Germani (Anquap): assumere ATA, lavoro in aumento. Rivedere poteri Consiglio istituto. Il bonus premiale sarà quattordicesima

di Eleonora Fortunato
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A fronte di un giudizio complessivamente positivo sulla Legge 107, Giorgio Germani, presidente Anquap (Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche), stigmatizza qualche ritardo: nella riforma degli organi collegiali, nel mancato aggiornamento del regolamento di contabilità, nelle tante incertezze che ancora regolano il rapporto tra scuola ed Enti locali.

A fronte di un giudizio complessivamente positivo sulla Legge 107, Giorgio Germani, presidente Anquap (Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche), stigmatizza qualche ritardo: nella riforma degli organi collegiali, nel mancato aggiornamento del regolamento di contabilità, nelle tante incertezze che ancora regolano il rapporto tra scuola ed Enti locali.

Dottor Germani, la Buona Scuola un anno dopo è buona scuola anche per la categoria di lavoratori che lei rappresenta?

“Credo che la mia associazione possa vantare una visione a 360 gradi sulla scuola, non a caso sulla 107 abbiamo avuto modo di confrontarci tanto con i soggetti politici quanto con quelli sindacali e il giudizio è globalmente positivo: la scuola è tornata al centro dell’attenzione, sono state stanziate risorse importanti per il suo funzionamento, faccio l’esempio dell’alternanza scuola-lavoro, quello del piano nazionale per la scuola digitale, tutte trasformazioni a vantaggio dei ragazzi. Anche la categoria dei docenti ha ricevuto una considerazione importante: pensiamo al piano straordinario di assunzioni, all’organico del potenziamento – che consente alle scuole di ampliare il piano dell’offerta formativa non più solo sulla base del numero di iscritti – oppure al bonus formativo e al bonus premiale per i docenti, tutti aspetti positivi in larga misura già realizzati o in fase di realizzazione. Tra i punti su cui attendiamo ancora risposte segnalo, invece, il mancato aggiornamento del regolamento di contabilità e il ritardo generato dal nuovo codice dei contratti: il Miur non ha ancora licenziato un atto di indirizzo, rimettendosi interamente all’Anac, cioè l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Altre dimenticanze che ravvisiamo riguardano gli organi collegiali, il cui ordinamento risale al 1974, in un contesto radicalmente diverso da quello attuale, il rapporto tra scuola ed enti locali e soprattutto il personale amministrativo”.

Questa potrebbe passare per una critica corporativa.

“Non lo è affatto, mi creda, tutti coloro che hanno familiarità col mondo della scuola sanno benissimo che il nostro personale lavora alacremente accanto ai docenti per l’espletamento delle attività curricolari ed extracurricolari, ne è prova il fatto che in estate gli Ata e i Direttori sga sono in attività piena per svolgere tutta una serie di attività propedeutiche all’inizio del nuovo anno scolastico”.

Quest’anno, con le chiamate dagli ambiti, forse ancora di più.

“Senz’altro, tra mobilità, assegnazioni provvisorie e chiamate dagli ambiti i dirigenti e gli staff amministrativi saranno chiamati a svolgere un lavoro probabilmente più complesso rispetto al passato, con l’aggravante degli effetti della legge di stabilità 2015”.

Quali sono queste aggravanti?

“Beh, innanzitutto nessun dipendente delle Province ha chiesto di essere spostato nella scuola – evidentemente sanno che nel nostro settore si lavora molto – inoltre non ci sono state immissioni in ruolo né è stato dato via libera alle supplenze. Anche il concorso per il reclutamento di 450 Direttori sga (a fronte di un totale di 1000 posti vacanti soprattutto nelle regioni del centro/nord) di cui si era parlato non è mai stato autorizzato, circostanza che sta creando non pochi problemi: viste le tante responsabilità che la scuola si trova ad affrontare oggi, i dirigenti non possono essere lasciati soli sul versante amministrativo e contabile e, comunque, devono poter contare su professionalità ben selezionate e ben formate”.

Prima citava il bonus premiale agli insegnanti come un fattore positivo della Buona Scuola, ma anch’esso rappresenta in qualche modo un aggravio al lavoro dei dirigenti e, in presenza di tante difficoltà per arrivare a criteri condivisi, non tutti ne sono così entusiasti.

“So bene che ci sono molte polemiche riguardo a questo argomento, ma mi sembra una svolta culturale importante: chi sbaglia va sanzionato, ma chi lavora bene va premiato. Fermo restando che il trattamento economico fondamentale riguarda il proprio dovere istituzionale, non mi sembra che ci sia nulla di male a prevedere qualcosa in più per chi va al di là di esso. D’altra parte la valorizzazione delle potenzialità e delle attitudini individuali è ciò che fa da stimolo anche alle nostre aziende presenti sul mercato internazionale”.

Sì, però è un po’ rischioso adottare per la scuola le stesse logiche del mercato, la formazione degli individui è un prodotto un po’ delicato.

“Ma la cosa peggiore sarebbe stata continuare a non fare nulla. Dopo il primo monitoraggio fatto dal Ministero e dopo i lavori dei comitati di valutazione, ora siamo nella fase in cui il dirigente dovrà individuare i docenti da premiare; le somme a disposizione non sono altissime, potremo avere sui 1400-1500 euro lordi per dipendente, che grosso modo corrispondono a una 14esima mensilità, per non più del 10 per cento dell’organico di una scuola”.

Molte associazioni professionali hanno sottolineato che questa iniziativa somiglia di più a una mancia che a un provvedimento strutturale per la valorizzazione del merito, suggerendo al Miur di darsi da fare per la costruzione di un vero sviluppo di carriera.

“Anche la carriera non è che possano farla tutti. L’unica critica che rivolgerei io a questo tipo di provvedimento è in un certo senso una troppo ampia collegialità nell’individuazione dei criteri per l’attribuzione del bonus”.

A proposito di questo, all’inizio dell’intervista citava come punto dolente anche la mancata riforma degli organi collegiali, ci vuole spiegare il motivo?

“E’ davvero molto semplice. Oggi il Consiglio di istituto di una scuola conta 19 membri, 8 docenti, 8 genitori, 2 Ata, un dirigente; il Consiglio comunale di una città di 20mila abitanti come Orvieto ha 16 consiglieri più il sindaco. Possibile che per amministrare un comune con un notevole flusso turistico come Orvieto bastino 17 persone e per una scuola ce ne vogliano 19? Il fatto che questo organismo sia in crisi si nota anche dal fatto che quasi tutti disertano le elezioni”.

Quindi con che cosa andrebbe sostituito il Consiglio di istituto?

“Andrebbe fatto un organismo di governo che prendesse solo alcune decisioni fondamentali, che non si intersecasse, quindi, con le funzioni dirigenziali. La scuola, cioè, dovrebbe finalmente adeguarsi a una legge dello Stato che già sancisce la separazione tra attività gestionale e scelte politiche”.

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