Genitore colpisce con una testata il docente di matematica: aveva rimproverato il figlio

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Ancora un episodio di violenza a scuola. In un istituto scolastico della Sardegna, un genitore ha colpito con una testata un professore di matematica di 56 anni, reo di aver rimproverato il figlio 16enne per comportamenti inappropriati in classe.

Durante una lezione, il docente avrebbe richiamato l’attenzione dello studente per essere stato eccessivamente loquace. Una semplice correzione che avrebbe dovuto ristabilire l’ordine, ma che si è trasformata in una spirale di tensione. Il giovane, non accettando il rimprovero, ha risposto in modo irrispettoso, insultando l’insegnante prima di abbandonare l’aula in preda all’ira.

Non è trascorso molto tempo prima che il ragazzo contattasse il padre, il quale, accecato dalla rabbia, ha fatto irruzione nell’istituto, individuando e colpendo violentemente il docente nei corridoi con una testata al volto. L’aggressione ha causato un vero e proprio parapiglia, con la situazione che è degenerata rapidamente fino all’intervento dei carabinieri e del servizio d’emergenza 118.

I protagonisti dell’accaduto, sia il padre dello studente che l’insegnante, sono stati prontamente trasportati all’ospedale per ricevere le cure del caso. Le forze dell’ordine stanno attualmente valutando la possibilità di denunciare l’aggressore per lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Il docente è un pubblico ufficiale: insultarlo o picchiarlo è un reato

Le cronache dei giornali, purtroppo, sono pieni di articoli con genitori o studenti che attaccano il corpo docente. I professori, però, sono riconosciuti come pubblici ufficiali, e questa qualifica ha delle implicazioni precise, soprattutto in caso di comportamenti offensivi o denigratori nei loro confronti.

Il Codice Penale Italiano, all’art. 357, definisce il pubblico ufficiale come colui che esercita una “pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa”. Questa definizione si estende ai docenti nel momento in cui sono impegnati nell’esercizio delle loro funzioni all’interno degli istituti scolastici. La legge distingue tra pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, attribuendo ai primi poteri decisionali, di certificazione e attestazione di coazione.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15367/2014, ha ribadito la qualifica di pubblico ufficiale per l’insegnante, estendendo tale riconoscimento non solo alla tenuta delle lezioni, ma anche a tutte le attività connesse. Questo include, ad esempio, gli incontri con i genitori degli allievi.

L’oltraggio a pubblico ufficiale, previsto dall’articolo 358 del codice penale, si configura quando un individuo offende l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale in presenza di almeno due persone. L’offesa può riguardare sia la dimensione personale sia quella funzionale e sociale del pubblico ufficiale. La legge intende così tutelare non solo la reputazione del singolo, ma quella dell’intera amministrazione pubblica e dello Stato.

Pene più dure per genitori e alunni che aggrediscono un insegnante

Ai primi di ottobre, la Camera ha approvato una proposta di legge che rende più severe le pene per i genitori che aggrediscono un insegnante a scuola, e anche per gli alunni dai 14 anni in su.

La pena massima, che attualmente è di cinque anni in caso di aggressione e di tre anni in caso di offese (dato che gli insegnanti sono considerati pubblici ufficiali) aumenterebbe fino alla metà se riguarda un membro del personale scolastico: non solo insegnanti, ma anche dirigenti scolastici e personale Ata.

Si parlerebbe quindi di sette anni e mezzo di carcere per un’aggressione, quattro anni e mezzo per oltraggio. In generale, tutti i reati violenti o di minaccia sarebbero aggravati quando rivolti al personale scolastico. Anche se a commetterli è uno studente minorenne, purché abbia più di 14 anni.

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