Genitori violenti, la scarsa percezione del profilo pubblico della scuola

di redazione
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Gianfranco Scialpi – Genitori violenti, aumentano le notizie di un disastro educativo.

 Le cause sono diverse. In alcuni casi, però dipende dalla mancata percezione che la scuola è un servizio pubblico con regole e norme Senza dimenticare la formazione dell’uomo e del cittadino (Costituzione).

Genitori violenti, pessime notizie dalle scuole

Genitori violenti verso il personale scolastico. Dalle scuole arrivano solo pessime notizie. Quasi tutte ripetono il canovaccio di un rapporto compromesso con l’utenza. In altri termini, siamo di fronte a un disastro educativo!
L’ultima in ordine di tempo ha visto protagonista una collaboratrice scolastica. Si legge sul portale Alessandria Oggi: “Si tratta di un’aggressione avvenuta negli ambienti del Comprensorio di Molare (Scuole Elementari), dove la donna, dopo aver negato al padre il permesso di accedere in orario di lezione alla classe insieme al figlio, è stata violentemente strattonata. L’uomo, un italiano di circa 40 anni, che voleva trasportare lo zaino del figlio fin dentro l’aula (pare che il ragazzino non fosse al momento in perfette condizioni fisiche), ha reagito male quando la collaboratrice scolastica lo ha fermato offrendosi di farlo al suo posto, dal momento che, durante le lezioni, non è consentito l’accesso ai genitori salvo in casi eccezionali.”

La scuola è un servizio pubblico, la famiglia invece…

La scuola è un’istituzione che offre un servizio pubblico con finalità culturali. La sua natura impone relazioni normate con l’utenza. Regole che devono considerare i suoi fini prospettici di promozione dell’uomo e del cittadino (Costituzione). In alcuni casi devono essere maggiormente vincolanti, in considerazione della minore età di quasi tutti gli studenti. Molti genitori di alunni e studenti, invece, sono convinti che l’istituzione scolastica sia un’espansione della famiglia. Qui ritroviamo la cifra del nostro tempo con le sue contraddizioni, il saluto dalle regole e dal futuro, l’abbraccio al “Mi piace” pulsionale, al perseguimento di un  deleterio sovranismo psichico (Censis, 2018) che  trasforma i figli in totem  per i quali si è disposti a tutto, anche andare “al di là del bene e del male” ( F. Nietzsche). 

Il familismo che compromette la percezione del profilo pubblico della scuola 

La percezione è favorita dalla relazione quasi amicale con i docenti (soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria), dalla convinzione che la scuola debba riempire le teste di contenuti e procedure, piuttosto che formarle. Paradigma culturale coerente con l’abbandono della prospettiva, a vantaggio di un presente onnipresente. A questo contesto di basso profilo culturale si richiede uno stare insieme, finalizzato a svolgere attività solo divertenti e interessanti, mettendo al bando l’impegno e lo sforzo per quelle più noiose e preferendo una promozione senza formazione. Siamo di fronte a un contesto assimilabile a un parco dei divertimenti, a un Luna Park dove l’aspetto pulsionale (“Mi piace”/”Non mi piace”) è determinante per la valutazione dell’offerta. Non esiste regola o limite esterno a questa fruizione illimitata. Tutto è governato dall’Io sempre più ipertrofico.

Il pessimo risveglio del genitore

E’ prevedibile quindi la reazione violenta, quando il genitore scopre che il profilo istituzionale della scuola, è costituito da norme e regole per la maggior parte finalizzate a tutelare l’integrità fisica degli alunni/studenti minorenni (è il caso presentato all’inizio). Medesima reazione si ha di fronte alla frustrazione del totem-figlio di fronte a un voto commisurato al suo scarso impegno. E’ un brutto risveglio, considerando che la presa di coscienza coinvolge gli operatori scolastici che obbligatoriamente devono far prevalere le ragioni di un servizio pubblico che persegue anche finalità culturali e prima di tutto costituzionali (formazione dell’uomo e del cittadino).

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