Giudice del lavoro, incostituzionale decurtazione stipendio per malattia

di redazione
ipsef

red – Il Giudice del Lavoro di Livorno Jacqueline Magi, su ricorso promosso dall’Unicobas, ha rimandato alla Corte Costituzionale e alle due Camere del Parlamento l’art 71 del Decreto Brunetta riguardante le decurtazioni degli stipendi in caso di malattia per i lavoratori dei pubblici dipendenti. La norma sarebbe incostituzionale.

red – Il Giudice del Lavoro di Livorno Jacqueline Magi, su ricorso promosso dall’Unicobas, ha rimandato alla Corte Costituzionale e alle due Camere del Parlamento l’art 71 del Decreto Brunetta riguardante le decurtazioni degli stipendi in caso di malattia per i lavoratori dei pubblici dipendenti. La norma sarebbe incostituzionale.

Ricordiamo che secondo il Decreto Brunetta prevede che per i "periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni ….. nei primi 10 giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonchè di ogni altro trattamento accessorio”.

Secondo il giudice Magi, con riferimento all’art. 3 della Costituzione, "Il D.L. 112 risulta in palese contrasto con l’art. 3 della Costituzione il quale tutela la persona e la sua dignità, e stabilisce il principio generale di eguaglianza dei cittadini di fronte all’ordinamento. L’art. 71 del citato decreto, applicabile ai soli lavoratori del settore pubblico …….. determina un’illegittima disparità di trattamento nel rapporto di lavoro dei lavoratori del settore pubblico rispetto a quelli del settore privato". Nel settore privato non è prevista alcuna decurtazione.

Con riferimento all’art.36 della Costituzione, continua il Giudice, "Il lavoratore legittimamente ammalato, si trova privato di voci retributive che normalmente gli spetterebbero in funzione del suo lavoro, subendo pertanto una riduzione dello stipendio in busta paga. Riduzione che, dati gli stipendi che percepiscono ad oggi i lavoratori del comparto pubblico, diventa tale da non garantire al lavoratore una vita dignitosa. Di fatto la malattia diventa un ‘lusso’ che il lavoratore non potrà più permettersi, e ciò appare in contrasto con l’art. 36 della Costituzione che prevede che sia garantita una retribuzione proporzionata ed in ogni caso sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa”

Con riferimento all’art. 32 della Costituzione che garantisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, "la norma in questione, incidendo pesantemente sulla retribuzione del lavoratore malato, crea di fatto un abbassamento della tutela della salute del lavoratore che, spinto dalle necessità economiche, viene di fatto indotto a lavorare aggravando il proprio stato di malattia …"

L’assenza di garanzia al lavoratore malato di adeguati mezzi di mantenimento ed assistenza costituisce inoltre violazione dell’art. 38.

Gli Unicobas hanno commentato ritenendo questa ordinanza "una prima vittoria di quei lavoratori che, su indicazione dell’Unicobas, appena uscì questa norma liberticida, oltre a manifestare e scioperare si rivolsero al Tribunale per ottenere giustizia. Siamo coscienti di aver vinto per ora una battaglia e non ancora la guerra ma siamo sulla buona strada e non ci fermeremo finchè vedremo calpestati i diritti dei lavoratori e dei cittadini, sia per quanto riguarda la malattia sia per tutto il resto. La lotta sindacale se condotta con coerenza e su tutti i fronti alla fine paga"

Versione stampabile
anief
soloformazione