La Gelmini si toglie qualche sassolino dalle scarpe

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GB – La Gelmini ha scritto una lettera al direttore del quotidiano "Il Giornale" dove si dichiara orgogliosa e soddisfatta di aver riformato la scuola italiana, attaccando i giornali, che hanno fatto falsa informazione sul suo operato, per "demonizzare il cambiamento e difendere lo status quo" dice l’ex ministro.

GB – La Gelmini ha scritto una lettera al direttore del quotidiano "Il Giornale" dove si dichiara orgogliosa e soddisfatta di aver riformato la scuola italiana, attaccando i giornali, che hanno fatto falsa informazione sul suo operato, per "demonizzare il cambiamento e difendere lo status quo" dice l’ex ministro.

Secondo la Gelmini, sono tre le leggende metropolitane sulla sua riforma: la prima è la sparizione del termine ginnasio, che non è assolutamente da discutere, visto che è confermato nero su bianco dall’art.5 del decreto d riforma, il DPR 89/2010.

La seconda leggenda riguarda la sparizione della Storia dell’Arte, che non è stata tolta dai tecnici semplicemente perché non c’è mai stata, ed è stata tolta da qualche sperimentazione per opera di Fioroni e non sua. Tra l’altro, afferma la Gelmini, nel DPR 89/2010 esiste la possibilità per le scuole di potenziare l’orario dei vari indirizzi di liceo proprio aggiungendo più ore di Storia dell’Arte. Pertanto nella sua riforma non c’è alcuna penalizzazione. Anzi, controbatte,  se è stato penalizzato un liceo in questo senso, è il liceo sportivo, in cui la Storia dell’Arte non c’è, ma il demerito di questo è da attribuire agli ex ministri Profumo e Carrozza: il primo che non l’ha prevista, la seconda perché avrebbe potuto inserirla e non lo ha fatto.

La terza leggenda riguarda l’alternanza scuola- lavoro, che, afferma la Gelmini, è stata spacciata come novità dai suoi successori, quando in realtà è stata la sua riforma ad introdurla anche nei licei, aprendoli al mondo del lavoro.

La Gelmini chiude la sua lettera invitando tutti a documentarsi leggendo i decreti perché "la verità – afferma – è più ostinata di una propaganda ostile", facendo naturalmente riferimento ai tanti detrattori mediatici della sua riforma.

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