Giovani devastano una casa e causano danni per oltre 100mila euro. Severgnini: “Si annoiano, colpa anche della scuola e della società”

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In un recente contributo per il Corriere della Sera, il noto giornalista e scrittore Beppe Severgnini ha gettato luce su un caso sconvolgente avvenuto in un appartamento a Canazei, in Trentino.

La storia vede protagonisti dodici ragazzi, all’epoca dei fatti minorenni, che, spinti da una bugia e dalla noia, hanno causato devastazioni in una proprietà privata. Questo episodio apre un ampio dibattito su chi siano i veri responsabili di tali comportamenti: la società, la scuola, o tutti noi?

Secondo Severgnini, l’atto distruttivo non è frutto di stupidità o crudeltà, ma piuttosto di noia. In un mondo sempre connesso, l’applauso virtuale sembra spesso più allettante della consapevolezza delle conseguenze reali. Una lettrice del Corriere del Sera, che lavora in una scuola, osserva che molti giovani sembrano pensare di avere sempre a disposizione un comando “Ctrl Z” per cancellare gli errori, una mentalità pericolosa alimentata da una società che troppo spesso gira la testa dall’altra parte.

La scuola e la società hanno una parte di responsabilità nella gestione della noia e nella formazione di individui responsabili. L’educazione gioca un ruolo cruciale nel fornire sfide intellettuali e sociali che possano contrastare la noia e promuovere la crescita personale. Allo stesso modo, la società dovrebbe riflettere su come i suoi valori e le sue priorità possano influenzare i giovani.

La mancata punizione per le azioni distruttive riflette una mancanza di responsabilità condivisa. I genitori sono invitati a lasciare che i figli affrontino le conseguenze legali delle loro azioni, visto come un investimento per il futuro. La strada legale in corso mostra che, nonostante la possibilità di una giustizia riparativa, le offerte di risarcimento erano inadeguate, lasciando la messa alla prova come unica opzione per estinguere il reato.

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