I giovani italiani ed europei del 14Novembre vinceranno

di Lalla
ipsef

SISA – Si legge con un certo stupore un po’ ovunque la tesi secondo cui i ragazzi che hanno fatto del 14 novembre una data memorabile di lotta – italiana e ed europea – sarebbero senza riferimenti, spersi nel mare vasto della solitudine. Una specie di “solitudine dei giovani nuovi”. Ci pare invece che manchi, a massmediologi e giornalisti, la conoscenza, un poco più approfondita, del mondo giovanile e della europeicità della giornata di lotta, perché non solo le piazze mediterranee si sono riempite, ma anche Tallin, Berlino, Copenaghen, Cracovia, Varsavia, Bruxelles, …

SISA – Si legge con un certo stupore un po’ ovunque la tesi secondo cui i ragazzi che hanno fatto del 14 novembre una data memorabile di lotta – italiana e ed europea – sarebbero senza riferimenti, spersi nel mare vasto della solitudine. Una specie di “solitudine dei giovani nuovi”. Ci pare invece che manchi, a massmediologi e giornalisti, la conoscenza, un poco più approfondita, del mondo giovanile e della europeicità della giornata di lotta, perché non solo le piazze mediterranee si sono riempite, ma anche Tallin, Berlino, Copenaghen, Cracovia, Varsavia, Bruxelles, …

Noi, come SISA, ne sappiamo qualcosa, di più, ne siamo ben a conoscenza perché il nostro è un sindacato formato principalmente da studenti, maggioritariamente delle superiori, e poi da docenti, lavoratori della conoscenza, precari a un giorno di servizio al mese e cittadini che si riconoscono nel nostro progetto. Anche in questo caso la stampa ha una difficoltà incredibile a collocarci, ci unisce al resto del sindacalismo di base, dal quale siamo nati, ma non si rende conto che non è l’aspetto rivendicativo dei lavoratori della scuola il centro della nostra azione, sono le piazze e la costruzione di un pensiero, condiviso fondato sui beni comuni e l’uguaglianza come orizzonte.

Il 14 novembre le ragazze e i ragazzi aderenti al SISA e che si riconoscono nelle nostre analisi sul declino non reversibile del sistema occidentale e sulla necessità di una svolta immediatamente solidale ed eco-compatibile erano per le strade di molte città, massimamente a Milano, in parte con le nostre bandiere, in parte coi loro collettivi di scuola. Non a caso i coordinatori studenteschi SISA nazionale, regionale e cittadino erano in parti diverse del capoluogo ambrosiano, protagonisti di una generazione digitale e informata, che vuole aprire le porte verso il futuro che gli adulti hanno loro chiuso e precluso, decidendo di voler far pagare a loro il collasso del sistema speculativo e finanziario del capitalismo liberista.

Questi ragazzi non sono soli e non sono disorientati. Hanno le idee molto chiare e accettano al loro fianco soltanto adulti che non vogliano imporre bandiere e che non rappresentino vecchie posizioni, spesso compromissorie.

Noi, nel solco di don Milani e Gianni Rodari, abbiamo aperto, da quando siamo nati nel 2007, la nostra organizzazione, offrendo ai giovani la possibilità di un dialogo che li rispetta, li ascolta, permette di camminare con noi e insieme a noi, ma anche insieme ad altri, senza limiti, senza frontiere.

Questo nuovo movimento scardina vecchie logiche di appartenenza, scandisce, come il 14 novembre, parole chiare: “contro l’Europa delle speculazioni, una, cento, mille rivoluzioni”, vuole coinvolgere i cittadini: “vieni giù, vieni giù, manifesta pure tu”, sa qual è la prossima tappa: “se non cambierà, bloccheremo la città!”.

Non sono per nulla spaesati, al contrario, sono consapevoli, preparati e determinati. Sono l’alba dei popoli d’Europa.

Nei giorni scorsi hanno rilanciato alcuni versi della grande poetessa rivoluzionaria nicaraguense Gioconda Belli: “vogliamo uno sciopero grande, che raggiunga anche l’amore, uno sciopero da cui nasca il silenzio per udire i passi del tiranno che se ne va”.

Le ragazze e i ragazzi sanno che possono creare, con la loro volontà e la loro mobilitazione, il silenzio che zittirà chi cerca di uccidere il futuro.

Forse anche per questo, un po’ in tutta Europa, si è cercato di romper il silenzio coi colpi di manganello.

Ma questi ragazzi non hanno paura, sanno che possono solo scendere in piazza, sanno che hanno ragione, sanno che possono vincere. Sanno che sono liberi e che non hanno null’altro che i saperi e la cultura che si sono costruiti. E la libertà.

Per questo vinceranno.

Davide Rossi
Segretario generale

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