Gli insegnanti esprimono le proprie opinioni come tutti i cittadini. Lettera

di redazione
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Annachiara Piffari – Onorevole Vanessa Cattoi, le premetto che non sono d’accordo con il pensiero della DS Laura Scalfi, o lo sono solo in parte.

Pur tuttavia resto allibita dalla Sua dichiarazione, che vedrebbe a chi è insegnante negare il proprio diritto ad affermare la propria opinione al di fuori del proprio orario ed ambito di lavoro.

Vede, Onorevole, ancora una volta si confonde una professione con una missione, con una “vocazione”.

Non abbiamo preso i voti, non ci siamo immolati all’insegnamento come unica e sola identità personale.

Siamo cittadini, ancor prima che insegnanti, con gli stessi diritti costituzionali di qualunque cittadino, compreso il diritto di opinione.

Proprio per questo, pur non concordando appieno con le espressioni e le idee della collega, mi rifiuto di pensare che una professione determini la rinuncia alla libera espressione.

Eh, lo so… noi insegnanti abbiamo a cuore i princìpi democratici, anche quando qualcuno non manifesta la nostra idea.

Si chiama democrazia. Quella vera.

Se ci sono stati toni accesi od offese, volendo si proceda verso il singolo, come CITTADINO, non certo come docente o professionista della scuola. Essere insegnante o Dirigente Scolastico non comporta la rinuncia alla propria libera espressione, al di fuori del proprio ambito lavorativo, così come avviene per qualunque altra professione.

Ribadisco: la nostra identità professionale inizia e finisce nei limiti del nostro contratto di lavoro.

Al di fuori di questo siamo, per ora, ancora liberi cittadini.

Esprimo piena solidarietà alla collega e chioso citando Voltaire: ““Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”

Rifletta, Onorevole, e si ricordi: gli insegnanti non dimenticano.

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