Giudici condannano l’uso degli algoritmi per la mobilità: non possono infrangere le norme a discapito del personale scolastico. Sentenza

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Il TAR del Lazio con sentenza del 24 giugno 2021 N. 07589/2021 interviene per l’ennesima volta sulla questione della procedura straordinaria di mobilità indetta dal M.I.U.R. Nel 2016 e del famoso algoritmo che ha leso in diverse casistiche i diritti dei ricorrenti. Una sentenza che richiama succintamente alcuni principi che possono considerarsi valevoli genericamente nel comparto scuola per quanto attiene la gestione del personale scolastico con le procedure informatiche in un comparto dove la dematerializzazione procede comunque a rilento.

In materia di mobilità la competenza è del giudice amministrativo?

Con sentenza n. 8732/2020, affermano i giudici, questa Sezione ha dichiarato il gravame inammissibile, ritenendo che la materia della mobilità dovesse essere attratta alla giurisdizione del giudice ordinario, tenuto conto che la gestione di rapporti di lavoro già in essere alle dipendenze della Pubblica Amministrazione sia alla stessa devoluta mediante la spendita di poteri di natura privatistica tipici del datore di lavoro. Con sentenza n. 1206/21 il Consiglio di Stato ha ritenuto, invece sussistente, nel caso di specie, la giurisdizione del g.a., con conseguente riassunzione del giudizio ex art. 105 c.p.a. ritualmente effettuata dalla parte ricorrente davanti a questo Tribunale. Il Collegio intende risolvere la controversia dando continuità ai precedenti favorevoli evidenziati dalla parte ricorrente nei propri scritti difensivi, che si richiamano espressamente ai sensi dell’art. 74 del codice di rito amministrativo (cfr. ex multis T.A.R. Lazio, Sezione Terza Bis, sent. nn. 9224, 9225, 9226, 9227, 9228, 9229 e 9230 del 2018, nn. 4649, 4650, 5139, 10963 e 10964 del 2019, con conferma in appello ad opera delle pronunce nn. 8472/2019, 8473/2019, 8474/2019 e 881/2020).

Il vulnus procedimentale determinato dall’algoritmo

“Le doglianze di parte ricorrente, (come difesa dai propri difensori) sono rivolte, sostanzialmente, avverso la scelta dell’Amministrazione di aver affidato la gestione della procedura di mobilità straordinaria per il personale docente indetta nel 2016 ad un algoritmo, che avrebbe determinato un vulnus procedimentale con conseguenze lesive nella sfera giuridica dei docenti in questione.

Come evidenziato nelle pronunce sopra indicate, per vero, ad essere dirimente in punto di diritto è “l’argomento secondo cui è mancata nella fattispecie una vera e propria attività amministrativa, essendosi demandato ad un impersonale algoritmo lo svolgimento dell’intera procedura di assegnazione dei docenti alle sedi disponibili nell’organico dell’autonomia della scuola. Al riguardo ritiene la Sezione che alcuna complicatezza o ampiezza, in termini di numero di soggetti coinvolti ed ambiti territoriali interessati, di una procedura amministrativa, può legittimare la sua devoluzione ad un meccanismo informatico o matematico del tutto impersonale e orfano di capacità valutazionali delle singole fattispecie concrete, tipiche invece della tradizionale e garantistica istruttoria procedimentale che deve informare l’attività amministrativa, specie ove sfociante in atti provvedimentali incisivi di posizioni giuridiche soggettive di soggetti privati e di conseguenziali ovvie ricadute anche sugli apparati e gli assetti della pubblica amministrazione. Un algoritmo, quantunque, preimpostato in guisa da tener conto di posizioni personali, di titoli e punteggi, giammai può assicurare la salvaguardia delle guarentigie procedimentali che gli artt. 2, 6,7,8,9,10 della legge 7.8.1990 n. 241 hanno apprestato, tra l’altro in recepimento di un inveterato percorso giurisprudenziale e dottrinario…. gli istituti di partecipazione, di trasparenza e di accesso, in sintesi, di relazione del privato con i pubblici poteri non possono essere legittimamente mortificati e compressi soppiantando l’attività umana con quella impersonale, che poi non è attività, ossia prodotto delle azioni dell’uomo, che può essere svolta in applicazione di regole o procedure informatiche o matematiche. A essere inoltre vulnerato non è solo il canone di trasparenza e di partecipazione procedimentale, ma anche l’obbligo di motivazione delle decisioni amministrative, con il risultato di una frustrazione anche delle correlate garanzie processuali che declinano sul versante del diritto di azione e difesa in giudizio di cui all’art. 24 Cost., diritto che risulta compromesso tutte le volte in cui l’assenza della motivazione non permette inizialmente all’interessato e successivamente, su impulso di questi, al Giudice, di percepire l’iter logico – giuridico seguito dall’amministrazione per giungere ad un determinato approdo provvedimentale” (cfr. da ultimo Cons. Stato, Sezione VI, sent. n. 881/2020).

Le procedure informatizzate non possono eludere le norme di diritto a discapito del personale scolastico

In altri termini, come già precisato dal giudice di prime cure e confermato in appello, “l’utilizzo di procedure informatizzate non può essere motivo di elusione dei princìpi che conformano il nostro ordinamento e che regolano lo svolgersi dell’attività amministrativa. In tale contesto, infatti, il ricorso all’algoritmo va correttamente inquadrato in termini di modulo organizzativo, di strumento procedimentale ed istruttorio, soggetto alle verifiche tipiche di ogni procedimento amministrativo, il quale resta il modus operandi della scelta autoritativa, da svolgersi sulla scorta della legislazione attributiva del potere e delle finalità dalla stessa attribuite all’organo pubblico, titolare del potere”.

Quindi da ciò si desume chiaramente che le procedure informatizzate non possono e non devono in nessun modo compromettere i diritti del personale scolastico, ciò vale tanto per il famoso algoritmo in materia di mobilità, quanto, si può anche sostenere, per la gestione delle graduatorie informatizzate che come è noto diversi problemi stanno determinando nei confronti del personale docente ed ATA.

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