Gissi (Cisl Scuola): “Perché mancano i dati sui contagi a scuola? Stop alla confusione sul rientro in classe” [INTERVISTA]

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Dai dati covid nelle scuole alla maturità 2021, passando per il rinnovo contratto scuola. Intervista a Maddalena Gissi, segretaria nazionale Cisl Scuola.

Il covid ha portato sotto i riflettori la scuola nel dibattito pubblico. Con la chiusura e la riapertura delle scuole docenti, studenti, personale scolastico hanno guadagnato la scena pubblica come mai in precedenza. Eppure si tratta per lo più di problemi: problemi di sicurezza del rientro in classe. Sicurezza anche non “monitorata” in modo sistematico per via dell’assenza di dati certi di contagi nelle scuole. Covid che condizionerà in un modo o nell’altro anche l’esame di Stato, con un probabile ritorno del maxiorale come quello dello scorso anno. Ma anche il personale, a causa dell’emergenza, ha trovato posto nel dibattito: oltre ai soliti problemi legati alla retribuzione dei docenti, ci sono le questioni spinose delle ore di sostegno per gli alunni disabili alla luce del nuovo Pei, oltre al fatto che con la didattica a distanza sono proprio gli insegnanti che hanno un ruolo fondamentale.

Di questi argomenti ne abbiamo parlato con Maddalena Gissi, segretaria nazionale Cisl Scuola, che a Orizzonte Scuola fa il punto della situazione.

 

Si tratta di un ritorno in classe a singhiozzo. Cosa può provocare tutto ciò in studenti e famiglie

Le scuole sono sicure per le lezioni in presenza: Permane una grande confusione. Tante regioni dove le ordinanze regionali per un verso e le ordinanze dei Tar per un altro, non fanno altro che alimentare grandi dubbi. Ad ogni modo, l’idea che possa decidere la famiglia se avvalersi della Dad o meno è assurdo. Così come è assurdo è per gli insegnanti avere 10 ragazzi in classe e 10 a casa. Significa non seguire bene entrambi. 

La Ministra dice che la scuola è un luogo sicuro. E’ davvero così?

Io so solo che mancano i dati dei contagi covid nelle scuole, nell’80 per cento delle regioni. È stato secretato il sistema sanitario legato alla scuola perché il Comitato Tecnico Scientifico regionale non fornisce dati. Sarebbe fondamentale avere la casistica per capire come si stanno andando le cose all’istituto professionale x o il liceo y. Il ministero avrebbe dovuto coordinare il tutto, ma non lo ha fatto. La domanda che mi pongo è: perché non abbiamo dati? Tutti abbiamo interesse a fare scuola in presenza ma non deve essere scuola arlecchino. Anche dal punto di vista dell’organico non va bene: per sdoppiare servirebbero almeno 4 unità in più. Ma non mi sembra che abbiamo avuto un rinforzo simile.

A proposito di organico. Cosa ne pensa del nuovo Pei? Negli ultimi giorni si ipotizza proprio una riduzione di docenti di sostegno (e di conseguenza di ore) con la nuova formula

Questa circolare del Ministero dell’Istruzione non può essere applicata perché mancano le linee guida del Ministero della Salute. Ad ogni modo, un conto è l’esigenza di trovare un modello migliore e utile per il riconoscimento delle ore di sostegno. Un altro è pensare di tagliare ore e posti. La questione sarebbe paradossale perché nel momento in cui c’è stato un taglio di posti, la magistratura ha sempre dato ragione alle famiglie e ordinato più ore per gli alunni con disabilità. Il rischio c’è, ovvero quello di voler risparmiare sui posti in deroga. Se dovesse accadere interverremo insieme alle associazioni.

Sulla classe di concorso ad hoc sul sostegno, cosa ne pensa?

Non la considero come una soluzione. Avrei valutato un modello di incentivo alla permanenza di natura retributiva e previdenziale, vista la difficoltà di lavorare con gli alunni con disabilità. Sul sostegno dico invece di rivedere il blocco quinquennale: non nasce per chi aveva partecipato e vinto concorsi in precedenza. Così non va bene. Anche se in realtà questo discorso non vale solo per il sostegno, ma anche per tutti gli altri docenti su posto comune.

Il dibattito sulla scuola riguarda anche la maturità. Lei ritiene che possa essere svolta come lo scorso anno oppure si possa aggiungere “qualcosina” come chiedono in molti?

Dobbiamo rispettare la difficoltà degli studenti. E soprattutto bisogna programmare sin da subito e dare la certezza di farlo. Se si aggiunge una prova si deve dire adesso. Non possiamo dire ai ragazzi a marzo o aprile che ci sarà un saggio. I ragazzi vanno rispettati. Noi non non vogliamo semplificare l’esame di Stato, ma questi ragazzi vanno curati. Noi ci troviamo di fronte ad una pandemia, una situazione inedita. Evitiamo di complicare il tutto per il bene dei ragazzi.

Invalsi e Pcto quindi fuori dall’esame di Stato per quest’anno?

Direi di si. Anche se le prove Invalsi rappresentano uno strumento utile, quest’anno è tutto diverso e sarebbe solamente una difficoltà in più per questi ragazzi.

Un’ultima battuta sul rinnovo del contratto scuola. Al di là delle risorse già previste, c’è una cifra che potrebbe rappresentare per lei un buon aumento di stipendio?

Non possiamo previsione di cifre, serve una volontà politica per intervenire. Anche quest’anno non c’è stato un fondo per la scuola. Si è persa un’occasione. Noi abbiamo bisogno di un riconoscimento per il settore scuola che ci permetta di risalire una china per il settore scuola da sempre molto complicato. I nostri lavoratori hanno stipendi bassi e praticamente non esiste una carriera. Si inizia a lavorare con 1200-1300 euro ci si ritrova a 1700-1800 euro a fine carriera. Bisogna abbreviare gli scaloni. Bisogna rivisitare il modello organizzativo.

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