Gelmini e lo slogan bastardo della “scuola ammortizzatore sociale”

Di Lalla

di Vincenzo Pascuzzi – Da più di due anni (*), l’espressione “La scuola è un ammortizzatore sociale” ricorre come un mantra, si ripresenta periodicamente, sempre a sproposito, in difesa o a sostegno delle tesi governative e delle c.d. riforme Gelmini, contro docenti e ata.

di Vincenzo Pascuzzi – Da più di due anni (*), l’espressione “La scuola è un ammortizzatore sociale” ricorre come un mantra, si ripresenta periodicamente, sempre a sproposito, in difesa o a sostegno delle tesi governative e delle c.d. riforme Gelmini, contro docenti e ata.

La frase è diventata una specie di parola d’ordine abusata, ma è anche e soprattutto uno slogan bastardo, falso e ingannevole. Cerchiamo di fare qualche analisi e qualche riflessione su di essa per capire il significato del suo uso, anzi del suo abuso.

Innanzi tutto, in quale contesto è inserita la frase citata? Il governo attuale, quando si trova in difficoltà, in difetto o è consapevole delle sue inadempienze, ricorre a una semplice ed efficace tecnica mediatica di disinformazione e di distrazione: in carenza di argomentazioni usa tranquillamente frottole e offese, anziché proporre e adottare soluzioni, ricerca e si inventa responsabili. Nel caso della crisi della scuola ricorre appunto all’espressione “la scuola ammortizzatore sociale” (per loro, è quasi un “tana libera tutti”) e ne attribuisce le responsabilità ai governi precedenti di centrosinistra o di sinistra.
Tranquillamente sorvola e tace su due fatti: 1) che ultimamente la scuola è stata governata per cinque anni consecutivi dalla Moratti e poi già da due anni e mezzo dalla Gelmini; e 2) che compito del governo in carica è, o sarebbe, proprio quello di provvedere e non (solo) quello di ricercare i responsabili o indicarli come tali magari falsamente e gratuitamente.

Ma perché la frase è uno slogan bastardo e falso? Il termine “ammortizzatore sociale” non ha, di per sé, un’accezione negativa, tutt’altro! Gli ammortizzatori sociali consistono in utili e necessarie “misure di sostegno al reddito”. In Italia esistono solo alcuni ammortizzatori sociali ma non esiste (ancora) – come in Paesi più civili del nord Europa – il salario o reddito di cittadinanza o sociale o il
minimo vitale; per questo da noi alcuni disoccupati o precari disperati arrivano al suicidio o lo tentano. Gli ammortizzatori sociali vengono erogati in assenza temporanea della prestazione lavorativa. Affermare che la scuola (o il precariato) è un ammortizzatore sociale equivale forse a dire che docenti e ata non lavorano? Il che è palesemente falso e offensivo. Ugualmente affermare che docenti e ata in Italia sono troppi non è corretto né scontato. Questa affermazione va dimostrata, non può essere gratuita o poggiare su dati statistici internazionali eterogenei, estrapolati, decontestualizzati e interpretati artatamente a proprio modo e convenienza. Chi afferma “la scuola ammortizzatore sociale”, e poi ancora lo ripete, o non ha capito la situazione oppure è in difficoltà e ha bisogno di nascondersi dietro un’azione mediatica di disinformazione e di distrazione. Invece di giustificarsi, confonde e cerca addirittura di aggredire e colpevolizzare le sue vittime!

È stato calcolato che il governo “risparmia” circa 9.000 euro all’anno per ogni precario non stabilizzato. Vuol dire che se i precari utilizzati sono 140.000, il governo “risparmia” 1,2 mld all’anno sulla pelle loro e delle loro famiglie. A livello individuale, significa che se un precario rimane tale per 15-20 anni il governo “risparmia” su di lui una somma equivalente all’acquisto di una casa nelle città piccole e medie o di un appartamento nelle periferie delle grandi!

Si può perciò dire che il precariato scolastico costituisce sì un ammortizzatore ma per il governo!

(*) La frase è apparsa per la prima volta il 10 giugno 2008 nella Relazione sul programma di Governo del Ministro Gelmini alla Commissione Cultura della Camera; testuale: “La scuola ha smesso di essere un servizio ai cittadini e alla Nazione, per diventare un enorme ammortizzatore sociale.” Da ultimo è ricomparsa il 30 settembre 2010 nella replica del Presidente B. al Senato; testuale: “avete [rivolto all’opposizione] trasformato la scuola in un enorme ammortizzatore sociale, assumendo 200.000 precari [?!] ”. Nei due anni, sia ad opera dello stesso Ministro che di altri, la frase ha subito alcune varianti: “La scuola non è un ufficio di collocamento”, “Precariato piaga sociale”, “Precari piaga endemica”.

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