Gestione casi covid a scuola, c’è ancora chi usa il vecchio protocollo. E per il referente covid aumenta il carico di lavoro

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Le nuove regole per quanto riguarda la gestione dei casi covid nelle scuole ancora stanno tardando a vedersi applicate in modo omogeneo sul territorio nazionale. Lo hanno denunciato i presidi, i docenti referenti. I genitori. Senza contare le molestie burocratiche che sono costretti a subire i referenti covid nelle scuole.

Fra queste denunce di mancata applicazione dei nuovi protocolli, riportiamo quella del docente Rosolino Cicero, dell’I.C.S. “Giuliana Saladino” di Palermo.

L’insegnante scrive:  “In qualità di referente scolastico covid 19, a seguito di una mia segnalazione di un caso positivo in una classe secondo le indicazioni previste nella Nota tecnica prot. 1218 del 6/11/2021, riceviamo in risposta dall’Ufficio del Commissario Ad Acta per l’Emergenza Covid nella quale si legge: “Si rappresenta che, come già comunicato al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale in data 14/11/2021, nelle more della redazione delle disposizioni standardizzate previste al punto 1) delle “indicazioni operative” di cui alla Circolare a firma congiunta del Ministero della Salute e del Ministero dell’Istruzione prot. n. 0050079-03/11/2021 di condivisione del documento predisposto dall’ISS e in attesa di riscontro da parte dei predetti Ministeri ai quesiti formulati in ordine alle problematicità riscontrate nell’attuazione della nuova procedura di gestione dei contatti di casi di infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico, si attua la precedente procedura prevista dalle indicazioni operative rese con nota dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana prot. 0033108 del 24/09/2020“.

Dunque quanto segnalato da dirigenti scolastici nei giorni passati accade anche in Sicilia: le strutture sanitarie locali rimandano al vecchio protocollo. Con l’aggiunta di un upgrade sgradito ai referenti covid delle scuole: “al fine di poter provvedere alla determinazione delle misure specifiche per tutti i contatti scolastici, è necessario compilare, in tutte le sue parti, ed inoltrare alla scrivente struttura il file allegato, contenente tutte le informazioni anagrafiche e di contatto necessarie per le comunicazioni successive.

Mentre lo scorso anno scolastico si procedeva ad una segnalazione dettagliata con allegati elenchi alunni e esito tampone positivo” -prosegue Cicero – adesso viene richiesto anche di compilare un file excel nel quale scrivere nell’ordine “ALUNNO POSITIVO-DATA ULTIMO CONTATTO CON CASO POSITIVO-DATA TAMPONE-DATA DATA INIZIO SINTOMI-COMUNE-ISTITUTO SCOLASTICO-CLASSE-TIPOLOGIA CONTATTO-COGNOME-NOME-DATA DI NASCITA-LUOGO-CODICE FISCALE-COMUNE DOMICILIO-INDIRIZZO-EMAIL-TELEFONO.”

Il docente conclude: “Ditemi voi se è ragionevole tutto questo e se, invece, non siamo ai limiti di una e incomprensibile ‘molestia burocratica’“.

Nei giorni scorsi era stata l’ANP a lanciare l’allarme sulla gestione dei protocolli. Ma non solo: “La circolare del ministero della Salute che le prevede è delegittimata dall’aumento dei contagi: dice infatti in premessa che le nuove misure sono consone con la riduzione della diffusione del virus. E poi la combinazione di 2 tamponi a distanza di 5 giorni è insostenibile materialmente. Tra l’altro, chi lo fa autonomamente, deve avere anche il certificato medico per il rientro e in attesa sta a casa: tanto vale restare come stavamo con la classe intera in quarantena, a meno di non voler vedere le scuole al collasso“, scrive Cristina Costarelli, presidente dell’ANP Lazio.

Le nuove regole sono indicate nella circolare congiunta ministero dell’Istruzione e ministero della Salute del 3 novembre, che si propone di standardizzare i comportamenti a livello nazionale.

Il documento prevede due scenari: quello relativo alla fascia d’età 0-6 anni, e quello delle scuole primarie (elementari) e secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori).

Il protocollo prevede provvedimenti – di responsabilità dell’autorità sanitaria – diversi a seconda della fascia d’età degli alunni e dello status vaccinale.

In presenza di un caso positivo, i compagni di classe faranno un test il prima possibile, definito “T0”, e se il risultato è negativo si potrà rientrare a scuola, e poi uno dopo 5 giorni.

Nel caso di due positivi i vaccinati o negativizzati negli ultimi 6 mesi faranno la sorveglianza con testing, mentre i non vaccinati la quarantena.

Nel caso di tre positivi andrà in quarantena tutta la classe (ma con quarantena di 7 giorni per i vaccinati e i guariti, di 10 per gli altri) con l’attivazione della Dad.

Il preside sospende “in via eccezionale ed urgente” le lezioni nel caso in cui le autorità sanitarie “siano impossibilitate ad intervenire tempestivamente”.

Il dirigente scolastico agirà in base ad una serie di indicazioni predeterminate, dettate dalla circolare ministeriale: informa la Asl, individua i “contatti scolastici” e per loro sospende temporaneamente le lezioni, “trasmette ai contatti scolastici le indicazioni standardizzate preventivamente predisposte dal DdP” e “segnala al DdP i contatti scolastici individuati”. I dati sui vaccinati non sono nella disponibilità della scuola e “quindi non vanno trattati”.

I DOCUMENTI UTILI

NOTA TECNICA

NOTA DI ACCOMPAGNAMENTO

Gestione quarantena scuola, i cinque compiti del dirigente scolastico. Ecco cosa fare per evitare problemi di privacy. NOTA [PDF]

Nuova quarantena a scuola, chi sono i “contatti scolastici” che dovrà individuare il dirigente scolastico in caso di positivo in classe?

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