Gavosto: sbagliato diventare insegnanti di ruolo solo con la laurea

Un articolo a firma Andrea Gavosto su La Voce passa analizza le vicende del reclutamento e propone delle strategie per migliorare la qualità dell’insegnamento.

Secondo l’autore la formazione degli insegnanti deve essere selettiva e sempre aggiornata; le lunghe graduatorie non sono uan scelta vincente, perché i docenti possiedono abilitazioni vecchie, che non vanno bene per affrontare le novità della didattica.

Inoltre la sovrabbondanza di supplenze segna un grosso divario tra la domanda e l’offerta di insegnanti: i concorsi non sono sufficienti e per di più alcuni sono solo sanatorie per evitare altri buchi nell’organico e stabilizzare chi in classe va da anni. Su questo Gavosto ha da ridire: tre anni di insegnamento non bastano per imparare ad insegnare.

L’autore pone tre condizioni per la soluzione al precariato:

la prima è una dura selezione iniziale, perché l’insegnamento richiede forti motivazioni e competenze elevate: non basta la sola laurea per entrare in ruolo;

la seconda condizione è dare prospettiva di carriera e di crescita retributiva a chi è capace e si impegna in compiti anche organizzativi. Gavosto sottolinea che le retribuzioni sono inferiore alla media Ocse, ma lo è anche l’orario di lavoro; inoltre è evidente la poca distanza fra retribuzione a inizio e fine carriera, che non ha eguali negli altri paesi.

La terza condizione è obbligare gli insegnanti, una volta in servizio, ad aggiornarsi sul piano disciplinare e ancor più su quello didattico, con esiti verificabili. Tale aggiornamento continuo porterebbe in alto anche i risultati dell’Invalsi.

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