Gestione fallimentare all’Ufficio Scolastico di Milano

di Lalla
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Teresa Palese, UIL – Il Provveditore dimezzato che non sa/vuole valutare i suoi collaboratori

Teresa Palese, UIL – Il Provveditore dimezzato che non sa/vuole valutare i suoi collaboratori

Qualcuno salvi l’Ufficio scolastico di Milano prima che sia troppo tardi.

I dipendenti, che da più di due anni si sono dovuti infliggere il cilicio di un dirigente part-time con Lecco, non ne possono più. Pare che anche a Lecco non se la passino bene. Come a Mantova prima di noi.
Con una lettera gli esprimono “rammarico e disappunto” per come non ha gestito la ripartizione delle risorse economiche aggiuntive.

Già al tavolo negoziale abbiamo espresso le nostre perplessità sui criteri proposti per la ripartizione del FUA 2011. Per questo motivo avevamo chiesto al dirigente Petralia di destinare una quota del fondo alla sua valutazione che servisse per individuare/premiare il maggior merito. Si poteva fare. Il contratto nazionale lo permetteva.
La nostra proposta non è stata accolta e anche per questo motivo non abbiamo firmato l’accordo.

Oggi, viste le tabelle dei compensi, si è verificato il peggio di quello che avevamo previsto. Neanche il più dotato della più fervida immaginazione avrebbero potuto anticipare quel che è accaduto.
Il dirigente ha preferito muoversi in un modo che potremmo dire riservato, non presentando ai sindacati una proiezione preventiva benché richiesta più volte.

Il dirigente non ha voluto assumersi la responsabilità legata alla sua funzione di valutare/premiare correttamente il proprio personale al quale è ricorso, in questi anni, per far funzionare la scuola milanese mentre egli si divideva anche con la politica. Non ha avuto il coraggio di far passare una proposta che avrebbe premiato il merito pur nelle ristrettezze economiche.

"Ma come, Brunetta e il Provveditore non sono dello stesso partito?”.
Sì, proprio quel ministro che ha introdotto la legge per premiare il merito nella pubblica amministrazione.
Ebbene, quella legge la cita a ogni piè sospinto e la ignora quando deve assumersi la responsabilità delle decisioni. Ha fatto in modo che si realizzasse esattamente quello che voleva: valutare tutti i funzionari alla stesso modo per evitare problemi. Come Ponzio Pilato.

Ma non è tutto. Si è verificata un’anomalia tutta nostrana per cui chi coordina prende lo stesso compenso dei propri coordinati. Siamo tutti uguali? Bene, qualcuno allora dovrà spiegarci a che cosa servono tanti capitani quando bastano dei buoni marinai!

Riteniamo inoltre scandaloso che la differenza di compenso tra un funzionario responsabile di più settori complessi e il personale addetto ai servizi ausiliari sia di soli € 357,54 lordi! E stiamo parlando di funzionari la cui competenza e professionalità sono note e riconosciute non solo all’interno dell’Ufficio, ma da tutta la comunità scolastica milanese.

Forse la Dirigenza era distratta a seguire altre “attività” anziché seguire la gestione interna?

Se questi sono i risultati, cosa dobbiamo aspettarci? Che fallisca anche l’avvio dell’anno scolastico? Per colpa di questa “distratta” dirigenza, incapace di gestire, valutare e riconoscere al proprio personale il raggiungimento di quegli obiettivi di lavoro che corrispondono agli stessi obiettivi del suo incarico. Un disastro.

Incarico per il quale nel 2011 egli stesso ha percepito, oltre a un lauto stipendio che, se speso bene, avrebbe permesso di assumere 10 precari, un “premio” di risultato di 33.140 euro. Risultato raggiunto dal personale e da chi ha saputo coordinare. Una cifra enorme se si pensa che per tutti i 103 impiegati sono stati stanziati dal Miur solo 134.000 euro.

Detto ciò, impietosamente certifichiamo il fallimento di questo tipo di gestione su tutta la linea, per nulla adeguata alla complessa realtà milanese.

Alla luce di questo ennesimo episodio, riteniamo che l’Ust di Milano debba avere una guida più presente, possibilmente di matrice amministrativa e non politica, e più attenta ai bisogni dell’Ufficio e del suo personale.
Speriamo in una grazia per non averne ancora (ad andar bene) per altri due anni.

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