Giannini: scuole aperte in estate motiva insegnanti, modello israeliano. SSIS, TFA e PAS sono fallimentari

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red – Il Ministro Giannini, dopo la pausa di riflessione sulle elezioni europee, torna a rilasciare interviste e dichiarazioni ai quotidiani. In un lungo dialogo con il Corriere affronta diverse tematiche, tra le quali la crisi della scuola, la formazione dei docenti e le scuole aperte anche d’estate

red – Il Ministro Giannini, dopo la pausa di riflessione sulle elezioni europee, torna a rilasciare interviste e dichiarazioni ai quotidiani. In un lungo dialogo con il Corriere affronta diverse tematiche, tra le quali la crisi della scuola, la formazione dei docenti e le scuole aperte anche d’estate

Crisi

Secondo il Ministro la scuola è "un’emergenza educativa", perché "non riesce fino in fondo ad assolvere a quel compito, a e-ducere chi non parte da condizioni avvantaggiate". In questo compito riesce "solo parzialmente, perché mancano una visione generale e un obiettivo educativo fondante — che per un Paese di 61 milioni di abitanti è rendere possibile un avanzamento personale, culturale, sociale — e manca per gli insegnanti la percezione di fare un mestiere importante e retribuito in modo adeguato. Al centro ci deve essere un modo diverso di concepire la scuola — le scuole — nel tempo e nello spazio. Su questo vorrei dire qualcosa più avanti."

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Alla domanda del Corriere che metteva in evidenza "un blocco strutturale nei meccanismi di reclutamento", il Ministro ripercorre le fasi di sperimentazione dei percorsi di formazione dei docenti che considera "un successo a metà, per esempio la scuola di formazione per insegnanti, la famosa Ssis poi diventata Pas (Percorsi abilitanti speciali) e poi Tfa (Tirocinio formativo attivo), cioè differenti modelli esterni al percorso di studi per far sì che si cominciasse a misurare il grado di empatia nella relazione con gli studenti — tutti modelli fallimentari, perché il grado di empatia, cioè la capacità didattica, si deve acquisire e sperimentare durante gli studi."

Tempo scuola

Il Ministro pensa al modello Israeliano. "C’è bisogno di tempo per fare grammatica, per studiare retorica, per leggere Virgilio in metrica o studiare scienze, ma c’è il drammatico bisogno di un tempo dedicato ad altro, magari a una dimensione interattiva e artigianale, per esempio sulla scrittura e sulla lettura. Il tempo non è solo un fatto culturale ma anche legislativo: servono visione e soldi".

"Pensate – ha affermato – al buco nell’ozono che si crea tra il 9 giugno e 5 settembre, più o meno. Questo non significa che la scuola deve diventare una babysitter, lungi da me. Però, sono stata in Israele una settimana fa e mi hanno raccontato di questo straordinario ministro della scuola che sta cercando di fare una grande riforma: il principio è dare alla scuola anche il tempo estivo. In modo che gli studenti possano recuperare quella dimensione lì, il campus, creare quel senso di comunità che allora ti motiva anche come insegnante."

Tutta l’intervista

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