Gli esami di maturità al tempo della pandemia. Lettera


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inviata dal  Prof. Michele Illiceto* –  Cara Ministra Azzolina, Ben vengano le sue indicazioni su come quest’anno si svolgeranno gli esami di maturità. Giustamente lei deve pianificare, mantenere il controllo della situazione, offrire prospettive per un eventuale ripresa del normale svolgimento della vita scolastica.

Ma le sue indicazioni giungono in una fase dove il contagio del Coronavirus è al suo livello di massima espansione. In un clima di disperazione e di totale sconforto non c’è proprio testa di pensare alle procedure del dopo.

La nostra mente è inchiodata all’oggi, a quel senso di impotenza che, serpeggiando in tutti noi, sta paralizzando ogni progetto, ogni proiezione verso il domani.

In gioco non è il futuro, ma il presente, perché l’oggi e l’adesso da un momento all’altro ci possono essere tolti.

La paura è ormai una condizione collettiva che coinvolge tutte le fasce di età, grandi e piccini. Forse in questo momento è l’unico legame che unisce le varie generazioni e tutti i ceti sociali in modo trasversale.

Continuare a fare scuola in queste condizioni è diventato davvero difficile, perché non solo manca la concentrazione, ma rischia di venire meno proprio quella condizione indispensabile ad ogni tipo di apprendimento: la motivazione.

Perché in questo momento i bisogni sono altri. E si provano emozioni alle quali i nostri ragazzi non sono stati mai abituati. Tutti parlano di collasso economico, ma pochi parlano di collasso psicologico dove a rischio sono le relazioni, i vissuti, i legami affettivi, l’equilibrio dei contesti familiari.

Eppure, in questo quadro caotico fatto di incertezze e di insicurezza totale, noi docenti ce la stiamo mettendo tutta. Insieme ai nostri studenti ci stiamo sforzando di svolgere non solo i programmi, ma ancor più stiamo cercando di fare un’operazione di contenimento delle paure e delle angosce, allo scopo di rassicurarli e orientarli, interpretando gli eventi e risignificando ciò che pare stia perdendo valore e senso.

Lei pensa giustamente a come si faranno gli esami di stato. Ma sappia che i nostri studenti gli esami di stato li stanno affrontando già in queste settimane, mantenendo l’equilibrio, non perdendo la fiducia, elaborando il lutto per i nonni deceduti, resistendo nel proprio isolamento forzato. In questi giorni stanno imparando più dal dolore che dai libri. E in questa esperienza non ci sono maestri, ma siamo rutti alunni.

I nostri studenti stanno mostrando, insieme alle loro famiglie, un senso di maturità umana ed esistenziale che scavalca ogni parametro di valutazione scolastica.

Mi chiedo che cosa sia veramente prioritario in questi giorni? Le interrogazioni, le verifiche, gli esami? Non è forse la vita stessa, gli affetti, le relazioni, la salute fisica, mentale e sociale? Per molti anche il lavoro e la tenuta del tenore di una vita normale.

La morte sta entrando nelle nostre case. Non possiamo seppellire neanche i nostri cari. Non possiamo neanche dare sfogo al nostro dolore.

Perciò, cara Ministra, non per sminuire il suo lavoro, ma le voglio dire che se torneremo, saremo stati già promossi. Promossi dalla vita e dal sacrificio. Ma mi consenta di dire che saremo stati promossi anche dal coraggio!
Nella speranza che tutto finisca presto la saluto cordialmente.

*Docente di storia e filosofia Liceo classico scientifico “Galilei Moro” di Manfredonia.

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