Giornata mondiale docente, Pacifico (Anief): per dargli libertà e potere la politica deve prima riconoscere il valore della funzione, aumentare gli stipendi, cancellare precarietà e norme discriminanti

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Per l’odierna Giornata mondiale del docente il direttore Unesco ha chiesto maggiore libertà e potere per gli insegnanti. “Ha piena ragione – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, perché chi svolge questa professione, soprattutto in Italia, è vittima di un malessere di fondo, perché troppi docenti, tre quattro donne, sono discriminati, mal retribuiti e vessati”. Secondo il sindacalista “serve un intervento del nuovo Governo e Parlamento per ridare dignità, rispetto e valore a chi sta dietro la cattedra”.

La verità, ha detto ancora Pacifico, è che “la politica deve ancora apprezzare e comprendere la rilevanza della funzione docente. Iniziamo col dire basta con mortificazioni e omissioni, ma anche cambiando certe norme che contrastano il reclutamento e l’ampliamento degli organici”.

Il leader del giovane sindacato ricorda che “nel nostro Paese un insegnante su quattro è precario – 200-250mila su meno di in milione -, i nostri docenti prendono uno stipendio iniziale (1.200 euro) troppo basso, per anni sono discriminati giuridicamente ed economicamente per la tipologia del contratto, che penalizza salario accessorio, scatti di anzianità, carta docenti, ferie, permessi, malattia, mensilità estive, formazione e altro ancora”.

 

Pacifico ricorda anche che “fare l’insegnante in Italia significa avere una retribuzione vicina alla soglia di povertà (il 20% inferiore all’inflazione attuale) e certamente lontana dalla media europea è una condizione insostenibile. I nostri docenti non hanno riconosciuto il burnout quale malattia professionale rispetto al resto del pubblico impiego o al lavoro privato, nonostante le diverse denunce alle autorità competenti e il fatto che la percentuale di malattie professionali sia superiore di molto alla media. Sono costretti a privazioni sulla vita familiare, per via dei vincoli ai trasferimenti (soltanto una domanda su cinque è accolta nella mobilità a dispetto dei posti vacanti e rispetto al 50% dei posti dichiarati disponibili) e questo è ancora più grave alla luce dell’alto numero di lavoratori fuori sede dovuto alla precarietà iniziale e alla denatalità di alcune zone del Paese”.

 

“Quella dei docenti italiani – continua il presidente Anief – rappresenta poi la classe di insegnamento più vecchia al mondo (più del 40% è over 60 con l’età media dei neo immessi in ruolo alle soglie dei 45 anni), per via delle difficoltà di accesso alla professione, dello sfruttamento della precarietà, dell’innalzamento dell’età pensionabile (67anni) e pure senza ulteriori incrementi stipendiali negli ultimi 15 anni di carriera. Per dare libertà e potere ai nostri insegnanti – conclude Pacifico – bisogna quindi prima riconoscere il valore della funzione docente, quella che rimane la più bella professione al mondo e senza la quale la società del domani non avrebbe futuro”.

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