Gli adolescenti italiani sono poco creativi, l’indagine OCSE bacchetta i nostri giovani. Lucangeli: “Aiutare la creatività fin da piccoli, non solo compiti, ma idee”

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Un approfondimento dell’Ocse sul test Pisa 2022 ha messo in luce una criticità nel sistema educativo italiano: i quindicenni del Bel Paese si collocano al di sotto della media Ocse in termini di pensiero creativo. La nuova dimensione, valutata per la prima volta nel prestigioso test internazionale, rivela un aspetto cruciale per il futuro dei giovani in un’economia sempre più alla ricerca di idee innovative.

Il test sulla creatività

Il Programma per la Valutazione Internazionale degli Studenti (PISA) ha introdotto un focus specifico sul pensiero creativo, definito come “la capacità di generare, valutare e migliorare le idee per produrre soluzioni originali ed efficaci”. Il test, composto da 32 domande a risposta aperta, ha misurato tre processi chiave: generare idee diverse, creare idee creative, e valutare e migliorare le idee altrui.

Con un punteggio di 31 su 60, l’Italia si posiziona sotto la media Ocse. Singapore guida la classifica con 41 punti, seguita da Estonia e Finlandia in Europa con 36 punti. Significativamente, in tutti i paesi partecipanti, le ragazze hanno dimostrato una maggiore creatività rispetto ai ragazzi.

Fattori influenti

Lo studio ha evidenziato che il contesto socio-economico influenza significativamente le performance creative. In Italia, gli studenti provenienti da contesti svantaggiati mostrano risultati inferiori del 10% rispetto ai loro coetanei più fortunati. Inoltre, è emersa una correlazione tra la competenza in matematica e la capacità di produrre idee creative, sebbene questa relazione non sia strettamente vincolante.

La prospettiva neuroscientifica

Daniela Lucangeli, in un’intervista a La Repubblica offre una prospettiva interessante sul tema. Sottolinea l’importanza dell’emisfero destro del cervello per la creatività e l’immaginazione, evidenziando come il sistema educativo debba bilanciare lo sviluppo di entrambi gli emisferi cerebrali. Per invertire questa tendenza, Lucangeli suggerisce di integrare lo sviluppo del pensiero creativo sin dai primi anni di scuola. Propone un passaggio da un approccio didattico prestazionale e ripetitivo a uno che stimoli attivamente il pensiero creativo e divergente. La sfida non riguarda solo la scuola, ma coinvolge l’intero sistema educativo, incluse le famiglie e la società nel suo complesso. Come sottolinea Lucangeli, “dipende da tutto il sistema adulto ed educante: scuola, famiglia e atteggiamento sociale. Dipende da cosa chiediamo ai nostri figli”.

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