Gestione covid a scuola, dalle nuove misure del Governo al protocollo di sicurezza: i sindacati dicono no e si scontrano con il Ministero

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Lo scontro fra sindacati e Ministero continua: dopo la questione mobilità che ha visto anche la diffida di Flc Cgil e Uil Scuola nei confronti di Viale Trastevere, stavolta il dialogo si inceppa bruscamente anche sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza: Nessun sindacato ha deciso di firmare.

Il protocollo che il Ministero ha pensato per concludere l’anno scolastico non sembra assolutamente piacere ai sindacati, già contrariati dalle ultime misure del governo contenute sul decreto riaperture.

Nulla di nuovo si scaricano sulle scuole le contraddizioni e le decisioni rispetto ad una normativa a dire poco incerta e confusa che merita, per quanto ci riguarda un chiarimento politico con il ministro per concertare azioni e non documenti  burocratici che lasciano alla responsabilità dell’amministrazione“, ha commentato Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola in merito alle nuove disposizioni al termine dell’emergenza per le scuole.

Mancano le garanzie finanziarie per confermare il cosiddetto organico covid e restano le norme sulla gestione delle infezioni che, come è  noto sono ancora presenti e che saranno gestite con i medesimi  strumenti come le mascherine FFP2, – ha continuato Turi – e gestione delle presenze sulla base del numero degli alunni affetti da patologia con l’utitilizzo della Dad ovvero delle Did”.

Sulla mancata firma del protocollo di sicurezza, il sindacalista aggiunge: “Non è stato possibile sottoscrivere un protocollo condiviso con le organizzazioni sindacali per la distanza che corre tra gli interventi amministrativi e regolamentari (atti autoritativi) e la realtà delle scuola che i sindacati devono rappresentare. – ha sottolineato Turi – In luogo del protocollo è stato inviato alle scuole il piano scuola condiviso con le regioni per la prosecuzione dell’anno scolastico 2021- 2022. Un piano che sostanzialmente ripercorre le azioni di quello precedente, per altro mai completamente attuato, per la mancanza di interventi strutturali: presidi sanitari, strumenti di sanificazione delle aule, riduzione degli alunni per classi per garantire il distanziamento“.

E’ evidente che la sicurezza non può essere assicurata per decreto, ma per azioni che non ci sono state e non ci saranno. L’unica novità peraltro molto pasticciata e che porterà confusione e contenziosi, è la riammissione dei docenti inadempienti all’obbligo vaccinale che permane per il personale della scuola, – ha evidenziato Turi – professori che non possono entrare in classe per insegnare e contemporaneamente devono essere in possesso di green pass ‘ordinario’ per l’accesso a scuola. Un paradosso evidente: si restituisce il diritto alla retribuzione, ma non quello di esercitare in pieno la propria professione per non creare rischi agli alunni, pur chiedendo il green pass“.

Critico anche Francesco Sinopoli, segretario generale Flc Cgil: “Constatiamo ancora una volta la grave approssimazione del Governo nell’affrontare i problemi più urgenti della scuola. Addirittura – sottolinea Sinopoli- manca la più volte annunciata copertura finanziaria per garantire la proroga, fino alla fine delle attività didattiche in tutte le Regioni, di tutto il personale che sta lavorando sull’organico aggiuntivo Covid. Ciò comporta un grave danno non solo per i lavoratori, che rientreranno a casa nonostante svolgano mansioni fondamentali, ma soprattutto per le scuole, che ad anno scolastico in corso verrebbero a perdere parte del già esiguo personale”.

A questo va aggiunto – continua il dirigente sindacale – che il decreto contenente le misure per la cessazione dello stato di emergenza, sottrae altre risorse proprio alle singole scuole per coprire parte della retribuzione dei supplenti che sostituiscono in classe i colleghi non vaccinati e non prevede invece, la sostituzione del personale ATA non vaccinato. Anche in questo caso il governo, invece di investire adeguatamente, sottrae risorse ai fondi integrativi delle istituzioni scolastiche e crea disfunzioni.

Senza risposte e risorse certe e adeguate su tutte queste questioni, non può esserci garanzia di salute e sicurezza nelle nostre scuole – conclude Sinopoli-  e non potrà esserci la nostra firma al nuovo Protocollo”.

Anche le altre organizzazioni sindacali non firmano il protocollo di sicurezza, come abbiamo già riportato. Per la Cisl Scuola, “l’Amministrazione durante la riunione ha rifiutato rigidamente la prosecuzione del confronto non considerando le conseguenze che una mancata firma condivisa del protocollo determineranno in termini di responsabilità della dirigenza scolastica”, racconta Ivana Barbacci, segretaria generale.

Anche Snals e Gilda contrarie alle nuove misure di sicurezza. Per il sindacato guidato da Elvira Serafini, “non sono state individuate con precisione le risorse per la proroga dei contratti Covid e soprattutto non si ha la garanzia di risorse necessarie per la sostituzione di tutto il personale non vaccinato che non entra in classe. Non vi sono garanzie di risorse adeguate per l’acquisto di mascherine FFP2 per l’auto sorveglianza che subirà notevoli incrementi a causa di una eventuale ripresa dei contagi tra tutta la popolazione e quella scolastica in particolare. Restano generiche le indicazioni per l’importantissima e fondamentale areazione dei locali e per il distanziamento che viene subordinato alle condizioni logistiche degli edifici scolastici. Mancano del tutto le indicazioni delle misure di sicurezza per lo svolgimento degli esami preliminari dei candidati privatisti agli esami di Stato e per gli esami conclusivi dei diversi corsi di istruzione”.

La Federazione con a capo Rino Di Meglio invece, aveva già manifestato la propria contrarietà: “Considerato il livello totalmente inadeguato di tutele previste per i docenti, sembra un eufemismo definire di sicurezza l’ultimo protocollo anti-Covid redatto dal ministero dell’Istruzione. Demansionare i docenti inadempienti all’obbligo vaccinale, inoltre configura un’arbitraria violazione dei contratti in vigore che non trova alcuna giustificazione in reali esigenze dell’Amministrazione”. 

Particolarmente critica Anief, che annuncia “ricorsi contro la violazione delle norme contrattuali vigenti e la nota ministeriale che cambia il contratto dei 3.500 docenti sospesi a disposizione del dirigente scolastico dal 1 aprile. Inevase le richieste del sindacato sullo sdoppiamento delle classi, il rispetto del distanziamento, la gratuità dei dispositivi di protezione e tamponi, l’uso della DDI senza nuove regole senza più lo stato di emergenza e sul rispetto della funzione docente del personale sospeso”, dice il presidente nazionale Marcello Pacifico.

Misure di sicurezza e obbligo vaccinale: il vademecum aggiornato del Ministero dell’Istruzione. NOTA e PIANO [PDF]

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