Genitori e figli, la valutazione spetta al docente. Lettera

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Inviata da Mario Bocola – Sta diventando sempre peggio l’intromissione dei genitori nell’operato dei docenti. Una cosa veramente disdicevole che tenta ancor più di sminuire la figura e la professionalità dell’insegnante.

Ci sono genitori che accettano la valutazione dei propri figli consapevoli delle potenzialità da una parte e dall’altra ci sono genitori che pensano di dettare legge su come il docente deve operare. La valutazione spetta unicamente al professore ma qui si sta oltrepassando il limite. Questa situazione è molto diffusa nel primo ciclo d’istruzione e meno nel secondo ciclo e sta ingenerando un circolo vizioso che appiattella il nostro sistema d’istruzione. Poco ci manca che il docente chiede al genitore: “Che votazione devo mettere a sua figlio” perché sono molto frequenti casi di genitori molto apprensivi nei riguardi dei figli e non permettono loro di poter “volare” con le loro ali.

Ecco perché poi i docenti si trovano di fronte a scene di alunni si smarriscono di fronte ad una pagina bianca, ad un compito di matematica che non sanno risolvere. La colpa risiede, spesso, nelle eccessive aspettative che i genitori ripongono nei figli e questo è assolutamente deleterio nella crescita psicofisica degli alunni, li danneggia e non permette di esprimere al meglio il talento che possiedono. I genitori non educano più, ma svolgono soltanto la funzione di sindacalisti dei figli. Li appoggiano in tutto e per tutto, dicono sempre di sì e mai più no, fanno tutto ciò che i figli vogliono.

I ragazzi di oggi dettano le regole in casa e fuori dalle mura domestiche. I padri e le madri sono proni ai loro comandi e guai a dissentire: alzano le mani contro gli insegnanti e zittiscono chi li ha messi al mondo. Ha perfettamente ragione lo psichiatra Paolo Crepet quando lancia senza se e senza ma un atto di accusa contro la famiglia, ormai incapace di far rispettare le regole.

Tuttavia non dobbiamo generalizzare ma nella stragrande maggioranza dei casi è la nuda e cruda realtà, quella che viviamo tutti i giorni e che le cronache quotidiane ci propinano. Essere genitori oggi è molto difficile, a volte è un’impresa titanica educare al buon senso, rispetto delle regole della civile convivenza.

Accontentare sempre e comunque genera un “male” diffuso e fa “ammalare” il tessuto sociale. Dobbiamo metterci in testa che la scuola da sola non ce la fa a reggere l’urto della violenza: ha necessariamente bisogno della famiglia che deve dare l’impostazione educativa. Ci dobbiamo convincere che quel famoso “Patto di corresponsabilità” che al momento dell’iscrizione viene consegnato alla famiglia, va letto, riletto, meditato, evidenziato altrimenti non serve a nulla…è solo carta straccia. I genitori devono imparare bene il loro mestiere di “essere genitori”, responsabilizzando i figli, non aiutandoli a superare l’asticella degli ostacoli, perché le difficoltà nella vita si incontreranno sempre. Bisogna far capire ai figli che non è
sempre scontata la vittoria, ma che è necessario saper accettare anche l’amarezza della sconfitta.

Perché prima o poi la vita ti porterà ad affrontare grandi sfide e allora per i nostri ragazzi subentra la demoralizzazione, lo sconforto, il tedio, il “male di vivere” per citare Eugenio Montale. Per affrontare le emergenze educative è urgente
ripartire dal tessuto familiare, quel tessuto che è ormai sfibrato, reciso, senza più cuciture e smetterla una volta per tutte di attribuire tutta la responsabilità alla scuola, agli insegnanti che giornalmente lavorano in “trincea” tra situazioni veramente
difficili ed ai limiti della tolleranza.

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