Gavosto (Fond.Agnelli): Stipendi più alti per merito e ore in più di lavoro

di redazione
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Il numero di supplenti annuali impiegato nelle scuole italiane quest’anno ha toccato una cifra da record: quasi 200 mila.

A mettere il dito nella piaga è il direttore della fondazione Agnelli, Andrea Gavosto. Con un editoriale pubblicato da Italia Oggi, ha fatto una quadro sulla scuola che sta per iniziare dove le brutte notizie (come il numero record dei docenti precari su anno) sono solo parzialmente compensate da quelle positive, come i nuovi presidi immessi nel nuovo ruolo dirigenziale al termine di un concorso discusso.

Troppi supplenti, scarse competenze

Ma se l’organico di fatto è stato il primo pensiero di Gavosto, a preoccuparlo veramente è il risultato Invalsi che ha disegnato un quadro preoccupante sui livelli di apprendimento.

Dopo aver ricordato le competenze scarse degli studenti in italiano, matematica e inglese, aggravato da un dislivello Nord – Sud a sfavore di quest’ultimo, il direttore della Fondazione ha indicato al governo Conte 2 quali sono le priorità. A suo avviso ce ne sono tre:

  • selezione e formazione degli insegnanti;
  • carriera dei docenti;
  • prolungamento del tempo scuola

I tre punti nel dettaglio

Per quanto riguarda il primo punto, Gavosto è andato giù duro sul meccanismo di reclutamento dei docenti (che sono sempre meno che nelle materie scientifiche), prima ragione del gran numero di supplenti. A suo avviso i concorsi straordinari hanno sempre fallito nell’obiettivo di ridurre il numero dei supplenti, portando invece a un impoverimento della qualità degli insegnanti. Meglio prevedere allora un accesso continuo alla professione con concorsi regolari e selezioni più rigorose. Rispolvera poi il valore della chiamata diretta. “Ogni dirigente scolastico – ha scritto Gavosto – dovrebbe poi avere la possibilità di scegliersi i docenti che servono al suo istituto“.

Sul secondo punto, secondo Gavosto, lo stipendio dei docenti dovrebbe essere legato al merito, con scatti di carriera, e a un orario di lavoro più lungo. Questo renderebbe anche più attraente la professione (di qualità) per giovani laureati.  Lo scatto di anzianità come unica progressione salariale non incentiva i docenti a impegnarsi di più e assumersi maggiori responsabilità organizzative.

Sul terzo punto, invece, il concetto è estremamente sintetico: il tempo prolungato esiste nei fatti solo nelle scuole primarie (soprattutto) del Nord. Va esteso su tutto il territorio nazionale a beneficio dell’innovazione didattica e del contrasto all’abbandono scolastico.

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