Gavosto (Fond.Agnelli): didattica di qualità con risorse risparmiate per calo demografico

di redazione
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Investimenti in edilizia scolastica e realizzazione del tempo pieno per le scuole del Sud con una didattica rinnovata senza aggravare il bilancio pubblico.

A ipotizzare la quadratura del cerchio realizzabile nei prossimi anni è Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli. Con un editoriale sul quotidiano La Stampa, ha spiegato come il calo demografico potrebbe tramutare la crisi in opportunità per la scuola.

Crisi, colpa del calo demografico

Entro il 2030, stando alle previsioni statistiche, la popolazione studentesca subirà una riduzione pari a un milione e centomila unità tra primarie e secondarie. Poiché tale calo non è compensato più neanche dal flusso migratorio, anche il fabbisogno dei docenti subirà una contrazione. Su questo fronte si parla di 60 mila cattedre che complessivamente spariranno dalle scuole di ogni grado (stima fondazione Agnelli), con conseguente risparmio di soldi pubblici di circa 2 miliardi di euro all’anno.

Se questo è il sunto dello scenario di crisi illustrato da Gavosto, lo stesso direttore spiega come tramutare questa occasione in opportunità. La premessa è che nella gestione politica delle risorse economiche, quelle destinate alla scuola non vengano ridotte anche a fronte del minor numero di docenti. Si potrebbe investire nelle opere di manutenzione degli edifici scolastici “senza aspettare la prossima disgrazia” e si potrebbe investire in un insegnamento di qualità.

Questo secondo obiettivo si può raggiungere investendo nel tempo pieno soprattutto al Sud. “Più ore di scuola – ha scritto Gavosto – servono a far imparare di più e meglio” e contrastano l’abbandono scolastico, così come servono a livellare le disuguaglianze soprattutto di origine sociale “e soprattutto a rinnovare la didattica“.

E’ nell’ultimo paragrafo del suo articolo che è racchiuso il concetto base di tutto il ragionamento di Gavosto: “Ripensare gli ambienti scolastici e aumentare le ore, senza modificare come si insegna, serve a poco. Purtroppo sappiamo che qui la scuola italiana è in ritardo, sia per l’età troppo avanzata dei docenti sia per la poca disponibilità a cambiare metodi di insegnamento consolidati, come la lezione frontale (che tanto piacciono ai tanti laudatores temporis acti). Perché il calo demografico si tramuti in opportunità per la scuola, occorre dunque formare (o riformare) docenti nuovi, dando loro maggiore ricchezza di strumenti didattici con i quali trovare nuove strade per appassionare i ragazzi“.

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