Gavosto: a settembre non servono più docenti ma orari più lunghi. Anief, docenti italiani hanno già orario effettivo doppio

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ANIEF risponde alle dichiarazioni rilasciate oggi da Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, durante un’intervista radiofonica rilasciata a Radio Capital.

Per Gavosto, infatti, basterebbero poche nuove immissioni in ruolo per garantire il ritorno a scuola a settembre, a patto di aumentare l’orario di lavoro degli insegnanti.

Marcello Pacifico (ANIEF): L’orario frontale dei docenti copre solo la metà di quello effettivamente svolto, che è pari a circa 36 ore settimanali per 45 settimane. E poi non dimentichiamo che già oggi sono circa 200mila i precari su cui si regge la DaD, se non li assumeremo in ruolo a settembre cresceranno ancora del 25%.

Le dichiarazioni di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, rilasciate a Radio Capital durante la trasmissione Circo Massimo, suscitano più di qualche perplessità. Dopo aver riconosciuto che, pur tra le molte difficoltà, “la scuola italiana ha risposto in maniera generosa, se pensiamo che l’80% di chi oggi sta facendo didattica on line non aveva mai provato prima questa forma di insegnamento”, Gavosto ha sollevato dei dubbi sui contenuti del Decreto Scuola attualmente in discussione al Senato. Secondo il direttore della Fondazione Agnelli, infatti, il decreto si concentra troppo sull’esame di maturità, mentre sarebbe stato il caso di prevedere una proroga della didattica a distanza anche oltre il 10 giugno – almeno fino alla fine di giugno o a metà luglio – per consolidare quello che è stato fatto.

“Chi sta facendo didattica a distanza – commenta Marco Giordano, segretario generale ANIEF sta lavorando in condizioni complicate. E questo vale tanto sul versante dei docenti, che hanno dovuto rivedere l’intero impianto della didattica e imparare a utilizzare piattaforme e metodi mai utilizzati prima d’ora, anche per la gestione degli organi collegiali, quanto sul versante degli studenti, che in molti casi hanno difficoltà enormi con la DaD dovute ad assenza di connessioni e dispositivi o al contesto familiare. Dovremo attendere i dati del secondo monitoraggio delle attività a distanza, annunciato in Parlamento durante l’ultimo question time dal ministro Azzolina, per capire se e in quale misura stanno funzionando le risorse stanziate dal Governo per ridurre il digital divide nella didattica a distanza. In ogni caso pensare di prolungare le attività oltre il termine delle lezioni vuol dire credere che la DaD sia una sorta di passatempo, che non richieda grandissimo sforzo e impegno a docenti e studenti. Ma non è così”.

Ma ancora più gravi, per ANIEF, le dichiarazioni di Gavosto sul tema del reclutamento di nuovi insegnanti. “Questa (l’assunzione di nuovi insegnanti, NdR) è la richiesta dei sindacati in questi giorni. In realtà – ha affermato il direttore della Fondazione Agnelli – forse non è necessario avere grosse immissioni di nuovi docenti perché una cosa che probabilmente gli insegnanti dovranno accettare di fare è rimodulare sostanzialmente il proprio orario di lavoro e forse anche accettare di lavorare qualche ora in più. Certo, un po’ di insegnanti in più sarà necessario soprattutto se pensiamo allo sdoppiamento delle classi. Queste sono decisioni che deve prendere il ministero, secondo me forse il primo passo sarebbe chiedere un’estensione dell’orario di lavoro agli insegnanti e poi valutare se c’è bisogno di forze fresche, forze aggiuntive. Tenendo conto però che tutte le varie riforme degli organici hanno cozzato con questo problema, che in alcune categorie – pensiamo soprattutto agli insegnanti di Scienze e di Matematica – non ci sono gli insegnanti, non si trovano neanche nelle graduatorie”.

“Secondo i dati del rapporto Education at a glance 2019 – risponde Marco Giordano – i docenti italiani hanno un orario di lavoro del tutto in linea con quello dei Paesi dell’area OCSE, addirittura maggiore rispetto a molti di essi. Una recente indagine ha dimostrato come il lavoro non riconosciuto dei nostri insegnanti sia almeno il doppio, portando a 36 ore settimanali per almeno 45 settimane il totale effettivo. È ora di finirla con la storiella delle 18 ore e dei tre mesi di vacanza dei docenti”.

Il problema, per ANIEF, è che nell’opinione pubblica sia stata inoculata l’idea, del tutto sbagliata, che un docente svolga solo le ore frontali di insegnamento con gli alunni. Invece gli impegni “sommersi” dei docenti sono molteplici e altrettanto impegnativi: stesura di programmazioni, Pei, Pdf, PdP; attività di coordinamento; organizzazione/partecipazione a uscite didattiche e viaggi d’istruzione; compilazione registri; stesura progetti; formazione; correzione verifiche scritte; preparazione lezioni; adeguamento materiali e verifiche per gli studenti BES; preparazione ambienti di lavoro; colloqui con i genitori. E altro ancora. A tutto ciò si aggiungano, in tempi di DaD, anche le ore di formazione aggiuntiva e quelle per imparare ad utilizzare le piattaforme per la didattica on line. Ecco perché chi pensa di poter ulteriormente caricare di ore aggiuntive il lavoro degli insegnanti, probabilmente non sa bene di cosa stia parlando.

“Affermare che bastino gli insegnanti già oggi al lavoro – afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale ANIEF – con un ritocco all’insù delle ore di servizio, vuol dire far finta di non sapere che già adesso a garantire le attività didattiche a distanza sono circa 200mila supplenti, numero che salirà di un ulteriore 25% da settembre se non si faranno immissioni in ruolo. Non è vero che non ci sono insegnanti nelle graduatorie: quelle merito e la GaE di infanzia e primaria sono ancora piene, senza considerare che addirittura lo Stato vuole licenziare le maestre con diploma magistrale già in ruolo. Per la scuola secondaria si può assumere dalla terza fascia delle graduatorie d’istituto, come chiediamo da anni. Se poi ci sono classi di concorso come quelle di Scienze e Matematica, in cui ci sono meno aspiranti – conclude Pacifico – questo è dimostra come la professione docente oggi sia malpagata e schiacciata da un carico di lavoro per almeno la metà di tipo burocratico. Ma queste sono questioni che non competono solo al ministero, come sostiene Gavosto. Sono questioni che riguardano il Parlamento e la contrattazione collettiva con le forze sindacali. E su cui, come ANIEF, auspichiamo l’immediata apertura dei tavoli. La Scuola e il Paese non possono più aspettare. Noi siamo pronti”.

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