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“Giornata mondiale del rifugiato”: una UdA per includere nella scuola media

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Le Nazioni Unite hanno proclamato il 20 giugno come “Giornata mondiale del rifugiato” in riconoscimento del coraggio e della forza delle persone che devono fuggire dal proprio paese d’origine per sfuggire al conflitto. La Giornata mondiale del rifugiato, celebrata per la prima volta nel 2001, “è un’occasione per costruire empatia e comprensione per la loro situazione e per riconoscere la loro capacità di recupero nel ricostruire le loro vite”, secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Insieme possiamo ottenere qualsiasi cosa

La Giornata Mondiale del Rifugiato 2021 pone la sua attenzione e la sua forza sul potere dell’inclusione.

L’esperienza condivisa di COVID-19 ci ha rivelato che possiamo avere successo solo se restiamo fortemente uniti. Abbiamo tutti dovuto fare la nostra parte per difenderci a vicenda e, benché le sfide, i rifugiati e gli sfollati si siano fatti avanti.

Serve una maggiore inclusione dei rifugiati nei sistemi sanitari, nelle scuole e nello sport

Anche nel nostro Paese, nonostante il dilagante senso di intolleranza che dovremmo riprendere immediatamente, i rifugiati continuano economicamente, a contribuire a un mondo più forte, più sicuro e più vibrante. Pertanto l’UNHCR , la campagna per la Giornata mondiale del rifugiato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati di quest’anno, chiede una maggiore inclusione dei rifugiati nei sistemi sanitari, nelle scuole e nello sport. Solo lavorando insieme possiamo riprenderci dai numerosi e talvolta disastrosi effetti dalla pandemia che spesso hanno acuito e reso insopportabili le differenze.

Insieme guariamo, impariamo e risplendiamo

In occasione della “Giornata Mondiale del Rifugiato” la UN Chamber Music Society del UN Staff Recreation Council (UNCMS), in cooperazione con l’UN Refugee Agency (UNHCR), sta tenendo un concerto virtuale preregistrato, che sarà trasmesso in tutto il mondo proprio per sottolineare la necessità di una comune visione del fenomeno e l’urgenza di una risposta immediata, forte e determinante. I rifugiati e le altre popolazioni sfollate appartengono ai membri più emarginati e vulnerabili della società. Sono con maggiore evidenza a rischio al tempo del difficoltoso periodo dell’epidemia di coronavirus, perché spesso hanno un accesso limitato all’acqua, ai sistemi sanitari e alle strutture sanitarie.

Il programma musicale include musica con il cantante giordano Leen Alfaqih; una prima mondiale di Songs of Five Continents per la UN Chamber Music Society, composta da Yuko Uébayashi; e un catalogo musicale ideato ed eseguito da musicisti siriani di formazione classica.

Sfondo

Nel mondo, ogni minuto 21 persone lasciano tutto quello che anno, i loro affetti, i loro figli, i loro genitori, le loro case, per sfuggire alla guerra, alla persecuzione o al terrore.

Esistono diversi tipi di sfollati forzati:

Rifugiati

Un rifugiato è un individuo che è fuggito abbandonando, sempre con le lacrime agli occhi, dalla propria casa e dal proprio paese a causa di “un fondato timore di persecuzione a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o opinione politica”, secondo come recita la “Convenzione sui rifugiati” del 1951 voluta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Molti rifugiati sono in esilio per sottrarsi agli effetti di catastrofi naturali o determinati dall’uomo.

Richiedenti asilo

I richiedenti asilo anch’essi sono rifugiati proprio per la circostanza di essere fuggiti dalle loro case come fanno i rifugiati, ma la loro richiesta di status di rifugiato non è ancora stata valutata in modo definitivo nel Paese nel quale si sono rifugiati.

Sfollati interni

Gli sfollati interni (IDP) sono persone che non hanno attraversato un confine internazionale ma si sono trasferiti in una regione diversa da quella che abitavano ma all’interno del proprio paese.

Apolidi

Gli apolidi non hanno una nazionalità identificata e non fanno parte di nessun Paese.

Le situazioni di apolidia sono abitualmente determinate da disparità contro determinati gruppi sociali. La loro mancanza di identificazione – un certificato di cittadinanza – può escluderli dall’accesso a importanti servizi governativi, tra cui l’assistenza sanitaria, l’istruzione o il lavoro.

Rimpatriati

I rimpatriati sono, invece, gli ex rifugiati che tornano nei propri Paesi o regioni di origine dopo talvolta anche un periodo di esilio. I rimpatriati hanno necessità di sostegno continuo e assistenza per il reinserimento per garantire che possano ricostruire le loro vite a casa.

Convenzione sui rifugiati del 1951 e relativo protocollo del 1967

La Convenzione del 1951 contiene una serie di diritti e sottolinea anche gli obblighi dei rifugiati nei confronti del paese ospitante. La pietra angolare della Convenzione del 1951 è il principio di non respingimento. Secondo questo principio, un rifugiato non dovrebbe essere rimpatriato in un paese in cui affronta gravi minacce alla sua vita o alla sua libertà. Tale protezione non può essere richiesta dai rifugiati che siano ragionevolmente considerati un pericolo per la sicurezza del Paese, o che siano stati condannati per un reato particolarmente grave, siano considerati un pericolo per la collettività.

I diritti contenuti nella Convenzione del 1951

I diritti contenuti nella Convenzione del 1951 includono:

Il diritto al lavoro;

Il diritto di accesso ai tribunali;

Il diritto alla libera circolazione nel territorio;

Il diritto alla casa;

Il diritto all’istruzione;

Il diritto al soccorso e all’assistenza pubblici;

Il diritto a non essere espulso, se non a determinate condizioni rigorosamente definite;

Il diritto a non essere punito per l’ingresso illegale nel territorio di uno Stato contraente;

Il diritto alla libertà di religione;

Il diritto al rilascio di documenti di identità e di viaggio.

Alcuni diritti si applicano a tutti

Alcuni diritti fondamentali, compreso il diritto di essere protetti dal respingimento, si applicano a tutti i rifugiati. Un rifugiato acquisisce altri diritti più a lungo rimane nel paese ospitante, che si basa sul riconoscimento che più a lungo rimane come rifugiato, più diritti ha bisogno.

I rifugiati nelle scuole in una UdA per la Secondaria di I grado

Le scuole dovrebbero ripensare la modalità con la quale parlare di inclusione a partire dal fenomeno delle migrazioni di quanti scappano da guerre e carestie. Lo devono fare urgentemente per ripensare ad una società più inclusiva in un momento nel quale gli steccati crescono in maniera assurda e spesso incomprensibile. Molte sono le Unità di apprendimento ideate e attuate dalle scuole. Alcune più delle altre sono davvero classificabili come ottime pratiche. Una tra le tante quella denominata “Migrazione” realizzata dai docenti della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo Largo San Pio V di Roma, diretto, con grande competenza e una speciale attenzione alla scuola che si adegua ai tempi, dal dirigente scolastico professore Giovanni Simoneschi.

Scarica l’Unità di Apprendimento

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