Genitori che picchiano i docenti hanno un’immagine fantasmatica del figlio. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Angelo D’Onofrio, psicoanalista – Da qualche tempo, sui quotidiani, compaiono notizie relative a genitori che, di fronte agli insuccessi scolastici dei figli, trovano una sola soluzione: punire l’insegnante ricorrendo all’uso delle mani.

Qual è la colpa dell’insegnante? Non aver riconosciuto il talento del figlio: nella mente dei genitori quest’ultimo è la vittima e i persecutori sono i membri della scuola.

Il figlio-prodigio (aspettative spesso irrreali) non viene riconosciuto come tale. così i genitori non riescono a tollerare una realtà che smentisce clamorosamente le loro fantasie narcisistiche onnipotenti.

Il figlio sembra vivere prigioniero di un ‘idea e di un progetto costruiti su di lui dalla famiglia.

Winnicott scrive che i genitori possono facilmente fallire nella cura del figlio se non sono capaci di distinguere chiaramente tra il sogno del figlio e i fatti reali. C’è il rischio di un coagulo fusionale, vale a dire la fantasia di non sentirsi separati, di sentirsi qualcosa in più senza riconoscere i propri confini. Solo se la suddetta situazione si riduce, ci sarà la possibilità di separarsi e di acquisire una propria individualità.

Insomma se l’idealizzazzione del figlio, presente nel mondo interno dei genitori, prende il sopravvento sul figlio reale, quest’ultimo sarà misconosciuto.

Potranno così esserci due figli: quello reale e quello fantasmatico, sul quale i genitori hanno proiettato aspetti del proprio narcisismo infantile. Ci sarà allora un possesso patologico del figlio, intrappolato dai genitori, a loro volta intrappolati dal figlio.

Versione stampabile
anief anief
soloformazione