Giudice condanna Ministero a pagare 300mila euro a titolo di differenze retributive a quattro Ata ex Co.co.co. della scuola

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Con quattro sentenze gemelle del 2 febbraio 2021 (nn. 87, 88, 91 e 92) , il Tribunale del Lavoro di Agrigento, nella persona della Dott.ssa Di Cataldo, ha condannato il Ministero dell’Istruzione a pagare oltre 300mila euro a titolo di differenze retributive in favore di quattro Ata ex Co.co.co. della scuola.

Dopo anni di precariato, i lavoratori – assistiti dagli Avvocati Chiara Samperisi e Annamaria Zarrelli – hanno proposto ricorso contro il Ministero dell’Istruzione per far valere, dinanzi al Tribunale di Agrigento, l’ingiustizia della propria condizione lavorativa ed ottenere, di conseguenza, il pagamento di tutte le differenze retributive maturate nonché il versamento dei relativi contributi previdenziali.

I ricorrenti, provenienti dal bacino dei lavoratori socialmente utili (L.S.U) ed utilizzati nelle scuole statali a cui erano stati affidati ai sensi del d.lgs. n. 81/2000 e del successivo D.M. 66/2001, avevano prestato servizio dall’1.07.2001 sino al 31.08.2018, senza soluzione di continuità, presso un Istituto Scolastico di Canicattì in forza di plurimi contratti di collaborazione coordinata e continuativa, svolgendo mansioni di Assistente tecnico amministrativo per trentasei ore settimanali.

Secondo l’intenzione del legislatore l’affidamento di incarichi di Co.co.co. avrebbe dovuto favorire il transito di tali “collaboratori” dal bacino dei lavoratori socialmente utili alla stabilizzazione nei ruoli della pubblica amministrazione.

Ma così non è stato ed i ricorrenti hanno lavorato sin dal 1 luglio 2001 in forza di contratti solo nominalmente di collaborazione, ma in realtà celanti la sussistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, conclusosi soltanto il 31.08.2018, ovvero dopo aver preso parte alla procedura selettiva per titoli e colloquio, indetta ai sensi dell’art. 1 commi 619-621 della legge 27 dicembre 2017 n. 205, che ha consentito la loro immissione in ruolo con contratto part-time e solo successivamente (per alcuni) con contratto full-time.

Ebbene, dopo Roma, Napoli, Frosinone, Nocera Inferiore, Locri, anche il Tribunale di Agrigento, con le sentenze citate ha riconosciuto la (reale) natura subordinata del rapporto di lavoro svolto dai ricorrenti, sancendo il loro diritto ad ottenere il pagamento delle differenze retributive maturate nel corso del tempo e quantificate – proprio in base ai conteggi depositati dagli Avvocati Samperisi e Zarrelli – in circa 300 mila euro, con condanna del Ministero dell’Istruzione inoltre al versamento dei relativi contributi previdenziali.

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