Giovani che abbandonano gli studi, terzultimi in Europa. Non solo Sud, ma a Nord non si va a scuola per lavorare

di
ipsef

red – Entro il 2020 i paesi europei dovranno ridurre la dispersione scolastica al 10%. Obiettivo reiterato dal 2010 perché la maggioranza dei paesi europei non ha raggiunto lo scopo. A che punto siamo?

red – Entro il 2020 i paesi europei dovranno ridurre la dispersione scolastica al 10%. Obiettivo reiterato dal 2010 perché la maggioranza dei paesi europei non ha raggiunto lo scopo. A che punto siamo?

I dati ci sono forniti dall’Istat e mette in evidenza come il fenomeno sia concentrato soprattutto nelle aree meno sviluppate, non è assente neanche nelle regioni più prospere, dove una sostenuta domanda di lavoro può esercitare un’indubbia attrazione sui giovani, distogliendoli dal compimento del loro percorso formativo in favore di un inserimento occupazionale relativamente facile.

Insomma, l’Istat ci dice che elevate percentuali di abbandono tra Nord e Sud hanno diverse origini, se non opposte. Non ci risulta esistano studi in tal senso. Certo è che una indagine che analizzi i motivi della dispersione, oltre ad una mera misurazione, sarebbe auspicabile.

Nel complesso,  in Italia, sebbene il fenomeno sia in progressivo calo, si è ancora lontani dagli obiettivi europei: nel 2012 la quota di giovani che ha interrotto precocemente gli studi è pari al 17,6 per cento, il 20,5 tra gli uomini e il 14,5 tra le donne

Per Germania, Paesi Bassi,Lussemburgo e Polonia i dati sono provvisori.

Nel 2012 il valore medio dell’indicatore nell’Ue27 si attesta al 12,8 per cento. Tra i paesi che presentano incidenze inferiori al 10 per cento, i più virtuosi sono Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia (tutti con quote intorno al 5 per cento). Nell’ambito dei principali paesi dell’Unione, Germania e Francia si trovano in buona posizione con valori pari rispettivamente al 10,6 e 11,6 per cento, mentre la posizione peggiore è occupata dalla Spagna, con un tasso di abbandoni scolastici precoci del 24,9 per cento. Nella graduatoria dei ventisette paesi Ue, l’Italia si colloca nella quarta peggiore posizione, subito dopo il Portogallo (20,8 per cento). Il divario dell’Italia con il dato medio europeo è più accentuato per la componente maschile (20,5 contro 14,5 per cento), in confronto a quella femminile (14,5 e 11,0 per cento, rispettivamente).

Il contenimento degli abbandoni scolastici e formativi è anche tra gli obiettivi considerati nella politica regionale unitaria del Quadro strategico nazionale 2007-2013 (Qsn). Nonostante i progressi registrati negli anni più recenti nella maggior parte delle regioni, soprattutto in quelle meridionali, il traguardo del contenimento degli abbandoni al di sotto del 10 per cento appare lontano. Nel 2012 il fenomeno degli early school leavers coinvolge ancora il 21,1 per cento dei giovani meridionali ed il 15,1 per cento dei coetanei del Centro-Nord.

L’incidenza maggiore si segnala in Sardegna ed in Sicilia, dove circa un giovane su quattro non porta a termine un percorso scolastico/formativo dopo la licenza media. Valori decisamente elevati si osservano anche in Campania (21,8 per cento), e Puglia (19,7 per cento). Quote elevate di abbandoni si riscontrano anche in alcune aree del Centro-Nord (principalmente in Valle d’Aosta e nella provincia autonoma di Bolzano).

Peraltro, nel periodo 2004-2012, la contrazione del fenomeno appare piuttosto sostenuta soprattutto nelle regioni meridionali, nelle quali l’incidenza dei giovani che lasciano prematuramente gli studi è diminuita di 6,5 punti, a fronte di un decremento di 4,1 punti nelle regioni del Centro-Nord. I progressi maggiori in termini di riduzione degli abbandoni scolastici prematuri sono stati quelli della provincia autonoma di Bolzano e della Puglia.

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