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I Giochi Sportivi (?!), la libertà e le regole del gioco……….

Di Lalla
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prof. Marco Indellicati – Vi propongo queste considerazioni, peraltro molto personali, come semplice invito a riflettere circa il tema del blocco, quasi certo, dell’Attività Sportiva Scolastica 2012/2013.

prof. Marco Indellicati – Vi propongo queste considerazioni, peraltro molto personali, come semplice invito a riflettere circa il tema del blocco, quasi certo, dell’Attività Sportiva Scolastica 2012/2013.

Questo invito alla riflessione nasce dall’esigenza di Educatore e docente di Educazione Fisica e Scienze Motorie e Sportive, di analizzare “il fatto” partendo dal suo lato giusto e cioè dalla constatazione che oggi al GIOCO è riservato un posto di ultimissima fila.

È evidente che nessuno è in grado di dare risposte complete ed esaustive in poche righe o parole, ma di fatto ogni educatore, ogni insegnante di questo Paese deve trovare le risposte per conto proprio……..

Il viaggio che Vi propongo comincia da lontano e più precisamente da Tacito che dice: “Il precettore si occupi non solo degli studi e delle arti dei giovinetti, ma anche dei loro passatempi e dei loro giochi in libertà.” Poi mi viene in mente l’invocazione di Dante Alighieri: “Libertà vo cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.” Subito dopo il Leopardi, quando dice nello “Zibaldone” : “Da ciò si deve trarre quanto sieno importanti le benché minime impressioni della fanciullezza e quanto gran parte della vita futura dipenda da quell’età di giochi e d’invenzioni”.

Mi fermo qui, anche perché potrebbe sembrare una sterile ricerca bibliografica sul tema della libertà e anche perchè ce ne sarebbero tante altre di citazioni dotte da fare, ma, soprattutto, perché intendo qui parlare di GIOCO, di GIOCO dei bambini, dei ragazzi e della libertà e delle regole.

Il GIOCO è un modo di espressione creativa dell’essere umano.

Intenderlo come sfogo, come intermezzo, come riempitivo, come fatto secondario a cui non si riserva che “un’occhiata distratta” mi pare sia una grave deformazione, un grave stravolgimento del suo significato. No, il gioco inteso come mezzo per raggiungere qualcos’altro non è più gioco, è una mostruosità. Non è che il gioco serva per insegnare. È il GIOCO stesso che insegna.

Cancellarlo dalle attività scolastiche è il segno della estrema povertà di vedute del nostro Sistema Educativo.

Il Gioco come fenomeno educativo è invece ancora tutto da scoprire. Quindi NON si tratta di “far giocare i bambini, i ragazzi”, bensì di “giocare con i bambini e i ragazzi”. NON si tratta di “insegnare dei giochi”, ma di “imparare a giocare”. L’Educatore, l’insegnante, il legislatore sbaglia se non presta più alcuna attenzione ad esso. Basta pensare al fatto che il gioco è il modo privilegiato di mettersi in relazione col mondo, è la base su cui si regge la cultura umana. Quanto c’è di innovativo e di creativo nella cultura, nell’arte, nelle Scienze è, a mio parere, considerabile come forma ludica.

Il Gioco è la base su cui si possono costruire i rapporti fondamentali del processo di socializzazione nella Scuola. Dal modo di giocare si conosce il bambino o il ragazzo, i rapporti tra pari, si creano i modelli delle relazioni in tutta la vita scolastica.

L’osservazione da fare è, perciò, molto preoccupante: nella nostra epoca stiamo disimparando a giocare, stiamo disimparando i GIOCHI. È un allarme che va lanciato. La vita sociale si “atomizza” sempre di più…… mentre il gioco non mette in pensione il cervello.

Il GIOCO non si proclama, non si enfatizza, non si afferma, ma esso è cultura e vita: è modo di conoscere, è senso della realtà, è immaginazione, creatività, invenzione; è gioia e serietà insieme. Non abbiamo bisogno di slogan ma di attenzione vera, durevole da parte di tutti, Educatori, famiglie, ma soprattutto da parte di chi non perde occasione di affermare che compie le Sue scelte in funzione delle nuove generazioni.

“Vedo continuamente la sacra e sublime causa della libertà in tal modo tradita, scambiata, e posta in discredito da questi semifilosofi e sono stomacato del vedere ogni giorno tanti mezzi lumi, tante mezze ragioni, e nulla in somma d’intero, se non l’imperizia d’ogni parte.” V. Alfieri

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