Giannini: “Cambierò tutto dei concorsi universitari”

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"L’aspetto peggiore della nostra università? La mentalità che definisco "tribale" di molti professori, che spesso si pongono come primo obiettivo la conservazione e lo sviluppo della propria specie. Io combatterò contro questa mentalità. Cambierò tutto". Lo afferma il ministro Giannini all’Espresso.

"L’aspetto peggiore della nostra università? La mentalità che definisco "tribale" di molti professori, che spesso si pongono come primo obiettivo la conservazione e lo sviluppo della propria specie. Io combatterò contro questa mentalità. Cambierò tutto". Lo afferma il ministro Giannini all’Espresso.

"Il sistema della cosiddetta dell’abilitazione scientifica nazionale va trasformato, reso più trasparente, mentre i concorsi locali vanno aboliti. Ogni università deve poter assumere i docenti che vuole. Chi assumerà parenti e ricercatori incapaci lo farà a proprio rischio e pericolo: gli atenei che produrranno poco subiranno ripercussioni economiche, gli taglieremo i fondi".

"Non faremo un’altra riforma, ma cambieremo molte cose. I meccanismi di selezione dei nostri docenti negli ultimi vent’anni sono stati modificati ben quattro volte. Se le regole del gioco sono state corrette ad ogni lustro, i risultati sono sempre uguali: proteste, ricorsi al Tar, giudizi discutibili. Le regole del’abilitazione nazionale, per esempio, sono troppo complicate, il marasma normativo ha lasciato spazio all’opacità e declinazione impropria del sistema. Vorrei quindi creare commissioni permanenti per le varie discipline. I blocchi, come si è visto, producono fiumane di candidati e decine di migliaia di domande, gli esami diventano difficili e poco controllabili.
Bisogna passare dalle “tornate concorsuali” a giudizi “a sportello”. Le commissioni, naturalmente, devono essere innovate dopo un certo periodo. Poi, dopo aver ottenuto l’abilitazione da parte della comunità scientifica di riferimento, il candidato potrà essere assunto".

"Credo che i concorsi locali vadano aboliti per decreto. Sono convinta che le singole università debbano poter chiamare in totale autonomia chi vogliono, rispettando ovviamente standard internazionali. Bisogna che capacità, numero e importanza di pubblicazioni siano premianti. Le università saranno sottoposte però a un meccanismo di valutazione da parte del ministero e dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario. Se qualcuno decide di assumere al posto di uno scienziato capace un candidato meno bravo ma raccomandato, l’ateneo sarà duramente penalizzato sotto il profilo economico. A chi non raggiunge risultati sul profilo della ricerca e delle pubblicazioni, per dirla brutalmente, taglierò i soldi. Una cosa che non ha mai fatto mai nessuno. Gli strumenti normativi già esistono, ma finora non c’è stata la volontà politica di usarli".

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