Stato giuridico e aumento degli stipendi: equiparare i docenti ai Funzionari della Pubblica Amministrazione. Lettera

di redazione
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Inviato da Fernando Mazzeo – Il problema del rinnovo del contratto del personale docente e l’aumento degli stipendi, non possono più lasciare indifferenti e consentire ulteriori battute d’arresto.

Da diverso tempo politici, uomini di cultura e società civile, sostengono che i servizi educativi non vengono adeguatamente valorizzati, apprezzati e incentivati con retribuzioni adeguate.
Tuttavia, i docenti, spesso relegati in zone sempre più marginali, continuano, seguendo un imperativo etico, a rispondere con spirito di servizio e in modo sempre più attento e consapevole, alle numerose sfide che la complessità odierna pone, a soddisfare la domanda di educazione o di formazione che la società le rivolge.
Ciò, naturalmente, non può giustificare la cronica assenza di interventi legislativi a tutela di una professione, quella docente, sempre più denigrata, offesa, bistrattata e malpagata.
La possibilità di poter inaugurare con un certo ottimismo e una certa fiducia, l’ inizio di una nuova stagione educativa in cui ai docenti venga riconosciuto uno stato giuridico equiparato ai Funzionari della Pubblica Amministrazione provvisti di laurea, è un sogno, una possibilità e una realtà che non può essere preclusa.
Poiché ciascun docente, in qualità di cittadino responsabile, non può dare esempio di disimpegno nei confronti delle istituzioni e ha il dovere di partecipare, anche criticamente, al dibattito politico sulle scelte legislative, deve ricercare un approccio nuovo, serio e produttivo con le forze politiche (le petizioni hanno scarso valore giuridico), per fornire argomentazioni valide e restituire dignità e valore a chi, per vocazione e libera scelta professionale, quotidianamente, si adopera per il bene degli alunni, della scuola e, di conseguenza, della società.
Occorrono , in pratica, proposte che vadano oltre il dequalificante strumento della contrattazione sindacale (l’educazione non è merce di scambio) e puntino alla legittimazione di retribuzioni più coinvolgenti e stimolanti fondate sul diritto e non sulla concessione.
Bisogna avere l’onestà intellettuale e culturale di riconoscere che il lavoro dei docenti non è più lo stesso. Gli educatori , oggi, sono chiamati ad una impegnativa opera di servizio, lavorano per ridare serenità e speranza ad una società smarrita, per colmare vuoti familiari, per fornire protezione, attenzione e cure necessarie ad adolescenti sempre meno capaci di badare a se stessi ecc.. Ciò che l’alunno riceve va ben oltre la semplice prestazione professionale.
È doveroso, dunque, che uno Stato di diritto riconosca e assegni una adeguata funzione giuridico-economica ai professori, li renda più soddisfatti del proprio lavoro e dia loro la possibilità di innalzare il livello di speranza e di aspirazione.

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