Giuliano: docenti a casa di alunno disabile. Su trasporti coinvolgere operatori trasporti privati, non chiudere le scuole. [INTERVISTA]

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In un’intervista esclusiva per Orizzonte Scuola, abbiamo parlato con il Professor Salvatore Giuliano, Dirigente Scolastico dell’IIS Majorana di Brindisi, sulla situazione attuale e le criticità del comparto scuola con la crescita della curva epidemica relativa al Covid-19.

Professor Giuliano, l’estate appena trascorsa ha visto voi Dirigenti Scolastici impegnati per mettere in sicurezza le scuole e permettere una didattica in presenza. Oggi però nasce una polemica sulla vanificazione del vostro lavoro dovuto ad un evento esterno come il trasporto pubblico locale utilizzato dagli studenti per muoversi da e per la scuola. Ci fa un punto su questa situazione?

Tutte le istituzioni scolastiche, durante questa estate, si sono impegnate per rispettare tutte le norme, tutte le regole, tutte le prescrizioni che di volta in volta venivano emanate dal CTS, dall’Istituto Superiore di Sanità, e tutte le scuole, dai DS, al personale ATA e a tutti i docenti, si sono prodigati nel garantire tutte queste indicazioni che venivano fornite, al fine di garantire l’avvio del nuovo anno scolastico in sicurezza. Nello stesso periodo ci sono stati numerosi tavoli di concertazione tra gli Enti Locali, le scuole, le aziende di trasporto, con una situazione a macchia di leopardo dovuta alle varie realtà locali. Da quanto è stato riportato al nostro osservatorio, è emerso che in molte situazioni si erano convenute alcune prescrizioni che però sono state disattese. Il problema del trasporto, che è emerso ancor più forte in questo periodo di pandemia, è un problema antico. Se confrontiamo la situazione attuale a quella di quando andavamo noi a scuola, e parliamo di circa 40 anni fa, il problema era grossomodo lo stesso, mezzi sovraffollati e inefficienti. Probabilmente se confrontassimo le foto che vediamo sui giornali, sul web, con quelle di tanti anni fa, la situazione sarebbe identica, cambierebbe solo che oggi gli studenti indossano la mascherina. Le scuole hanno presentato un Piano per garantire la sicurezza degli alunni, penso alla didattica integrata, al distanziamento nelle aule alla creazione di nuove entrate, scaglionamento degli ingressi eccetera, anche sulle indicazioni fornite dalle aziende di trasporto. Ora, a metà ottobre, ci si accorge che i mezzi di trasporto hanno rappresentato e rappresentano il punto debole di questa organizzazione e anziché intervenire sul problema si chiede ancora alla scuola di adattare , di modificare ad anno scolastico già iniziato. Perché in questi mesi non si è preso atto di tutto questo? Si sapeva che avremmo avuto questo problema, e allora perché non coinvolgere tutte quelle aziende private del trasporto che in questi mesi hanno sofferto le restrizioni dovute al virus, magari con personale in cassa integrazione. Invece si prende atto che questo sistema non funziona e la soluzione è la chiusura della scuola, non credo sia la risposta giusta al problema.

Professor Giuliano, lei ha accennato alla DID, la didattica integrata a distanza, ci spiega in cosa differisce dalla Didattica a distanza, la DAD, che abbiamo vissuto durante la fase del Lockdown?

Oltre all’aspetto terminologico, nella sostanza la differenza sta nel fatto che per le scuole secondarie di secondo grado si integra l’attività in presenza con l’attività a distanza. Va da sé che non è un passaggio automatico e non è solo lo strumento a fare la differenza, è necessario rivedere e adattare allo strumento la metodologia in modo da sfruttarne a pieno le potenzialità del nuovo strumento. Se questo non accade, assistiamo ad una mera trasposizione di una didattica tradizionale frontale in presenza che la vogliamo portare dietro ad uno schermo con il rischio di ottenere dei risultati non sufficienti.

La Campania, al crescere della curva epidemica, ha preso un provvedimento drastico chiudendo subito le scuole. Il vostro istituto, che è sede di Future Lab, si è attivato subito con un’iniziativa di formazione a sostegno degli insegnanti delle scuole campane. Ci spiega in cosa consiste questo corso e quale supporto può dare ai docenti.

E’ un’esperienza che replichiamo, non è la prima, lo abbiamo fatto durante il periodo di sospensione delle attività didattiche, quindi da marzo in poi, abbiamo fatto le prime attività formative già dal mese di settembre, prima ancora dell’inizio delle lezioni, e complessivamente abbiamo erogato formazione per circa 5000 docenti di ogni ordine e grado di ogni regione d’Italia. Vogliamo mettere a disposizione le nostre esperienze, anche i nostri errori, per carità, fatti nel corso degli anni, quindi per affinamenti successivi, raggiungendo un format che sembra riscuotere un buon interesse, così come dai feedback positivi ricevuti dai docenti che hanno partecipato ai nostri corsi. Anche la modalità di formazione credo abbia inciso sul risultato finale, abbiamo preferito formazione per piccoli gruppi classe, circa 25 docenti per gruppo, a formazioni di massa di tipo webinar. La novità, e ne approfitto di questa intervista per annunciarlo, sarà che l’attività formativa sarà aperta ai docenti anche di altre regioni, quindi siamo subito partiti con la disponibilità ai docenti della regione Campania, però, e lo possiamo dire adesso, anche gli altri docenti di altre regioni potranno iscriversi ai nostri corsi. E’ evidente che le iscrizioni saranno aperte fino a domenica sera, in base alla nostra esperienza si esauriscono rapidamente i posti disponibili.

La vostra scuola è molto innovativa, sperimenta molto. Avete lanciato anche nuove metodologie, penso ad esempio lo Spaced Learning e il World Cloud Teaching. Ci spiega in cosa consistono?

Al di là del nome e delle sigle, di metodologie didattiche ce ne sono un’infinità. Quelle che vengono definite innovative hanno dei punti in comune, sicuramente quello della collaborazione, della cooperazione e della condivisione. Sono questi tre elementi che normalmente fanno di una metodologia didattica una metodologia innovativa. Lei me ne ha chiesto due in particolare, una è basata principalmente sull’interpretazione dello spazio di apprendimento. Attenzione, non mi riferisco solo agli arredi, che fanno parte degli spazi d’apprendimento ma ne costituiscono grossomodo il 5%. Mi spiego meglio, non basta fare una classe colorata, con arredi innovativi e banchi che possano agevolmente far cambiare l’asset d’aula, non sono sufficienti per avere una didattica innovativa. Quando parliamo di ambienti di apprendimento innovativi il grosso si basa sull’elemento personale, quindi gli alunni e i loro docenti. Se non coniughiamo in chiave di apprendimento all’ambiente educativo l’aspetto personale non andiamo molto in avanti. Altra cosa che è emersa nel periodo di didattica a distanza, o di didattica integrale a distanza, è che l’ambiente è anche la piattaforma o lo strumento che si utilizza per rendere vicini, se pur a distanza, i protagonisti, ovvero gli alunni e i docenti. Molto spesso, nel corso degli anni, nel panorama internazionale, si è posto molto l’accento, quando si parlava di ambienti di apprendimento, riferendosi solo agli arredi, spazi collaborativi, cooperativi, tecnologia. È sicuramente un aspetto, ma non è quello fondamentale, la differenza la fanno le persone che sono i docenti con i loro alunni.

Queste metodologie utilizzate nella didattica a distanza spesso incontrano alunni con difficoltà, penso agli alunni BES e DSA. Si rischia di escludere nuovamente questi ragazzi non considerando le loro esigenze?

Premettendo che ogni alunno, che sia normotipo, con disturbi specifici dell’apprendimento o bisogni educativi speciali, è differente da tutti gli altri. Occorre precisare che nei DSA , che rientrano nella macro categoria dei ragazzi con bisogni speciali, l’utilizzo dello strumento tecnologico, almeno questa è la mia esperienza, ha portato grossi giovamenti. Nel caso in cui ci si dovesse occupare, come è doveroso fare, di ragazzi con disabilità, qui le cose cambiano molto tra presenza e distanza. Per gli studenti iscritti al Majorana, quest’anno abbiamo dato la possibilità, con l’accordo e la condivisione tra famiglia e docenti, sia pur mantenendo la distanza e compatibilmente con le normi vigenti al contenimento della pandemia, di poter far recare il docente a casa dello studente. Nel nostro istituto non abbiamo alunni con disabilità particolarmente grave e quindi questo ci ha consentito nella pratica di didattica quotidiana a distanza, perché siamo organizzati con quattro giorni in presenza e due a distanza, di non registrare particolari problemi per gli alunni. E’ evidente che le situazioni nelle varie aree del paese non sono tutte uguali. Alcuni casi sono ancora più importanti e meritano attenzione, in tal caso quello che suggerisco, con il buon seno di tutti, è consentire al docente di sostegno di recarsi presso il domicilio dell’alunno. E’ evidente che ci vuole uno sforzo, ci vuole buon senso e tanta volontà. Questo sicuramente può ridurre di molto il disagio dovuto alla didattica a distanza per alunni che hanno bisogno di una pedagogia speciale.

Un elemento particolare, in negativo, registrato durante il lockdown è stato il digital devide, la differenza tra chi poteva accedere tranquillamente alle attività a distanza e chi, per varie ragioni, incontrava varie difficoltà. Si è riuscito a risolvere a questo problema o ancora persiste?

Sicuramente il problema persiste ancora, però in questo periodo si sono investite diverse risorse, da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, per finanziare le scuole al fine di dotare gli alunni di connettività e ogni dispositivo tecnologico. Ancora oggi sono in fase di assegnazione di fondi relativi al PON per sussidi didattici, anche per il noleggio di dispositivi tecnologici. Molto si è fatto, ovviamente anche qui sarebbe stato gradito il concerto, non può solo la scuola, ed ovviamente gli uffici ministeriali, pensare a tutto. E’ evidente che abbiamo la responsabilità di dare risposte concrete, però il problema della connettività, o ad esempio della infrastruttura di rete, non è una competenza del Ministero dell’Istruzione, ci sono altri dicasteri. Ovviamente scontiamo un gap decennale, forse anche più, ma in quest’ultimo anno credo si siano fatti dei passi in avanti; per esempio c’è il paino BUL (Banda Ultra Larga) con titolarità del Ministero dello Sviluppo economico, che è in fase di piena attuazione al quale le scuole, a partite dal prossimo gennaio, potranno partecipare ai bandi per essere connessi alla fibra a banda ultra larga. La scuola, dal lato suo, ha fatto tantissimo, magari si potrebbero snellire ancora di più le procedure che riguardano l’acquisto per i dispositivi e la connettività. Detto ciò, siccome si sente spesso in giro che la scuola è una priorità, e io credo che lo sia, non si può demandare tutto ad un unico Ministero, ma è un’azione che deve riguardare tutto il Governo. Se si lavora tutti insieme allora si trova la quadra, senza scaricare tutto sulla scuola. Per assurdo, se si ritiene che dobbiamo essere titolari anche dei trasporti allora ci venga detto, così che io personalmente, o chi per me, vada a prendere gli alunni da casa. Sono molte le competenze che si cercano di scaricare sui DS, e non credo che siano tutte di nostra competenza, così come non è competenza dei Dirigenti Scolastici fare una diagnosi nel momento in cui un alunno dimostri sintomi riconducibili al Covid-19. Ripeto, siamo sempre disponibili, la scuola sta dando il massimo, ma se qualcosa non dovesse andar bene trovare sempre la responsabilità all’interno delle scuole non ritengo sia un’operazione giusta e moralmente corretta. La scuola ha dato il suo, l’estate è stata passata da tutti nel cercare di dare risposte concrete e sono state investite tantissime risorse dando un grande esempio di maturità e consapevolezza, adesso però vorrei che alla scuola venisse dedicato il massimo rispetto, non siamo noi gli untori, noi stiamo cercando di dare il massimo, ma anche chi ha preso impegni affinché il piano funzionasse, e poi li ha disattesi, deve fare la propria parte. Che nel nostro paese ci siano circa 8 milioni di alunni lo si sapeva, il trend è quello, e allora perché non si è pensato prima a come risolvere le varie criticità.

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