Gissi (CISL): assumere da graduatoria istituto. Aumenti di 250 euro per stipendi europei. No docenti regionali [INTERVISTA]

di Vincenzo Brancatisano
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La CISL chiama in piazza i docenti della terza fascia. Lena Gissi: “Possono programmare tutte le assunzioni che vogliono ma poi non trovano la platea di docenti da assumere. Occorre sbloccare la terza fascia. O si costruisce, ora, la soluzione, o l’emergenza precariato sarà epocale”.

“Spero che con l’aria che tira non si debba perdere quello che abbiamo conquistato. Stiamo tornando a Brunetta della prima ora”. Lena Gissi, leader nazionale della CISL scuola, commenta il progetto di riordino degli organi collegiali e di revisione del Testo Unico della scuola. “Stiamo aspettando – precisa – che venga fuori un Testo unico che non invada la contrattuale, vorrei che fosse garantita la supremazia del contratto” . Ma non è questa l’unica preoccupazione dei sindacati, che si apprestano alla grande mobilitazione unitaria di febbraio.

Lena Gissi, cosa si deve aspettare la scuola da un Governo del cambiamento?

“Innanzitutto occorre intendersi sull’espressione. Cambiamento: quando, e dove?  E come? Per ora ho visto solo alcune decisioni relative alla mobilità, alla fase contrattuale, alla chiamata diretta, all’ambito. Ma la parola ambito è rimasta, mi auguro perché non ci fossero altri vocaboli, ma per escludere ogni preoccupazione deve essere cancellata. Per noi è fondamentale che se ci si sposta da una sede all’altra ci sia un rapporto a tempo indeterminato. L’errore renziano del vincolo sull’ambito  per tre anni ha creato una precarizzazione del rapporto a tempo indeterminato”.

Vede quindi dei passi avanti ?

“Devo distinguere due livelli. Io non me la sento di riconoscere qualcosa a questo governo. È un governo che ha, certo, evitato soluzioni devastanti. Ma in futuro dovremo fare i conti con il fatto che la legge di bilancio ha programmato alcuni impegni di spesa. Nel settore istruzione c’è un taglio di 4,6 miliardi che fa il paio con i tagli che si renderanno necessari per evitare l’aumento dell’Iva aumento dell’Iva. L’impegno del governo sulla scuola non è programmatico”.

 Veniamo agli aspetti positivi

“L’altro aspetto è la sensibilità dimostrata dal ministro per rasserenare i docenti. Mi riferisco alla mobilità. Abbiamo aperto una discussione per il rinnovare i contratti. C’è un impegno per aprire il tavolo delle trattative. C’è stata la chiusura, doverosa, del contratto della dirigenza, i soldi lì c’erano. Queste sono cose positive, ma ad esempio sui Dsga non è stata riconosciuta la mobilità professionale agli assistenti amministrativi. E’ gente che ha sostenuto la scuola in questi anni svolgendo la funzione di dirigente amministrativo, ci aspettavamo un po’ di più. Il fatto è che il percorso è viziato dalla campagna elettorale permanente che pervade tutte le decisioni”.

Si parla di assumere duemila docenti per offrire il tempo pieno dove non c’è

“Non è facile garantire ai docenti  duemila posti per il rientro al Sud per il tempo pieno. Le scuole non si inventano in poco tempo per il tempo pieno, almeno al Sud, servono le strutture, le mense, mancano i tecnici. E poi ricordiamoci sempre dei tagli necessari per non aumentare l’Iva. Gli enti locali, secondo il Bilancio saranno chiamati a maggiori oneri e dunque dovranno rivalersi sui cittadini”.

Intanto la scuola deve fare i conti con il problema strutturale del reclutamento. Mancano i docenti e il 1 settembre si rinnoverà il dilemma delle cattedre da assegnare. Come se ne esce?

“Con i soli concorsi non ci si riesce. Con i pensionamenti i posti che si libereranno saranno tanti. Nell’anno in corso, i posti per supplenza al 30 giugno, fino alla fine delle lezioni e al 31 agosto sono stati 150.000. Se lo scorso anno non sono stati dati incarichi a tempo indeterminato perché non c’era personale in graduatoria o concorso o completamento Fit, quest’anno la situazione peggiorerà. I concorsi non saranno in grado di risolvere il problema, perché hanno bisogno di due, tre anni per essere espletati. Abbiamo chiesto di guardare alle seconde e alle terze fasce, c’è tanta gente”.

Una selezione però ci vuole.

“Una graduatoria che include docenti che hanno da 2000 fino a zero punti fa selezione di per sé. Questo personale doveva avere una opportunità. Per garantire la qualità, si può pensare a un anno di prova. E poi, se è vero che ci sono persone ignoranti sono magari da cercare tra quelli che insegnano da 10 anni, li abbiamo già. Perché chiudere le porte alla terza fascia che conta  più di 500 mila addetti e agli idonei dei concorsi ordinari? Occorre dare delle risposte, sono idonei, hanno superato una prova selettiva. Non bisogna mettere gli uni contro gli altri. Nel frattempo al Nord hanno lavorato tantissimi con le messe a disposizione, anche gli Itp, e hanno maturato punti. Dobbiamo preoccuparci di questo, non possiamo mandare in classe gente senza esperienza, quindi immettendo in ruolo questa gente garantiremmo un percorso più monitorato e maggiore continuità”.

C’è un bisogno ormai sentito da tutti di un canale riservato per le assunzioni

“Con un nostro dossier lo abbiamo chiesto. Abbiamo bisogno del concorso ordinario ma oggi c’è l’urgenza di una fase transitoria che preveda sì una selezione ma che in parallelo consenta di avere docenti stabilizzati il 1 settembre  prossimo. Ci sarà un esodo massiccio di docenti, si parla di 110.000 potenziali richieste di pensionamento, poi magari non lo faranno. Aggiunti ai posti già vacanti, si arriverebbe a un terzo dell’organico e paradossalmente non ci sono docenti. Il blocco delle Gae ha determinato questa situazione e non c’è stato il completamento dei concorsi. Nelle aree del Nord non abbiamo personale. I corsi Fit non si sono chiusi entro il 1 settembre e ciò ha causato un ampliamento delle assunzioni a tempo determinato. E come si sa il precariato genera precariato”.

Non basta dunque programmare le assunzioni

“Possono programmare tutte le assunzioni che vogliono, possono farle approvare dal Mef, ma poi non trovano la platea di docenti da assumere. Occorre sbloccare la terza fascia. O si costruisce, ora, la soluzione, o l’emergenza precariato sarà epocale”.

I pensionamenti per  “quota 100”  libereranno dei posti?

“Io dico aspettiamo, non illudiamoci. Si tenga conto però di un altro elemento. Tutti coloro che faranno domanda per quota cento saranno certificati dall’Inps. Lo scorso anno si è prodotto un danno enorme perché i ritardi su duemila pratiche, certificate solo a luglio, non hanno consentito di liberare per tempo i posti per le immissioni in ruolo, posti che sono stati poi dati a supplenza e bruciati per la mobilità. Il danno alla mobilità e la beffa per le assunzioni. Il problema si potrebbe riprodurre anche quest’anno per la gente che da Nord va a Sud”.

Veniamo al contratto. Cosa possono aspettarsi di buono i lavoratori della scuola?

“Lo scorso anno dopo un lungo periodo lo abbiamo chiuso. Abbiamo ottenuto il riallineamento per almeno recuperare il gap di partenza, era un contratto ponte. In campagna elettorale tutti parlano di stipendi europei, e c’è una forbice di oltre 250 euro medi di differenza con gli stipendi europei. Ma poi succede che si mette a disposizione un impegno di spesa di pochi euro a testa. E  sempre con la Spada di Damocle dei 54 miliardi di euro dell’Iva sulla testa. Quello che ci preoccupa è sapere di aprire un contratto con un disimpegno così palese. Abbiamo ottenuto il recupero del perequativo, certo, sarebbe stato assurdo togliere soldi invece di darli. Io non pretendo stipendi europei, mi accontenterei di un deciso riconoscimento della dignità e una valorizzazione professionale. Se vedessimo un segno di buona volontà e di interesse verso la scuola in un triennio sarebbe positivo”.

Intanto si pensa all’autonomia differenziata e a un progetto mirato a regionalizzare il sistema dell’istruzione.

“Ed è un progetto assolutamente negativo. Lo dico non perché le Regioni non possano potenziare la scuola: lo possono già fare. Quel che non va bene è l’idea di trasferire il contratto e i lavoratori alle dipendenze delle Regioni. Regioni che devono farsi carico anche dei costi. E questo mi fa paura. Se ci sono costi da tagliare si pensa di certo alla scuola. E se ci sono due Dsga in due scuole, tanto per dire, magari si arriva all’accorpamento degli istituti. Ci vuole un maggiore rapporto con il mondo del lavoro? Le Regioni possono benissimo cimentarsi su questi temi, ma dare il personale alle Regioni che senso ha? Si immagina un sistema di retribuzioni diversificato? Le Regioni, peraltro, devono rapportarsi ai Pil regionali. Abbiamo fatto tanto per creare una comunità educante nel contratto, e ora, invece di tamponare le  conflittualità esasperate, andiamo ad amplificarle?”

Conflittualità rilanciate dal famoso bonus…

“Il bonus del merito ha esasperato quei conflitti. La comunità educante non si ritrova in questa conflittualità. Quando si danno più soldi ai più bravi del reame il sistema non dialoga più. Io inorridisco”.

Come se non bastasse, qualcuno chiede di installare il sistema delle impronte biometriche per tracciare la presenza degli insegnanti in classe…

“Io sono contenta, perché così pagheranno gli straordinari ai docenti. Nella scuola non ha senso questo strumento. Non stiamo parlando di un ufficio che non è controllato. I docenti sono controllatissimi, i bambini e i ragazzi sanno se c’è il docente. Forse la ministra Bongiorno non sa che la scuola è diversa dagli altri luoghi di lavoro. La Funzione pubblica guarda alla scuola come al pubblico impiego, ma se si pensa che la scuola possa essere annoverata tra il personale che deve essere tracciato, c’è un cambiamento verso il peggior periodo di Brunetta. Questi progetti ci sembrano volere la prevaricazione della norma sul contratto. Ci sono vincoli che non favoriscono il rapporto fiduciario tra pubblica amministrazione e docenti. C’è una rigidità che non aiuta. La scuola ha bisogno di fiducia, ha bisogno di essere amata dall’opinione pubblica. Deve essere sempre pronta alla rendicontazione sociale, deve essere trasparente. Deve, certo, dialogare con le famiglie. Ma se viene vissuta ancora una volta come luogo di scorribande dove ogni ministro deve passare alla storia per un qualcosa, si creano più effetti collaterali che non altro”.

E si cambia ancora una volta l’esame di Stato

“Fare una nuova prova a cinque mesi dell’avvio, quando questi ragazzi devono governare la propria maturità vuol dire: passiamo alla storia per quello che abbiamo cambiato e non per gli effetti causati”.

Tanti motivi per una mobilitazione

“E infatti. Il 9 febbraio ci troveremo con gli altri sindacati in piazza della Repubblica e poi piazza del Popolo per una grande manifestazione, arriveranno tanti pullman. Ma sia chiaro: non andremo in piazza per mandare a casa il governo. Dobbiamo pensare a questo Paese non per la soddisfazione di oggi ma perché questo Paese deve programmare lo sviluppo di domani. Se non si investe sulla conoscenza come si fa a dare un futuro ai nostri ragazzi? La scuola deve scendere in piazza per il futuro del paese, non per l’oggi. Tutta la categoria deve partecipare. E non accontentiamoci dei social, vorrei tutti i precari di terza fascia, vorrei vedere la loro presenza. Se poi qualcuno pensa di accontentarsi del reddito di cittadinanza, buon per lui”.

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