Genitori italiani seguono i figli almeno per sette ore a settimana, ma pensano che la scuola sia peggiorata

di redazione
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Alcuni dei risultati pubblicati dalla Varkey Foundation, l’ente benefico per l’istruzione globale. Tali risultati si basano su approfonditi sondaggi di opinione condotti da Ipsos per valutare speranze, timori e prospettive di oltre 27.000 genitori in 29 paesi.

L’indagine Globale tra i Genitori è l’indagine più completa mai condotta sugli atteggiamenti dei genitori di tutto il mondo in relazione all’istruzione dei propri figli ed al loro futuro.

Le medesime domande sono state poste a genitori in Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Colombia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, India, Indonesia, Itali, Giappone, Kenya, Malesia, Messico, Perù, Polonia, Russia, Singapore, Sudafrica, Corea del Sud, Spagna, Turchia, Uganda, Regno Unito, Stati Uniti e Vietnam.

RISULTATI PRINCIPALI – ITALIA:

Solo un genitore italiano su cinque (21%) ritiene che gli standard educativi siano migliorati negli ultimi 10 anni. È il quarto valore più basso, insieme al Giappone (21%), tra tutti i paesi in cui è stata condotta l’indagine dopo Russia e Sudafrica (20%), Germania (19%) e Francia (8%). Oltre la metà (56%) dei genitori italiani ritiene che gli standard educativi, nello stesso periodo, siano peggiorati, facendo un confronto con la media dei risultati dell’indagine pari al 37%. I genitori che hanno frequentato l’università (64%) erano più propensi, rispetto a coloro i quali hanno un’istruzione secondaria (53%), a ritenere che gli standard di istruzione, negli ultimi 10 anni, siano peggiorati. I più elevati livelli di pessimismo si sono riscontrati tra i genitori delle regioni del centro (66%).

L’Italia è l’unica grande economia europea in cui un’ampia maggioranza dei genitori (70%) è favorevole all’erogazione di buoni formativi da parte del governo. Questa percentuale è superiore rispetto a Spagna (51%), Francia (44%), Regno Unito (39%) e Germania (39%).

Gli italiani attribuiscono maggiore importanza all’università rispetto a qualsiasi altro paese europeo intervistato: il 37% dei genitori afferma che è estremamente importante che il proprio figlio frequenti l’università e il 66% afferma che è molto importante. In confronto, la percentuale di genitori che lo reputa estremamente importante è l’11% in Francia, il 13% in Regno Unito, il 13% in Germania e il 23% in Spagna.

Solo il 39% degli italiani è ottimista per quanto riguarda il futuro dei propri figli, decisamente meno della media dell’indagine che si attesta al 60%, inferiore a molte economie consolidate quali gli USA (68%) e il Regno Unito (57%) e solo marginalmente superiore alla Germania (38%) e alla Francia (31%).

Inoltre, dall’indagine emerge che il 78% dei genitori italiani considera buona la qualità dell’insegnamento presso la scuola frequentata dai figli. Tuttavia, la percentuale è più elevata nel caso delle scuole private (95%) rispetto alle scuole pubbliche (76%). Ciononostante, solo il 34% ritiene che la qualità delle scuole pubbliche in Italia sia buona, risultato complessivamente in linea con la classifica dell’indagine PISA che vede l’Italia al 34° posto su 70 nazioni. Una proporzione simile (31%) valuta le scuole pubbliche di qualità scarsa o molto scarsa – la cifra più elevata tra le cinque maggiori economie dell’UE e decisamente più elevata rispetto al Regno Unito, dove solo il 10% considera la scuola pubblica di scarsa qualità.

Al contempo, solo poco più della metà (52%) degli italiani crede che la scuola dei propri figli li prepari adeguatamente al mondo del 2030 e oltre, cifra inferiore alla media globale del 64%. Tale dato è maggiore rispetto alla Francia (47%), ma inferiore alle altre grandi economie europee. Infatti, il 67% dei genitori in Regno Unito è convinto che la scuola prepari adeguatamente i propri figli al mondo del 2030 e oltre, il 67% in Spagna e il 57% in Germania.

Del 43% che invece ritiene che la scuola non prepari i figli adeguatamente al mondo del 2030 e oltre, il 72% afferma che una prospettiva internazionale di più ampio respiro sarebbe uno dei tre migliori metodi che le scuole potrebbero adottare per preparare meglio i propri figli. Per confronto, in Italia il 65% auspica una maggiore attenzione alla preparazione dei figli nell’utilizzo di tecnologie nuove ed emergenti, il 53% una maggiore enfasi su nuovi tipi di carriere, impieghi e competenze necessarie in vista del futuro, il 46% maggiore preparazione su competenze non convenzionali o “soft” che saranno indispensabili in futuro, e il 42% desidera un piano di studi più interessante ed aggiornato che stia al passo con i cambiamenti.

Qualora fossero disponibili fondi aggiuntivi per le scuole dei figli, oltre la metà (56%) li investirebbe in computer/tecnologia. Per i genitori italiani questa rappresenta la prima scelta, ed è una percentuale considerevolmente superiore rispetto alla media globale (46%). Per confronto, il 52% spenderebbe i suddetti fondi ipotetici per svolgere attività extracurricolari, il 49% per edifici e altre strutture, il 43% per un maggior numero di insegnanti o per uno stipendio migliore per gli insegnanti già impiegati, il 43% per risorse, il 30% per personale di sostegno.

Vikas Pota, l’Amministratore Delegato della Varkey Foundation, ha affermato:

“Sebbene i titoli di prima pagina parlino di carenza di fondi e di insuccessi scolastici in tutto il mondo, è straordinario vedere quanta fiducia i genitori ripongano nella qualità dell’insegnamento nelle scuole dei propri figli. Secondo le classifiche globali, i genitori di tutto il mondo nutrono una profonda fiducia nelle capacità degli insegnanti dei propri figli, a prescindere dalla qualità del sistema di istruzione del proprio paese. Inoltre, quasi due terzi dei genitori credono che la scuola dei propri figli li prepari adeguatamente al mondo del 2030 e oltre.

È altresì rincuorante notare che i genitori di tutto il mondo capiscono l’importanza di un ottimo insegnante. La nostra ricerca dimostra che, al momento di scegliere la scuola per i figli, i genitori prestano grande attenzione alla qualità dell’insegnamento e sono propensi a voler spendere i fondi addizionali disponibili nella scuola dei figli per l’assunzione di altri insegnanti o per l’aumento dello stipendio di quelli già assunti, oltre ovviamente a nuove strutture o tecnologia.

Inoltre, la nostra ricerca dimostra che i genitori, in particolare nelle economie emergenti, stanno prendendo sul serio il loro ruolo in ambito educativo, dedicando parecchie ore alla settimana ad aiutare i figli al di fuori dell’orario scolastico. Tuttavia, occorre che i Governi aiutino i genitori, garantendo la protezione dei budget scolastici nelle situazioni difficili e cancellando i tagli agli aiuti all’istruzione nelle zone più svantaggiate. Al fine di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile in materia di istruzione e di garantire a ogni bambino il diritto inalienabile ad un’istruzione dignitosa, occorre colmare un deficit nel sostegno finanziario che ammonta a 39 miliardi di USD all’anno.

RISULTATI PRINCIPALI – INTERNAZIONALE:

Qualità dell’istruzione

Il livello di fiducia che i genitori ripongono nella qualità di insegnamento presso la scuola dei propri figli è globalmente alto, con un 78% che reputa la qualità buona o molto buona. Tuttavia, su scala mondiale, il medesimo livello di fiducia non emerge per le scuole pubbliche. Infatti, solo il 45% dei genitori intervistati considera buona la qualità della scuola pubblica nel proprio paese. Non sempre sussiste una relazione tra fiducia nella qualità dell’insegnamento e le classifiche PISA. Corea del Sud (43%) e Giappone (61%) sono tra i paesi con il più basso livello di fiducia nella qualità dell’insegnamento nelle scuole dei figli, ancorché si trovino all’11° e al 2° posto della classifica PISA su 70 paesi. I genitori negli USA (91%) sono al secondo posto per livello di fiducia, sebbene il paese sia al 25° posto nella classifica PISA.

In merito al miglioramento o peggioramento degli standard educativi negli ultimi dieci anni, i genitori si trovano su fronti opposti: il 40% li reputa migliorati e il 37% peggiorati. Alcuni dei genitori più pessimisti vivono nelle grandi economie europee. I genitori francesi sono particolarmente pessimisti sul tema dell’istruzione e solo l’8% afferma che gli standard sono migliorati. La Germania segue con il 19%. I genitori nelle economie emergenti asiatiche sono assai più ottimisti: il 72% in India e il 70% in Cina e Singapore dichiarano che l’istruzione sia migliorata. Il Giappone è l’unico paese asiatico con una percentuale inferiore alla media globale dell’indagine, con il 21%.

Il fattore preponderante nella scelta della scuola per i figli, oltre alla posizione, è la qualità degli insegnanti che, per il 45% dei genitori a livello mondiale che ha avuto diverse opzioni, è stato uno dei tre criteri di scelta fondamentali. Tale approccio è condiviso da genitori di bambini sia di scuola primaria (44%) sia secondaria (45%). Dopo la qualità degli insegnanti, si consideravano un ambiente gioioso (30%), le referenze accademiche della scuola (30%), l’etica scolastica (27%), la qualità delle strutture (25%), l’approccio al comportamento ed alla disciplina (21%), le spese scolastiche (19%) e la misura in cui le scuole tengono in considerazione i desideri dei bambini (14%). I genitori russi si sono dimostrati particolarmente preoccupati della qualità degli insegnanti, considerata uno dei tre principali criteri di scelta dal 69% dei genitori, seguiti da USA (61%) e Vietnam (58%).

Qualora fossero disponibili fondi aggiuntivi per le scuole dei figli, la maggior parte dei genitori li spenderebbe a favore degli insegnanti. La metà (50%) dei genitori, tra le priorità, ha indicato un maggior numero di insegnanti o uno stipendio migliore per quelli già impiegati. Questo dato è da paragonarsi al 46% che spenderebbe ipotetici fondi aggiuntivi per computer/tecnologia, il 44% per lo svolgimento di attività extracurricolari, il 37% per personale di sostegno, il 37% per risorse, e il 34% per edifici ed altre strutture. La maggiore richiesta di spendere i fondi aggiuntivi a favore degli insegnanti si è concentrata in Europa occidentale, con il 76% di genitori in Germania (la percentuale più elevata tra i paesi intervistati), il 70% in Regno Unito e il 65% in Francia. Anche negli USA è emersa una richiesta elevata in questo senso (67%). La minore propensione a spendere i fondi aggiuntivi a favore degli insegnanti si è registrata in Indonesia (22%).
Tempo dedicato a contribuire all’istruzione

Un quarto (25%) dei genitori di tutto il mondo trascorre 7 ore a settimana o più aiutando i propri figli in ambito educativo. I genitori dei paesi emergenti ed a minor reddito sono più propensi a trascorrere significative quantità di tempo aiutando i figli al di fuori dell’orario scolastico rispetto ai genitori residenti in economie consolidate. In particolar modo è il caso di India (62%), Vietnam (50%) e Colombia (39%). I genitori nelle economie consolidate trascorrono meno tempo ad aiutare i figli: in Finlandia solo il 5% dedica 7 o più ore, il 10% in Giappone e l’11% in Francia e Regno Unito.

Quasi un terzo dei genitori (31%) ha la sensazione di dedicare troppo poco tempo ad aiutare i figli dopo la scuola. Sebbene i genitori nei paesi a minor reddito impegnino più tempo nell’aiuto dei figli, per loro questa sensazione è più forte, come in Perù, dove il 48% afferma di trascorrere troppo poco tempo ad aiutare i figli dopo la scuola, seppure il 31% di loro dedichi già 7 o più ore alla loro istruzione. Questo dato è decisamente più elevato rispetto alla Francia, dove solo l’11% dedica 7 o più ore all’aiuto, ma solo il 22% ritiene che sia troppo poco.

I genitori passano più tempo ad aiutare i figli più piccoli: il 29% dedica 7 ore alla settimana o più ai figli tra 4 e 7 anni di età, cifra che cala al 17% per i figli tra 16 e 18 anni. Nel caso dei figli tra i 16 e 18 anni, il 37% dei genitori non offre loro alcun aiuto, rispetto al 16% per i figli tra 4 e 7 e tra 8 e 11 anni ed al 25% per quelli tra 12 e 15 anni di età.

La mancanza di tempo, menzionata da oltre metà dei genitori intervistati (52%), è la motivazione più ricorrente addotta per giustificare il fatto che non aiutino i figli. Questa situazione è più sentita in Kenya (73%), Singapore (68%), Malesia (66%), Vietnam (63%) e Russia (61%). Tra i genitori estoni solo il 38% ha annoverato questa motivazione tra le tre barriere principali. Altre ragioni fornite dai genitori nei paesi intervistati per spiegare il motivo per cui non aiutano i propri figli in ambito educativo al di fuori dalla scuola sono: mancanza di informazioni da parte della scuola (32%), i figli ricevono abbastanza sostegno da un altro membro della famiglia/amico (30%), non si sentono sufficientemente competenti in materia da offrire aiuto al proprio figlio (29%), il figlio non accetta l’aiuto (27%), ritengono che non sia loro compito o che non sia appropriato aiutare i figli nello studio (19%).

I genitori più istruiti si sono dimostrati più propensi a dedicare tempo ogni settimana ad aiutare i figli nello studio. L’82% dei genitori con istruzione universitaria offre almeno un piccolo aiuto, rispetto al 73% dei genitori che hanno abbandonato la scuola secondaria e al 61% di quelli che hanno portato a termine solo la scuola primaria. Gli stessi hanno espresso anche una maggiore propensione a dedicare più tempo all’aiuto: il 29% dei genitori con istruzione universitaria offre 7 o più ore di aiuto, rispetto al 22% di quelli che hanno abbandonato la scuola secondaria e al 16% di coloro che hanno terminato la scuola primaria. Tuttavia, gli ostacoli identificati erano diversi. Il 56% dei genitori con istruzione universitaria ha addotto la mancanza di tempo come una delle barriere principali, rispetto al 48% di quelli con istruzione secondaria e al 31% di quelli con istruzione primaria. Per contro, il 34% dei genitori con istruzione primaria ha addotto la carenza di competenze in materia come una delle barriere principali, rispetto al 32% di quelli che hanno abbandonato la scuola secondaria e al 26% di quelli con istruzione universitaria.

Pluralismo educativo

Il 55% di tutti i genitori, il cui figlio frequenta una scuola statale, sarebbe abbastanza o piuttosto propenso a mandarlo in una scuola privata se potesse permetterselo e se vi fosse un posto adeguato disponibile. I numeri sono decisamente più elevati in paesi emergenti ed a minor reddito, quali India (85%) e Brasile (81%). Le economie consolidate forniscono un’immagine variegata. Alcuni paesi come USA (63%), Regno Unito (49%), Italia (42%) e Spagna (41%) sono più inclini a questa idea, mentre altri lo sono meno, come Estonia (26%) e Finlandia (29%).

Il 61% di tutti i genitori approva i buoni formativi che raccolgono un consenso generalmente maggiore nei paesi emergenti ed a minor reddito quali Kenya (84%), India (81%) e Sudafrica (79%). Anche in questo caso in numerose economie consolidate si è delineata un’immagine variegata, come in Estonia (33%) e Regno Unito e Germania (entrambe 39%). Mentre è emerso un forte consenso in Italia (70%), USA (60%) e Australia (56%). I genitori di questi paesi erano più inclini ad optare per i buoni formativi che a prendere in considerazione l’istruzione privata per i figli, ammesso che fosse conveniente e abbordabile.

Il sostegno del pluralismo educativo è universalmente più forte tra le persone più giovani e più istruite. I genitori più giovani e più istruiti sarebbero più propensi a mandare i propri figli in una scuola privata se potessero permetterselo e se vi fosse un posto adeguato disponibile. Sono inoltre più inclini ad approvare la gestione di scuole gratuite da parte di gruppi di genitori, gruppi di insegnanti, aziende private e istituti religiosi. Inoltre, tendono ad apprezzare maggiormente i buoni formativi.

Ottimismo per il futuro

Quasi due terzi dei genitori (64%) credono che la scuola dei propri figli li prepari adeguatamente al mondo del 2030 e oltre. In Asia sono emersi alcuni dei livelli di fiducia più elevati verso la scuola dei figli, come l’88% in India e l’86% in Indonesia, ma anche livelli tra i più bassi, come il 37% in Corea e il 38% in Giappone. I genitori intervistati in Africa e America Latina, in linea generale, erano più propensi a credere che i propri figli ricevano un’adeguata preparazione, rispetto ai genitori della maggior parte dei paesi europei: il 76% in Kenya e il 47% in Francia.

Quasi due terzi (60%) dei genitori sono ottimisti per il futuro dei figli. Alcuni dei più elevati livelli di ottimismo si sono riscontrati nelle economie emergenti ed a minor reddito, quali Perù (83%), sebbene solo il 14% dei genitori reputi buona la qualità dell’istruzione pubblica, e Kenya (81%). Le nazioni più ricche, come Giappone (28%) e Francia (31%), si sono dimostrate generalmente più pessimiste, mentre gli USA sono andati in controtendenza con un 68% di genitori ancora ottimisti.

La felicità dei figli è fondamentale per i genitori. Per il 43% è una delle tre fonti di maggior apprensione in relazione all’esperienza scolastica dei propri figli. Il fattore immediatamente successivo è il benessere mentale (41%).

Per i genitori la preoccupazione più frequente relativa al futuro dei figli riguarda la possibilità che essi trovino lavoro e costruiscano una carriera di successo. Il 42% lo considera uno dei tre principali aspetti che suscita apprensione in merito al futuro dei figli. Il denaro ed il costo della vita sono risultati essere la seconda maggiore preoccupazione (34%). I genitori sono generalmente più preoccupati delle questioni economiche quotidiane che del terrorismo (16%) e del cambiamento climatico (14%), ancorché i timori inerenti al terrorismo siano assai elevati in Turchia (33%), a causa della sua posizione al confine con la guerra civile in Siria, e in Germania (34%) che ha avuto una posizione di primo piano nel gestire la crisi dei rifugiati che ne è scaturita.

Il 40% dei genitori ritiene che sia estremamente importante che i propri figli frequentino l’università, ma l’America Latina si dimostra la regione più decisa in questo senso. I genitori che affermano che sia estremamente importante sono 92% in Messico, 91% in Colombia, 89% in Brasile, 82% in Perù e Argentina. Anche l’India ha registrato un tasso elevato, l’87%. Gli europei attribuiscono decisamente meno importanza all’istruzione universitaria. I genitori che la reputano estremamente importante sono il 31% in Francia, il 35% in Regno Unito e il 36% in Germania, abbassando così la media dell’indagine.

I genitori che hanno solo un’istruzione primaria nutrono ambiziose aspettative per il livello di istruzione che ritengono importante: il 46% afferma che sia estremamente importante che i figli frequentino l’università rispetto al 42% di quelli che hanno un’istruzione universitaria e il 37% con un’istruzione secondaria.

NOTE DI REDAZIONE:

La Varkey Foundation è convinta che ogni bambino meriti un ambiente di apprendimento vivace e stimolante che risvegli e sviluppi appieno il suo potenziale. Crediamo che al fine di raggiungere questo obiettivo nulla sia più importante della passione e della qualità degli insegnanti. Sosteniamo le competenze di insegnamento a livello globale e seminiamo eccellenza ed innovazione per la prossima generazione di educatori. Abbiamo altresì fondato il premio Global Teacher Prize per mettere in luce l’incredibile lavoro che svolgono gli insegnanti in tutto il mondo. https://www.varkeyfoundation.org

La Varkey Foundation ha collaborato con Ipsos, una società di consulenza e ricerche di mercato internazionale, affinché si incaricasse del lavoro sul campo per questo studio su scala globale. Ipsos ha svolto un totale di 27.361 indagini online con genitori provenienti da 29 paesi, tra l’8 dicembre 2017 e il 15 gennaio 2018.

I dati sono stati ponderati per età, sesso e regione di appartenenza del figlio e corretti per sesso del genitore. In quanto tale, l’indagine è rappresentativa dei genitori con figli in età scolare compresa tra 4 e 18 anni ed è basata sulle suddette caratteristiche con proporzione paritetica tra mamme e papà.

Tutti i paesi contribuisco alla media globale in egual misura. I dati non sono stati corretti in funzione della dimensione della popolazione.

L’indagine è stata condotta online. Per i paesi in cui la penetrazione di internet è bassa (quali India, Uganda, Kenya, Perù e Indonesia), è importante notare che i dati sono rappresentativi della popolazione urbana che dispone di connessione internet, che tende ad essere più istruita e ad avere una migliore posizione economica.

In alcuni paesi il governo fornisce ai genitori un buono formativo che si può utilizzare per “acquistare” servizi educativi per i propri figli presso una scuola di loro scelta, indipendentemente che essa sia gestita da un ente pubblico o privato. Nel corso dell’indagine, in tali paesi è stata posta la seguente domanda: “In che misura approva/approverebbe o disapprova/disapproverebbe questo sistema nel suo paese?”

Seguire il link per scaricare il testo integrale del GLOBAL PARENTS SURVEY
Contatto:

inviato da Roberta Bonometti | European Media Relations

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