Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: investire in importanti progetti formativi per contrastare la violenza di genere

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In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, a vari livelli,  in tutti i settori della società civile  e da parte delle più alte cariche dello Stato, si sono elevati cori di no contro questo diffuso e triste fenomeno, contro questa ferita di tutta  la società che, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Mattarella, è il volto di una visione primordiale dei rapporti tra le persone che va decisamente contrastata.

Tutti ormai sono a conoscenza del fatto  che oltre un quinto  degli omicidi mondiali annuali è costituito dal femminicidio e che  ogni giorno, donne, bambine e bambini, sono costretti a subire soprusi e violenze di ogni genere che, quasi sempre, scaturiscono da una concezione possessiva del rapporto con l’altro e da una visione patologica dell’affettività e dell’ amore.

Chiuso nella sua folle adorazione di sé, nonostante le  importanti lotte e conquiste per il riconoscimento, l’ applicazione e la tutela dei diritti inviolabili della persona, l’  uomo continua indisturbato a ferire seguendo forme istintive, primordiali e animalesche. L’ amore che da sempre  è stato   l’ unico e vero valore, l’unica possibilità di salvezza e di significato,  ieri come oggi,  per la donna  è, spesso,  motivo di dolore, di caduta e di sofferenza.

Le aggressioni verbali e  fisiche contro i più deboli, l’incapacità a confrontarsi, la voglia e l’oscuro desiderio  di  fare del male, l’impedimento di ogni forma di  libertà di scelta, solo per fare qualche esempio, sono  all’ordine del giorno e i numerosi interventi
legislativi non riescono più  ad  arginare, isolare  o eliminare queste inopportune, assurde e ancestrali – per usare un eufemismo – forme di violenza. L’odio  cieco, distruttivo e irrazionale, contro donne, bambini, disabili, persone deboli, che caratterizzano buona parte delle normali vicende ed occupazioni umane, ci spingono a domandarci:   “Dove sono finiti quei diritti civili sanciti dalla nostra Costituzione, dalle moderne legislazioni europee e mondiali che dovrebbero consentire ai cittadini, soprattutto, a quelli più deboli e indifesi,  di condurre una vita personale libera e sicura?”

La nostra società e gli ambienti educativi,  sono sicuramente  in affanno e stanno evidenziando numerosi punti di vulnerabilità: hanno serie difficoltà a tutelare le donne, la loro personalità e il loro essere,  i bambini, i diversamente abili, i cittadini e le persone
buone,  non  riescono a salvaguardare il loro diritto alla felicità, alla sicurezza, alla libera scelta, in una parola,  a garantire e tutelare i diritti inviolabili della persona, il diritto di essere donna e madre veramente libera di scegliere e  di amare. E’ come se, a causa di uno stereotipo culturale che vede per natura il maschio aggressivo, attivo e  dominatore, la donna  fosse condannata alla non realizzazione di sé.

Come aveva ben evidenziato tanti anni fa, e il suo pensiero è di una sorprendente attualità,  E. G. Belotti nel suo libro “Dalla parte delle bambine”, la cultura alla quale apparteniamo è tutta a sfavore del sesso femminile… Si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per conservare e trasmettere il mito della «naturale» superiorità maschile contrapposta alla «naturale» inferiorità femminile.

Indubbiamente,  viviamo in un periodo di profonda crisi di valori; scuola, famiglia e società non riescono più ad imporsi positivamente, ad essere   determinanti a livello educativo,  a stimolare e strutturare comportamenti  eticamente fondati, che incidono non poco sulla vita delle persone e sull’intera collettività. Avendo da tempo ormai smarrito quel ruolo di guida nel difficile cammino della vita, tali istituzioni non riescono  più a trasmettere, in un clima di fiduciosa serenità, quella forza benefica della formazione all’amore, alla tenerezza all’affettività, alla gioia di donarsi, di essere con l’altro e per l’altro.

I tempi sono  cambiati, la realtà sociale continua a cambiare con sempre crescente rapidità, ma le strutture psicologiche dell’ uomo mutano con estrema lentezza.  Per millenni  è stato il detentore del potere e, ammantato di prestigio,  non sopporta il pensiero  di perderlo.

Se da un lato, dunque,  alcune  donne,  grazie a importanti e significative rivendicazioni rivestono ruoli importanti all’interno della società civile  e godono di un certo prestigio e di una certa autonomia, dall’altro, la maggior parte   soffre: vittime di fidanzati, mariti, compagni gelosi, non poche donne vengono quotidianamente maltrattate, offese e  umiliate, subiscono soprusi  di ogni tipo e,  a causa di una violenza immotivata, cieca, irrazionale e ancestrale dell’ uomo, prive del calore e della forza dell’amore, si
curvano,  accettano  passivamente gli attacchi, tacciono per paura, muoiono.

L’ uomo e la donna,  due destini completamente diversi: il primo con ambizioni di potenza , la seconda costretta alla rinuncia, alla compressione delle proprie energie perché altri possano attingervi, perché altri possano inseguire  le loro ambizioni di potenza, possano certificare la loro supremazia. E’ questo condizionamento antico che, a livello educativo,  bisogna rimuovere per dare risposte concrete alla sofferenza, causata da uomini deboli  a  tante persone innocenti.

È immenso il numero di esperienze affettive infelici che causano dolore  e  ingiustizie. Per continuare a non   essere impreparati davanti a questa pagina buia della nostra storia, occorre seriamente affrontare il problema sul piano formativo e antropologico; occorre, in pratica,  attivare adeguati percorsi educativi  capaci di illuminare  e guidare i giovani a gestire in modo vantaggioso i conflitti,  a vivere in sintonia  con la parte più significativa di se stessi e, soprattutto,  arginare tutto ciò che è causa di frattura interiore che fa crescere la paura e sospinge alla violenza.

Purtroppo, la legislazione scolastica aiuta poco e  la legge 107/15 art. 1 comma 16, si limita ad un generico inserimento nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa, dell’educazione alla parità tra i sessi, della prevenzione della violenza di genere e di tutte le
discriminazioni.

La  scuola in questo senso   può e deve fare di più, ma ha bisogno di importanti investimenti di risorse umane ed economiche,   per  poter aiutare  i ragazzi a non essere attratti dal fascino inesprimibile del dolore vissuto e senza parole di una donna,  per prepararli  ad uscire dalle proiezioni opache di un’esistenza amorfa e ad entrare positivamente in relazione con l’ “Anima Buona”  che vive nelle profondità dell’essere di ogni uomo.

Fernando Mazzeo (Pedagogista-Docente Scuola Secondaria di Primo Grado)

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