Gli idonei del Concorso Ordinario in GaE: chiediamo che il Ministero ci ascolti. Lettera

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Inviato da Idonei del Concorso Ordinario 2020 – In questi giorni si fa tanto parlare di merito, ma a noi – visto il trattamento ricevuto prima, durante, e dopo la procedura concorsuale – questa parola appare più che mai priva di senso. Ci siamo riuniti con un unico scopo: ottenere il prolungamento, fino a esaurimento, delle nostre Graduatorie di Merito, che allo stato attuale hanno una durata solamente biennale.

Non è una pretesa campata in aria: basta tenere in considerazione i precedenti concorsi, quando le graduatorie sono state estese ben oltre la loro scadenza, permettendo a tanti colleghi di entrare giustamente in ruolo per scorrimento. Si pensi agli idonei del 1999, che furono inseriti nelle GAE; si pensi agli idonei del 2012, che furono assunti con un Piano Nazionale; si pensi agli idonei del 2016, le cui graduatorie furono innanzitutto prorogate, per poi essere inserite in coda a quelle del Concorso Straordinario 2018, e il cui termine di validità è stato poi prorogato per un altro anno dalla legge di bilancio 2018 e di un ulteriore anno con il Decreto Scuola 126/2019 – convertito nella legge 159 del 20 dicembre 2019 – avendo così di fatto validità quinquennale.

Ma non è di riferimenti giuridici che vogliamo scrivere oggi. Vogliamo invece raccontare la nostra esperienza, per dimostrare che il nostro merito va ben oltre lo specchietto per allodole di una graduatoria biennale.
Forse si pensa erroneamente che il Concorso Ordinario abbia aperto le porte solamente a neolaureati o giovani senza servizio. Forse è per questo che le forze sindacali – giustamente preoccupate dall’annosa questione della stabilizzazione dei precari storici – non ci hanno per ora dato importanza. Ci teniamo a precisare che non è così: tra le nostre fila abbiamo persone di tutte le età, con esperienze di vita e lavorative diverse, appartenenti a tutte le classi di concorso e provenienti da tutte le regioni d’Italia. Chi pure era neolaureato nel 2020 ha comunque ora due anni e più di lavoro alle spalle. Siamo centinaia di migliaia di idonei abilitati con un concorso durissimo. Siamo tanti, siamo variegati e siamo anche noi precari. Non vogliamo alimentare una guerra tra poveri iniziata negli anni da amministrazioni di dubbia valenza. Vogliamo però essere visti.

Ci siamo iscritti ad una procedura rimandata per due anni, prima per motivi legati alla pandemia da Covid-19, poi per una serie di impedimenti burocratici, politici e di carattere amministrativo. Il tempo passava, e noi in paziente attesa abbiamo accettato modifiche a programmi già vaghi in partenza, cambi di calendario, rettifiche di commissioni. Abbiamo studiato per mesi per una preselettiva poi svanita nel nulla, sprecando tempo e risorse che avremmo potuto destinare ad attività maggiormente fruttuose. Abbiamo fatto tutto ciò senza avere una batteria di quiz su cui esercitarci, né testi aggiornati, addirittura ai colleghi di lingue è stata chiesta l’intera legislazione Italiana in lingua straniera, senza che ci fossero testi tradotti disponibili. Abbiamo sostenuto una prova scritta compilata in maniera approssimativa per la quasi totalità delle classi di concorso, il che ha comportato un altissimo numero di bocciature e un ancor più alto numero di ricorsi. Ciò non ha fatto altro che ritardare ulteriormente lo svolgimento degli orali, che per alcuni colleghi non sono ancora terminati e per altri nemmeno iniziati. Orali che sono quanto di più assurdo si possa chiedere: una trafila umiliante e stressante che ci ha visti scribacchiare insonni su una traccia estratta poche ore prima e spesso poco attinente a quanto effettivamente ci ritroviamo di fronte, giornalmente, nel nostro lavoro. E per molti di noi, l’incubo non si è concluso con l’affissione in bacheca del voto orale. I colleghi delle materie tecnico-pratiche hanno dovuto sostenere prove pratiche durate dalle 3 alle 10 ore, spesso dovendo portare con sé i materiali che da programma e quadri di riferimento avrebbero dovuto essere forniti dalla commissione, e per alcune di esse non hanno saputo quale tecnica avrebbero dovuto utilizzare fino a pochi giorni prima della prova.

Non è così che uno Stato rispettoso dovrebbe trattare i propri cittadini. Soprattutto, non è questo il trattamento da riservare alla classe di lavoratori il cui scopo è aiutare a formare future generazioni di cittadini responsabili. Abbiamo tutti notato che il Ministero dell’Istruzione è ora denominato Ministero dell’Istruzione e del Merito. Ciò lascia pensare che, nelle intenzioni del nuovo Governo, conoscenza e merito vadano di pari passo. Ebbene, chiediamo che venga reso onore al nostro merito, al merito della nostra conoscenza, agli anni di studio e sacrifici culminati nel superamento di prove concorsuali equivoche e intricate, in condizioni rasenti l’assurdo.

Chiediamo l’estensione delle Graduatorie di Merito a tempo indeterminato, trasformandole in Graduatorie ad Esaurimento, al fine di permettere a tutti coloro che hanno superato questa procedura così altamente selettiva di entrare in ruolo per scorrimento. Abbiamo intenzione di batterci per ottenere un trattamento equo per tutti, fino all’ultimo idoneo.

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