Gestione dei “comportamenti-problema”: un esempio di regolamento

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Nelle nostre scuole con una certa frequenza ci ritroviamo di fronte a dovere gestire comportamenti problematici, talvolta, comportamenti “esplosivi” che producono problematicità alla persona che li mette in atto e alla relazione tra questo nostro alunno e l’ ambiente circostante in cui vive e nel quale interagisce.

Quella che sovente vengono definite “crisi comportamentali” che, con una certa frequenza, rientrano tra i sintomi di alcune categorie diagnostiche (Autismo, Disturbo Oppositivo Provocatorio, Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività – ADHD – Disturbo della Condotta, ecc…), con una maggiore frequenza si osservano anche in alunni ancora non certificati e il cui numero è in crescita.

Le forme del comportamento problema

I comportamenti problema assumono, talvolta, forme svariate. Ma quando un comportamento può considerarsi problematico?

Vediamo assieme quali caratteristiche risultano possedere le forme di comportamento problema. Ci serviamo delle indicazioni contenute nel “Regolamento della gestione dei comportamenti-problema” dell’Istituto Comprensivo “Vincenzo Randi” di Ravenna guidato dal dirigente scolastico prof. Mirco Banzola:

  • azzardato per chi è intorno a lui;
  • formativo per l’ambiente;
  • rischioso per il bambino che li compie;
  • un ostacolo nell’interazione sociale perché risulta inaccettabile e genera rifiuto.

Spesso si manifestano con:

  • prepotenza auto ed eterodiretta;
  • autostimolazioni;
  • proteste verbali e atteggiamenti di sfida;
  • non collaborazione;
  • un’intersecazione o un impedimento all’alunno nell’ apprendere nuove abilità e nel potenziare quelle acquisite;
  • un’interferenza o un impedimento nel processo di apprendimento di altri bambini
  • distruzione di oggetti;
  • fuga;
  • urla;
  • rinuncia alle regole.

Quando viene osservato il comportamento problema?

Solitamente un comportamento problematico viene spesso osservato dall’insegnante nel momento in cui l’alunno:

  • deve fare un’attività gradita che al momento non può compiere o cambiamento da un’attività gradita ad un compito;
  • deve svuotare la tensione emotiva;
  • vuole raggiungere qualche cosa a cui non ha accesso;
  • quando si ha una dilazione nella consegna di ciò che desidera;
  • sente uno o più bisogni per il quale non riesce ad esprimere la richiesta o a cui non ha ricevuto risposta;
  • vuole richiamare l’attenzione degli altri;
  • vuole evitare dei compiti, dei luoghi e delle situazioni particolari.

Cosa rinforzare e cosa no…

È manifesto che un comportamento viene rafforzato se, a seguito di esso, l’allievo ottiene ciò a cui ambisce o riesce ad evitare ciò che non voleva. Tale “meccanismo” viene avviato in maniera non voluta e inconsapevole dal soggetto. A tal proposito occorre puntualizzare che il comportamento problema messo in atto:

  • ha un intento comunicativo;
  • si relaziona agli eventi che lo precedono e lo seguono e non si manifesta casualmente;
  • svolge una sua funzione specifica;
  • un solo comportamento problema può avere composte funzioni.

Cosa osservare nei comportamenti problema

L’esperienza e la ricerca degli ultimi anni – è affermato nel “Regolamento della gestione dei comportamenti-problema” dell’Istituto Comprensivo “Vincenzo Randi” di Ravenna, guidato con grande capacità manageriale e organizzativa, dal dirigente scolastico prof. Mirco Banzola – hanno dimostrato che, spesso, i comportamenti-problema sono modificabili, soprattutto in età evolutiva, che è possibile ridurre l’intensità e la frequenza delle crisi e che, a volte, si possono estinguere. Dunque, in ragione di queste premesse, è possibile intervenire educativamente nelle condizioni di crisi sia in termini di precauzione (per evitare che accadano, eventualmente diradarle e/o, comunque, depotenziarle), sia in termini di limitazione.

Un comportamento non può essere capito se è considerato solamente e semplicemente fine a se stesso. Infatti, la comprensione necessita di una messa in relazione con il contesto e con le conclusioni che lo consolidano, gli antecedenti o eventi ambientali che lo determinano. Siffatte indicazioni si ottengono con l’osservazione organizzata che ha lo scopo di individuare ciò che il bambino fa, e non solo questo, contemporaneamente anche quante volte lo fa e in quali contesti opera in tale maniera e modalità Essa rappresenta, per ciascun insegnante di qualunque ordine di scuola, il punto di avvio per qualunque provvedimento volto a cambiare una condotta e/o ad anticipare e perciò smorzare possibili atteggiamenti anche, talvolta, molto pericolosi.

La scheda di analisi funzione a scuola

Cosa fare? Come operare, cosa utilizzare? Necessita, è evidente e sotto gli occhi di tutti, l’utilizzo della scheda di analisi funzionale, il modello “ABC”, che si focalizza su tre componenti:

Antecedent (antecedente)

Behavior (comportamento)

Consequence” (conseguenza).

Costruire una documentazione precisa della crisi

Per attuare questa tipologia di analisi funzionale è necessario che sia costruita una apposita documentazione specifica della crisi in modo da poter effettuare, con puntualità e certezza, un’accorta analisi della condizione, al fine di comprendere con compiutezza e consapevolezza da cosa fluisce il comportamento problema, qual è, a partire da ciò, la sua funzione e, successivamente, in quale maniera e con quale tempistica ripristinare comportamenti che siano corretti, sottraendosi al rischio di rafforzare quelli negativi (perché ha agito così? A cosa è servito? Cosa ha ottenuto?).

Infatti, una eventuale conseguenza gradita che fa seguito ad un comportamento problema conduce, inevitabilmente, al suo mantenimento o ad un accrescimento della probabilità che venga rifatta. Un effetto sgradito, di contro, inevitabilmente, conduce ad una riduzione della probabilità che esso venga riprodotto. Per tale ragione è importantissimo capirne la funzione.

Su cosa si basa l’osservazione secondo il modello ABC

Il programma è utilizzabile solamente nella circostanza nella quale i comportamenti sono anticipati da precedenti o da premesse, cioè da eventi che, in ragione del fatto che precedono, sono assolutamente osservabili. Vediamo in concreto su quale circostanza e su quali elementi si sostanzia e concretizza l’osservazione secondo il modello precedentemente citato e chi chiamiamo ”ABC”. Sempre il più volte citato e utilizzato “Regolamento della gestione dei comportamenti-problema” dell’Istituto Comprensivo “Vincenzo Randi” di Ravenna, prevede esplicitamente che:

  1. l’evento antecedente: sono stimoli interni o esterni, o eventi ambientali che precedono e dirigono un determinato comportamento; possono essere regole, aspettative, comunicazioni, pensieri e situazioni.

Per avere un controllo a breve termine sul comportamento è possibile eliminare o cambiare gli antecedenti per ridurre la probabilità che un comportamento problematico si manifesti.

Gli interventi basati sulla gestione degli antecedenti si rivolgono principalmente all’ambiente, così da rendere più semplice l’attuazione di comportamenti desiderabili.

  1. Il comportamento: ciò che il bambino fa; è qualcosa di osservabile, modificabile e di cui si può contare la frequenza.
  1. Le conseguenze: cosa avviene dopo un determinato comportamento, cosa cambia e come reagisce l’ambiente dopo il comportamento problema. Esse rivestono una grande importanza poiché dopo aver valutato la funzione del comportamento possono essere gestite dall’adulto ed assumere un carattere positivo (premi) o un carattere negativo (punizioni), ma numerose sono le varianti a disposizione.

I rinforzi positivi

Dal punto di vista squisitamente psicologico si hanno due tipologie di rinforzi: quelli positivi e, evidentemente, quelli negativi.

I rinforzi positivi sono utilizzati ogni qualvolta è messo in atto un comportamento regolare, in modo da allargare, meglio ingrandire, la possibilità che venga ripetuto, e sono di differenti tipologie:

rinforzi sociali: esternazione di affetto o/e approvazione utilizzando i sorrisi, le carezze e gli elogi

rinforzi tangibili: consistono in premialità di tipo le: ad esempio giochi, dolci e figurine

rinforzi simbolici: bollini o gettoni che vengono raccolti e scambiati con premi o concessioni

rinforzi dinamici: attività gratificanti o privilegi particolarmente graditi al bambino.

Il rinforzo negativo

Un altro tipo di conseguenza premiante può essere il rinforzo negativo, cioè il distacco o, addirittura, la cessazione della situazione gradevole ed ha come conseguenza il cambiamento di una condotta di tipo negativa.

Bisogna fare assolutamente attenzione ad alcune modalità che solitamente azioniamo talvolta involontariamente: non premiare mai, non consegnare mai rinforzi dopo un comportamento problema perché in siffatta maniera il comportamento difficile viene probabilmente rafforzato in modo casuale.

I rinforzi cosa determinano?

Con il rinforzo negativo o positivo, perciò, l’esito sarà un accresciuto dalla reiterazione dei comportamenti che li hanno definiti giacché tramite rinforzi continui ci si avvicina gradualmente al comportamento desiderabile.

Si ricorda, comunque e in ogni caso, che qualsiasi intervento dovrà essere seguito da costanti attenzione e rispetto verso la persona del bambino, il suo sentire, la sua particolare e personalissima dimensione spirituale, ma anche la sua dimensione corporea, quella relazionale e, infine, ma non in ultimo quella sociale.

Il regolamento

Il regolamento che alleghiamo di fatto, come abbiamo già più volte evidenziato, contiene strumenti operativi e suggerimenti da seguire che, in siffatte situazioni, risulta essere fondamentale e irrinunciabile. Un plauso a quelle scuole, come l’Istituto Comprensivo “Vincenzo Randi” di Ravenna, che si presentano come modello di “Eccellente scuola” in una dimensione nuova e attuale capace di anticipare ogni possibile situazione che si possa frapporre tra l’alunno e il suo successo formativo e umano. Detto regolamento, come si legge nella premessa del documento, è ispirato alla Nota dell’USR-2017 ER prot. n.12563 del 5 luglio avente per oggetto “Prevenzione e gestione delle crisi comportamentali a scuola” e al corso di formazione “Comunicazione efficace e Disturbi del Comportamento. Strategie educative e didattiche innovative” della dott.ssa Katia Tonnini.

Protocollo gestione comportamento problema

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