Gissi (Cisl): 1° maggio e 25 aprile legati nel segno della Costituzione

di redazione
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Comunicato Cisl Scuola Università e Ricerca –  Il lavoro, col fortissimo richiamo perché sia da tutti considerato come assoluta priorità, è stato al centro dell’intervento con cui la segretaria generale della Federazione CISL Scuola Università e Ricerca, Maddalena Gissi, ha concluso la manifestazione unitaria del 1° maggio a Pistoia.

Un discorso sviluppato nel segno di una grande attenzione all’Europa, in linea con lo slogan scelto dalle confederazioni per le celebrazioni di quest’anno, ma nel quale Maddalena Gissi ha voluto sottolineare il nesso che lega la Festa del Lavoro alla ricorrenza del 25 aprile.

“C’è un collegamento forte e indissolubile – ha detto – fra le piazze che riempiamo oggi e le piazze che abbiamo riempito con entusiasmo e passione sette giorni fa; è la continuità della stessa idea di libertà, di democrazia, di sviluppo, è la continuità che lega l’idea di libertà all’idea di lavoro e di dignità”.

“Tanti gli elementi di collegamento, di interdipendenza fra il primo maggio e il 25 aprile – ha proseguito – Chi non lo avverte e non onora queste date fa un grave torto alla storia. Venticinque aprile e primo maggio: sette giorni che potremmo chiamare i giorni della Costituzione; quella Costituzione che nasce dalla lotta antifascista e che scolpisce nel suo primo articolo, come principio basilare, che la Repubblica si fonda sul lavoro. Sette giorni per rinnovare la scelta antifascista e dire che non c’è vera libertà e non c’è vera dignità se manca il lavoro”.

“In questo riemergere molto pericoloso, perché non è più subdolo e marginale, di posizioni, atteggiamenti e manifestazioni razziste e di vocazioni e tentazioni autoritarie, non è male riprendere in mano la Costituzione e pretenderne il rispetto e l’applicazione”.

Il dovere della memoria rispetto ai momenti fondativi della nostra democrazia è una delle ragioni con le quali nel suo intervento Maddalena Gissi ha voluto, come donna di scuola, dire il suo no al tentativo di ridimensionare il valore dell’insegnamento della storia, il cui studio e la cui conoscenza “fondano il profilo per una cittadinanza attiva, radice necessaria per partecipare alla vita democratica di una comunità, testimone di continuità nel passaggio di consegne tra una generazione e l’altra, serbatoio di identità e di valori di quell’umanesimo che è ancora il nostro patrimonio e la nostra ricchezza più importante”. E proprio alle giovani generazioni, al dovere di garantire loro “un futuro sostenibile che assicuri lavoro, libertà e giustizia” ha voluto dedicare la parte conclusiva del suo discorso.

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