Il Garante della privacy : Stiamo lavorando con il MIUR per le nuove norme contro il cyberbullismo

di Giulia Boffa
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GB – Antonello Soro, il Garante della privacy è stato intervistato sulle classi 2.0, ed ha annunciato nuove norme contro il cyberbullismo e per l’uso consapevole del web: “Dovrebbe diventare una materia di studio”.

Secondo il Garante le nuove tecnologie e web rappresentano ormai una realtà con cui fare i conti anche nell’ambito dell’attività scolastica, utili per registrare le lezioni o per fare ricerche.

Ma non devono trasformarsi in strumenti di offesa usandoli per diffondere sulla rete video e foto che possono ledere la dignità di compagni o insegnanti.

GB – Antonello Soro, il Garante della privacy è stato intervistato sulle classi 2.0, ed ha annunciato nuove norme contro il cyberbullismo e per l’uso consapevole del web: “Dovrebbe diventare una materia di studio”.

Secondo il Garante le nuove tecnologie e web rappresentano ormai una realtà con cui fare i conti anche nell’ambito dell’attività scolastica, utili per registrare le lezioni o per fare ricerche.

Ma non devono trasformarsi in strumenti di offesa usandoli per diffondere sulla rete video e foto che possono ledere la dignità di compagni o insegnanti.

Occorrerebbe un’educazione digitale nelle scuole, secondo il Garante della privacy.

Intanto il Garante ha realizzato una campagna di informazione rivolta ai giovani per sensibilizzarli ad un uso consapevole del web, a partire dai social network, e sta lavorando ad iniziative sul tema del cyberbullismo, anche in collaborazione con il Ministero dell’istruzione.

Il Garantegiudica molto duramente il cyberbullismo: ” Il cyberbullismo è un fenomeno gravissimo e per certi versi aberrante contro il quale dobbiamo impegnare tutte le nostre forze. E’ necessario lavorare per rafforzare la cultura del rispetto dell’altro, far capire ai nostri ragazzi che le offese, gli insulti, le derisioni e le minacce in rete sono molto più gravi ed hanno effetti molto più devastanti di quelli portati per strada. Una violenza non soltanto “virtuale”, spesso favorita dall’anonimato consentito da alcuni social network. Occorre far capire ai giovani che i nuovi rivoluzionari strumenti di comunicazione in rete, così popolari tra loro, non possono trasformarsi in vere e proprie armi”.

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