Gissi (Cisl Scuola): “Dignità e valore sono condizioni necessarie per mettere la scuola al centro”

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“Dare al lavoro nella scuola più dignità, considerazione e valore, sotto ogni aspetto, è condizione da cui non può prescindere una politica che voglia mettere la scuola al centro del Paese”.

Lo ha affermato la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, nella relazione di apertura del settimo Congresso Nazionale del sindacato di categoria che ha preso il via al Palacongressi di Riccione.

“Il dibattito in corso sul reclutamento dei docenti – ha sottolineato – che tiene banco ormai da anni, condotto molto spesso in modo astratto e ideologico, ha ora l’opportunità di valutare i dati di fatto che ci consegnano le recenti e frequenti tornate concorsuali: il primo è l’assoluta inadeguatezza, e insufficienza, dello strumento ”concorso” rispetto alla copertura dei posti d’organico vacanti. Il secondo è lo scarso appeal di una professione che pochi scelgono, specie per alcune discipline, considerandola poco appagante in esito a percorsi di formazione lunghi e impegnativi”.

“Ci conforta – ha aggiunto – il dato che emerge da una ricerca Talis, per cui tra chi la sceglie è molto elevata la percentuale di chi lo fa per i suoi contenuti valoriali. Altri numeri ci parlano chiaro: pur essendo la scuola il settore che impiega la più alta percentuale di laureati (oltre il 50%), le retribuzioni del personale scolastico sono tra le più basse nella Pubblica Amministrazione. Non sono dati di fonte sindacale: ce lo dice il più recente rapporto dell’Aran sul trattamento economico dei pubblici dipendenti. Ed è stato un osservatore attento, e tutt’altro che compiacente, delle politiche di spesa pubblica a denunciare la condizione di svantaggio che gli insegnanti italiani scontano rispetto ai loro colleghi europei. Parlo di Carlo Cottarelli, che di recente ha dato atto della situazione di handicap che si registra non solo e non tanto per i livelli di primo inquadramento, ma soprattutto per l’eccessiva lunghezza e lentezza del percorso di carriera, che porta a conseguire la retribuzione più alta solo dopo 35 anni di servizio”.

“Una struttura delle carriere – ha evidenziato – che risale ai primi anni ’90 e rimasta sostanzialmente immutata fino a oggi; che abbiamo spesso difeso – credo sia doveroso sottolinearlo – perché non possiamo accettare che la ricerca di altri fattori di progressione economica si traduca, come avrebbero comportato molte delle ipotesi avanzate, in uno scambio inaccettabile tra qualche vantaggio per limitate quote di personale nel contesto di un generale abbassamento delle condizioni per tutti gli altri”.

“Perché sia chiaro il nostro obiettivo, e perché siano chiari anche i margini di discussione che riteniamo praticabili – ha sottolineato ancora Gissi – , tre condizioni devono realizzarsi e coesistere: un beneficio contrattuale che rivaluti, per tutti, una condizione retributiva da ricondurre a un più decente livello di confrontabilità sul piano interno e internazionale; una revisione dei tempi che scandiscono oggi le progressioni per anzianità, perché sia possibile raggiungere molto prima dei 35 anni di servizio l’ultima classe di stipendio; una valorizzazione degli impegni aggiuntivi, legati alla complessità di una gestione delle autonomie che rende spesso necessario prevedere funzioni di staff, o ad altri fattori legati al contesto sociale e territoriale”.

“Penso – ha proseguito – alle aree di maggior disagio socio economico, in cui è più pressante l’urgenza di azioni coraggiose e magari con riverberi previdenziali in grado di ampliare gli strumenti di contrasto alla povertà educativa. È quasi inevitabile, quando si parla di scuola, che l’attenzione si concentri soprattutto sugli insegnanti, essendo quella del docente la figura che più direttamente incarna la mission del sistema. Ma noi sappiamo bene quanto siano importanti e indispensabili tutte le figure che a vario titolo agiscono nella comunità scolastica; ne siamo ben consapevoli ed è una consapevolezza che si traduce in un preciso modello organizzativo, pensato e voluto per una rappresentanza unitaria di tutte le professionalità. A tutte e a ciascuna di esse vogliamo e dobbiamo porre la nostra attenzione e il nostro impegno”.

“Rinnovare la didattica, dopo l’esperienza vissuta nei mesi del lockdown – ha spiegato – significa anche fare un passo in avanti verso un utilizzo del digitale non più e non solo come soluzione cui ricorrere in situazioni di emergenza, o come ambito di sperimentazioni più o meno ristrette, per farlo diventare parte integrante dell’attività ordinaria. Una scuola che rimane estranea a strumenti, linguaggi, forme di comunicazione e di documentazione diffuse ormai su così vasta scala, specie tra le giovani generazioni, rischia di essere una scuola anacronistica: sul piano educativo e formativo, finisce per venir meno alla sua fondamentale funzione pedagogica”.

“L’efficacia della didattica – ha quindi evidenziato Gissi – si persegue anche affrontando con un approccio diverso, meno astratto e superficiale, il tema della continuità. Che è un valore, mi sembra persino un’ovvietà, quando si realizza in un contesto di relazioni positive, da favorire, incentivare, assecondare quanto più possibile. Il contrario di quanto accade affidandosi unicamente a costrizioni e vincoli, spesso privi di alcun senso. Un modo sbrigativo di affrontare i problemi, risolvendoli solo in apparenza”.

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