Gestire le emergenze a scuola, il panico di massa, le dinamiche e consigli utili: in allegato una scheda che dettaglia la modulistica e le responsabilità

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Tre quarti della popolazione mondiale ha subito disastri naturali almeno una volta nell’ultimo ventennio del secolo scorso. Ancora, le cronache giornalistiche degli ultimi decenni ci hanno raccontato dei numerosi eventi geologici che hanno ripetutamente influenzato i paesaggi urbani e, principalmente, la vita degli abitanti di numerose aree del mondo e del nostro Paese. Ragion per la quale, oltre alla perdita di vite umane e al degrado ambientale, molti studenti hanno dovuto rinunciare alla scuola anche per diverse settimane. I pericoli naturali hanno impatti fisici, educativi, economici e psicosociali notevoli.

Oggi è accertato che diminuire tale impatto mediante interventi strutturali richiede ingenti risorse economiche. Cionondimeno, dal confronto delle conseguenze di eventi simili in contesti diversi, emerge che la consapevolezza del rischio da parte della popolazione e l’educazione alle procedure di emergenza hanno un impatto positivo sull’incidenza delle vittime. Decisori, come sottolineano i ricercatori Veronica Pazzi, Stefano Morelli, Fabio Pratesi, Thalita Sodi, Luca Valori, Luca Gambacciani, Nicola Casagli in un loro pregevole contributo che richiamiamo certi che andrebbe letto e approfondito nelle nostre classi. Si tratta di “Valutare la sicurezza delle scuole interessate da rischi geo-idrologici: la classificazione di sicurezza geohazard (GSC)” pubblicato su “Science Direct”. In tutti gli edifici con alta concentrazione di persone, infatti si possono verificare situazioni di emergenza che modificano le condizioni di agibilità degli spazi ed alterano comportamenti e rapporti interpersonali. Ciò determina una reazione che, specie in ambito collettivo, può avere conseguenze pericolose poiché, implicando un gran numero di persone, non permette il controllo della situazione creatasi e rende difficili eventuali operazioni di soccorso.

La sicurezza e il “Piano di emergenza”

Per prevenire tale situazione la legislazione immagina che per ogni edificio scolastico è necessario che sia predisposto un apposito “Piano di emergenza” e debbano essere effettuate delle periodiche prove di evacuazione. Si dispone che esse sia due volte, almeno, naturalmente, nel corso dell’anno scolastico. Detto “Piano di Emergenza” va, dunque, considerato come indispensabile strumento operativo, specifico per ogni scuola, per mezzo del quale sono individuati i comportamenti da tenere e le operazioni da compiere in caso di emergenza, anche in modo da consentire, per alcuni tipi di evento e se ritenuto necessario, un esodo ordinato e sicuro di tutti gli occupanti dell’edificio scolastico; esso dovrà essere rivisto ogni volta che vengono modifichino in modo significativo le condizioni di esercizio sulle quali è stato impostato.

La prevenzione inizia a scuola e richiede impegno strategico

Nel mondo, più di 1 miliardo e 200 mila studenti frequentano le scuole primarie e secondarie. Di questi quasi un miliardo vive in zone ad alto rischio sismico e diversi milioni sono esposti a regolari inondazioni e smottamenti. Molti di loro subiranno una quota sproporzionata degli effetti di questi eventi pericolosi. Le scuole che non sono state edificate ne migliorate, nel tempo, per essere resilienti ai disastri possono provocare lesioni permanenti ai giovanissimi e giovani studenti e morte per diverse migliaia di essi, causando perdite insostituibili per famiglie, comunità e per gli stessi stati. Un caso emblematico di questo tipo – sottolineano i ricercatori Pazzi, Morelli, Pratesi, Sodi, Valo, Gambacciani e Casagli – è il seppellimento di una scuola elementare nel villaggio di Guinsaugon (Filippine) nel 2006, che rappresenta la peggiore tragedia recente associata ad una frana. Il 17 febbraio, dopo dieci giorni di forti piogge, una grande valanga di detriti e detriti si è abbattuta su una scuola aperta e piena di bambini. Diversi residenti avevano lasciato la zona durante i giorni di pioggia precedenti ma la maggior parte di loro è tornata quando le piogge si sono attenuate, credendo di aver già evitato il momento più critico. Inoltre, anche l’interruzione dei servizi può avere effetti negativi, a breve, a medio e lungo termine sulla vita delle comunità, che difficilmente potranno tornare alla normalità in breve tempo. Ecco perché, oggi più che mai, serve tenere aggiornato il “Piano di Emergenza” avendo sempre presente che tra le sue finalità abbiamo:

  • prevenire ulteriori incidenti che potrebbero derivare dall’evoluzione dell’incidente di origine
  • prevenire o limitare i danni alle persone sia all’interno che all’esterno dei luoghi di lavoro considerati
  • prevenire o limitare i danni alle cose ed all’ambiente
  • prevedere provvedimenti tecnici ed organizzativi al fine di collaborare per isolare e bonificare l’area interessata dall’emergenza
  • assicurare la comunicazione e la conseguente collaborazione con i Corpi di Soccorso esterni.

Riferimenti normativi

  • Circ. Min. Int. 29/08/95 P. 1564/4146 “D. Lgs. 19 Settembre 1994 n. 626 – Adempimenti di prevenzione e protezione incendi – Chiarimenti”.
  • D. Lgs. n. 242 del 19.03.1996 “Modifiche ed integrazioni al D. Lgs. 19 Settembre 1994 n. 626, recante attuazione di direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro”.
  • D. M. 10.03.1998 “Criteri Generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”.
  • Circ. Min. Int. N. 16 del 08/07/1998 “D.M. 10.03.98: Chiarimenti”.
  • Dipartimento della Protezione Civile “Linee-Guida per la pianificazione della risposta in caso di attacco con agenti NBC-R”.
  • D. Lgs. n. 626 del 19.09. 2004 e ss.mm.ii. “Attuazione delle direttive 89/391 CEE, 89/654 CEE, 89/655 CEE, 90/269 CEE, 90/270 CEE, 90/394 CEE, 90/679 CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro”.
  • D. Lgs. n. 81 del 09 Aprile 2008 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 Agosto 2007 n. 123, in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Aggiornamento del Piano di Emergenza

È necessario, utile e indispensabile prevedere un aggiornamento periodico del Piano di Emergenza. Ciò deve avvenire ogniqualvolta si verifichino significative variazioni nella struttura dei luoghi di Lavoro o nelle procedure stabilite nonché sensibili variazioni nell’affollamento del plesso. Le variazioni annuali devono essere notificate e rese note all’utenza e al personale in servizio come ben prevede il “Piano…” predisposto dall’ I.T.P. di Spoleto. Una volta approvato il Piano di Emergenza, dunque, necessita di una capillare azione di divulgazione. Divulgazione che deve avvenire, anche, attraverso le seguenti possibili azioni:

  • Consegna formale documento a Ditte terze, manutentori, stagisti, etc. presenti (ex art. 7 D. Lgs. 626/94 e ss.mm.ii.);
  • Riunione formativa specifica mirata con tutto il personale coinvolto nell’Organigramma delle Emergenze; tale riunione può essere tenuta anche in occasione delle prove di esodo, prima della simulazione, con successiva verifica finale delle procedure adottate;
  • Riunioni informative con tutto il personale docente e ATA dell’Istituto all’inizio dell’anno scolastico;
  • Estratti del Piano di Emergenza da inserire nei registri di classe e affiggere in ogni aula dell’edificio insieme alle planimetrie con l’indicazione dei percorsi di evacuazione.

La modulistica

All’inizio di ogni anno scolastico devono essere aggiornati e diffusi, secondo le modalità esposte nell’allegato, alcuni moduli specifici che l’Istituto Tecnico Professionale “G. Spagna – F.lli Campani” di Spoleto, diretto, con capacità manageriale, dal Dirigente scolastico Prof. Rita Scagliola, ha dettagliato in maniera egregia e puntuale.

Moduli evacuazione – elenco e funzioni

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