’unanimità la proposta ministeriale di valutazione delle scuole e dei docenti, ma molti insegnanti sono consapevoli che l’assenza di una valutazione è tra le cause principali di una mancanza di stima e di professionalità della categoria.

Il Collegio delibera di non effettuare gite e viaggi di istruzione nell’anno in corso, ma un docente sa che il viaggio di istruzione, se ben preparato e organizzato, è un incontro fondamentale con la realtà fuori dalla scuola, e
costituisce la possibilità di una convivenza umana più stretta ed educativa, e non da compagnoni, tra ragazzi e docenti.

Il Collegio delibera di non correggere le prove INVALSI, ma molti docenti sanno che, da un punto di vista didattico, non ha senso somministrare una prova ai ragazzi concernente la propria materia, e poi lasciare che siano altri a correggerla e a controllarla.

Se lo scopo di un insegnante di italiano, per esempio, è davvero di portare l’alunno a comprendere i testi e ad impadronirsi del mezzo linguistico, egli sa che uno strumento importante di verifica potrebbe essere costituito proprio dalle prove INVALSI, che a questo tendono, pur con tutti i limiti di una prova standardizzata.

Insomma un docente sa quale è il bene dei propri alunni, al di là di tutte le costruzione ideologiche.

La convinzione, infine, non espressa, ma di molti docenti, è che la scuola non dipenda né dalle riforme epocali, e nemmeno dalle contestazioni epocali, ma dal desiderio che ognuno ha al mattino, quando prende in mano il registro o il libro, di fare i conti fino in fondo con il proprio lavoro e con l’altro che ti sta di fronte.

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