Gelmini, Abravanel e la Guida Michelin delle scuole

di Lalla
ipsef

di Vincenzo Pascuzzi – Imperterrita, e apparentemente convinta, la ministra procede con la terza annualità di riduzione delle risorse e di licenziamenti di personale docente e ata, precisando che “La scuola è in grado di reggere” (1). C’è chi la contraddice (“ha le traveggole”) e riassume l’entità dei tagli dall’a.s. 2009-2010 all’a.s. 2011-2012 e oltre (2) (3) (4). Chiunque comprende, e potrà constatare, che in queste condizioni la scuola non può che continuare a peggiorare.

di Vincenzo Pascuzzi – Imperterrita, e apparentemente convinta, la ministra procede con la terza annualità di riduzione delle risorse e di licenziamenti di personale docente e ata, precisando che “La scuola è in grado di reggere” (1). C’è chi la contraddice (“ha le traveggole”) e riassume l’entità dei tagli dall’a.s. 2009-2010 all’a.s. 2011-2012 e oltre (2) (3) (4). Chiunque comprende, e potrà constatare, che in queste condizioni la scuola non può che continuare a peggiorare.

Come se nulla fosse e per nulla turbato e sfiorato sia da questa grave situazione che dal clamoroso fallimento del tentativo, della stessa Gelmini, di sperimentare l’introduzione del merito in alcune città e province (5), Roger Abravanel ripropone la sua ricetta di meritocrazia applicata alla scuola (6).

Va precisato che l’idea della meritocrazia è valida e auspicabile (nessuno la contesta, tanto meno coloro che non la praticano o la ostacolano) e che il saggio “Meritocrazia” (del 2008) è un’opera valida, da leggere e consigliare (7). I problemi nascono quando si pretende, si cerca, si dichiara di volerla attuare nell’ambito della scuola e in tempi rapidi (quasi aspirina solubile, a effetto immediato), in modo esteso, senza coinvolgimento, contributo e partecipazione degli interessati (scuole, docenti, ata, presidi).

Anche prescindendo dalla evidente contraddizione insita nel voler introdurre il riconoscimento del merito da parte di un ministro non particolarmente meritevole e con il c.v. scarso ed estraneo al settore scuola, numerosi articoli sui giornali e in rete – ancora oggi (8) – hanno argomentato non contro il merito ma, in particolare, contro le pretese di una sua misurazione oggettiva. Ma Abravanel ignora del tutto queste argomentazioni, non le ribatte, nemmeno le cita, ripropone tranquillamente la sua terapia.

Eppure, solo pochi giorni fa lo stesso Abravanel aveva scritto: “Noi italiani abbiamo i politici che ci meritiamo, perché non possiamo stupirci del fatto che essi siano tutto tranne che espressione del merito e immagine del rispetto delle regole, quando milioni di italiani vivono di raccomandazioni ed evadono le tasse.” (9). Mentre, sei mesi fa, Marco Patruno osservava: “Soprattutto non condivido un certo ottimismo tipico di una certa retorica manageriale. Il mio paese diventerà forse meritocratico tra 100 o 200 anni, ma non lo sarà certamente in tempi brevi e rapidi”(10). Quindi difficoltà ce ne sono e occorrerebbe una scelta e una volontà politica precisa, esplicita, determinata e credibile che, allo stato, non c’è.

Solo alcune ulteriori precisazioni con riferimento a quanto dichiarato da Abravanel nell’intervista citata:

1) Se fosse realmente vero che l’80% degli studenti italiani sono para-analfabeti, converrebbe allora distruggere, smantellare proprio questa scuola, rottamare studenti (?) e docenti; la situazione in realtà è critica e preoccupante ma non arriva a questa percentuale, forse siamo al 40%, non all’80%! È però vero che sicuramente i tagli la peggioreranno.

2) È stato osservato che il termometro non è un presidio terapeutico (non cura). Aggiungiamo che il “meritometro”, come misuratore oggettivo, ancora non esiste, non si sa come costruirlo né chi dovrebbe. Però chiunque o molti potrebbero costruirsi un loro strumento e spacciarlo per meritometro oggettivo per poi giocare al dottore.

3) I test a scelta multipla copiati, a volte scimmiottati – per soggezione psicologica – dagli Usa, sono inadatti (o comunque è da dimostrare che lo siano) a valutare singolarmente gli alunni e poi le scuole; ancora di più se sono elaborati e vengono somministrati non dal docente ma da altri. Così facendo si altera, si pone in soggezione, si distorce la libertà di insegnamento, si prescinde da tutte le altre condizioni e situazioni conosciute e vissute insieme in classe durante tutto l’a.s. E poi è sbalorditiva la capacità degli studenti di copiare e trasmettersi le risposte giuste.

4) Ha poco senso pensare a una classifica o all’attribuzione di livello di qualità simile a quello della Guida Michelin per i ristoranti (magari con il numero di gessetti o cancellini al posto di quello delle stelle o forchette) sia per la già detta difficoltà della valutazione, sia perché i docenti cambiano anno per anno, sia perché la qualità dell’insegnamento (ammesso che possa essere quantificata e ridotta numero) dipende anche dagli studenti e dalle caratteristiche del loro ambiente di provenienza.

5) Si sorvola o si trascura il fatto che, nella scelta della scuola, è importate o determinante la distanza da casa e il tempo per percorrerla. A cosa serve la scuola migliore se è a 100 km?

6) L’errore, il vizio di fondo, o la trappola, è considerare le scuole come aziende, imprese, fabbriche e così spingerle ad un’artificiale e insensata concorrenza fra di loro. Gli studenti non sono pezzi grezzi da lavorare, sgrossare, assemblare o magari inculcare mentre rimangono passivi.

7) Altro errore conseguente è il preside che viene paragonato e gratificato (“contento e coglionato”) come manager o imprenditore con promesse di potere e prerogative di valutare i docenti, magari sceglierli, assumerli e licenziarli. Come e con quali mezzi, un preside laureato, mettiamo, in filosofia potrà giudicare un insegnante di matematica, d’inglese o d’educazione fisica? E poi magari stilare una classifica unica fra i docenti di tutte le discipline? È chiaro che i presidi attuali non hanno tali capacità. E poi già nel prossimo anno ne mancheranno circa 3.000 di presidi.

8) Infine, quella di Abravanel sembra solo un’idea individuale, teorica, grandiosa ma del tutto preliminare e non operativa. Ci sarebbe bisogno di uno studio di fattibilità relativo alla sua effettiva utilità, alla possibilità di realizzazione, alle modalità di attuazione, ai costi, ai tempi, ai comportamenti di chi verrà coinvolto (scuole, presidi, docenti, ragazzi, famiglie, sindacati, associazioni), agli obiettivi precisi da perseguire e ai parametri descrittori di successo o meno.

(1) http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=19.700+tagli+nella+scuola%2C+la+Gelmini%3A+”Il+sistema+regger%E0”&idSezione=10025

(2) http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/scuola-tagli-docenti-gelmini-pubblico-775396/

(3) http://www.scuolaoggi.org/archivio/pd_ministro_ha_le_traveggole_da_lei_solo_%E2%80%98tagli_epocali%E2%80%99_ghizzoni_mossa_preelettorale_gelmi

(4) http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/11/news/merito_non_decolla-12320734/

(5) http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/gelmini-non-ho-fatto-tagli.-cgil-e-pd-il-governo-sta-cancellando-l-istruzione

(6) http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/3/7/SCUOLA-Abravanel-cosi-la-cultura-del-merito-puo-cambiare-la-scuola-italiana/155983/

(7) http://www.ibs.it/code/9788811740803/abravanel-roger/meritocrazia-quattro-proposte.html

(8) http://www.orizzontescuola.it/node/14154

(9) http://meritocrazia.corriere.it/2011/02/la_crisi_del_nostro_paese_non.html

(10) http://generazionep.ilcannocchiale.it/post/2500500.html

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