Gli asili nido ‘rovinano’ coppie e bimbi? Drago: “Meglio tre anni di congedo per le mamme”

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La senatrice di Fratelli d’Italia, Tiziana Drago, durante una seduta della Commissione parlamentare sull’infanzia, ha criticato l’aumento di risorse per gli asili nido, proponendo come alternativa l’estensione del periodo di congedo parentale per la madre, da sei mesi a tre anni.

“Io nutro dei seri dubbi sulle scelte politiche che si stanno operando in merito agli stanziamenti di fondi per gli asili nido, perché noi in questo modo mandiamo un messaggio al Paese: si pensa di incidere così anche sul tema della natalità, ma la nostra prospettiva qual è? Quella di mettere al mondo dei bambini e dar loro come unica destinazione l’asilo nido?“, afferma la senatrice

“Quindi verrebbe ad essere privata la relazione madre-figlio e padre-figlio, perché ci sono donne e coppie che chiaramente hanno questa necessità dal mattino fino alle 19 di sera. Oppure abbiamo una destinazione di questi bambini ai nonni e quindi li esaltiamo, però può essere soltanto uno, chiaramente senza una volontà negativa, oppure possono esserci delle separazioni, perché inevitabilmente si entra all’interno del sistema educativo familiare e quindi della coppia. Questa coppia che da un lato è genitore, dall’altro lato continua ad essere padre e madre. Insomma, c’è una confusione di ruoli. Quindi diventa un problema sociologico”, continua l’esponente di Fratelli d’Italia.

“Ecco perché, ad esempio, l’estensione del congedo parentale, ovvero dell’astensione facoltativa, da sei mesi a tre anni avrebbe questa valenza da tanti punti di vista. Questo piccolo specchio che riguarda i primi tre anni, associato alla presenza di uno psicologo a scuola. Si potrebbe completare il quadro, oltre che nell’intervento col ragazzo, ma anche nei corsi per la genitorialità nelle scuole. Genitori si diventa, non si nasce”, conclude.

In una nota la senatrice precisa: “Ho sostenuto la libertà di una madre e di un padre, di volere assistere i propri figli nei primi fondamentali anni di vita, e di ritenere che la scelta degli asili nido, per essere tale, deve prevedere un’alternativa. E questa alternativa, a mio avviso, è quella di portare avanti, al pari del sostegno finanziario agli asili nido, una più efficace e soddisfacente applicazione dell’astensione retribuita dal lavoro fino ai 3 anni di età del bambino”

“Attacchi personali che ritengo inaccettabili – sottolinea – si è trattato di un  “taglia e altera” tipico di chi si sottrae al confronto”. “Ritengo che l’opzione di allungare il congedo parentale – aggiunge – sia un atto a tutela della libertà di una madre e di un padre, che non vogliano “parcheggiare” i propri figli all’asilo nido. Un’espressione,  come altre, che non è piaciuta a certa parte politica che ha colto l’occasione per ridicolizzare un’affermazione, che non voleva aggiungere nulla di più e nulla di più aberrante a quanto più autorevoli pedagogisti, hanno espresso nel concetto semplice e incontrovertibile che il rapporto madre-figlio nella prima fase di crescita per un bambino è fondamentale.”

“Nello stralcio completo del mio intervento – prosegue – come donna, moglie, madre di 4 figli, pedagogista e  docente, penso di aver affermato un’altra ovvietà, al pari di quella già soggetta a strumentalizzazioni, quando ho sottolineato che oggi una giovane coppia di genitori, quando non può permettersi economicamente un asilo nido, è costretta per poter continuare a lavorare, a ricorrere al sostegno dei “nonni”, sostenendo come l’interferenza di più soggetti possa generare nei minori una certa confusione di scambio di ruoli nell’educazione impartita, aspetto, direi, sociologicamente impattante”.

“Più che medievale, lo definirei futuristico il mio pensiero – conclude – immaginare, cioè, una società in cui il processo evoluto del cosiddetto welfare si completi davvero consentendo ad una madre o a un padre di non rinunciare, ripiegare o condividere una prerogativa propria del genitore, di essere presente in una fase così delicata della crescita del bambino. Oggi chi vuole farlo – paradossalmente questo sì che è medievale – deve rinunciare al lavoro, deve dimettersi o accontentarsi di un’astensione limitata di 6 mesi, con una decurtazione dello stipendio del 70%. Se questa è scelta libera. Cosa ben diversa sarebbe poter scegliere tra asili nido sicuri ed efficienti, cui affidare i propri figli, o astenersi dal lavoro per tre anni con la certezza di poter contare su una retribuzione dello stipendio di almeno il 60% per i primi due anni, e di almeno il 50% per il terzo anno”.

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