Covid, Gandini: “La scuola è uno dei luoghi più sicuri. Vaccino AstraZeneca? Bisogna avere fiducia nella ricerca e nella scienza” [INTERVISTA]

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Situazione epidemiologica, scuole chiuse, vaccino AstraZeneca. Sono questi gli argomenti dell’intervista di Sara Gandini a Orizzonte Scuola. Gandini è epidemiologa e docente dell’Università Statale di Milano. Dal 2018 direttrice (Group leader) dell’unità “Molecular and Pharmaco-Epidemiology” presso il dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).

La scuola, malgrado le varianti, può considerarsi un luogo sicuro? Se sì, perché?

“Nel recente report di Public Health England, un’agenzia governativa per la sanità pubblica, “Investigation of novel SARS-CoV-2 variant Variant of Concern 202012/01 Technical briefing 3”  si mostra che gli individui in età scolare non presentano una trasmissibilità della variante inglese superiore agli adulti. Anzi si stima che i giovani di età 0-19 hanno un rischio ridotto della metà di diventare positivo al COVID-19 rispetto agli adulti anche nel caso della variante inglese. Questo studio è stato recentemente commentato anche sulla famosa rivista Nature da Lewis che quindi tranquillizzava rispetto alle scuole”.

Cosa c’è che non è andato per il verso giusto nella ripartenza della scuola a settembre? Quali errori non si devono ripetere?

La decisione di interrompere la didattica in presenza pare essere stata condizionata dall’analisi dei tassi di incidenza riportati nel report dell’ISS (segnato come ‘confidenziale’ ma reperibile a questo indirizzo). I grafici sembrano mostrare un leggero aumento a febbraio 2021 dei casi nella fascia di età 10-19. Questi dati vanno però considerati alla luce del fatto che, con il 2021, sono iniziate diverse campagne di screening nelle scuole con test rapidi che hanno reso non confrontabili le varie classi di età, perché negli altri luoghi e per le altre professioni non si esegue un simile numero di test di screening. Così i casi negli under 20 vengono sovrastimati e quelli negli under 20 sottostimati. Se si confrontano i tassi di positività senza tener conto del numero dei test si ottengono risultati assolutamente non confrontabili. Infatti la regione Emilia Romagna, ad esempio, ha pubblicato i dati dei contagi nelle scuole e per età e hanno fatto un confronto con il 2020 ma se c’è stato un leggero incremento dei casi (da 11 a 13%) negli adolescenti questo accade a fronte di un numero di tamponi che da gennaio a marzo 2021 si è più che raddoppiato. Infatti sappiamo che in Emilia Romagna come in altre regioni sono stati fatti screening a tappeto nelle scuole che rendono i dati tra le varie classi di età non confrontabili. Voglio anche ricordare un bello studio condotto in Sicilia che ha mostrato, invece, che a marzo 2021 c’è stata una diminuzione dei casi positivi nelle scuole rispetto alle precedenti rilevazioni del 2020. L’Ufficio Scolastico Regionale in Sicilia sta conducendo uno studio sistematico e ripetuto nel tempo sui contagi degli alunni da Covid-19 che riguarda la totalità delle scuole siciliane (97%) effettuando regolari screening a tutta la popolazione, mostrando una percentuale bassissima di contagi e trend in diminuzione.  Questo tipo di analisi sono le uniche che permettono confronti nel tempo perché fanno tamponi ripetuti nel tempo a tutti. Solo lo 0,19% è risultato positivo ai tamponi a marzo 2021 e nelle le scuole di infanzia e I ciclo da novembre 2020 a oggi, il trend dell’incidenza degli alunni positivi al COVID-19 si conferma in diminuzione. Anche per le scuole del II ciclo non sono stati rilevate variazioni significative nell’incidenza degli alunni positivi che è risultata pari a 0,19% e in diminuzione da novembre 2020. La situazione rimane sotto controllo anche per quanto riguarda gli insegnanti (è risultato positivo lo 0,28% e per il personale ATA lo 0,24%).

Vaccino AstraZeneca, tanti docenti sono preoccupati. Sono necessari gli approfondimenti dell’autorità, ma bisogna avere fiducia nella scienza e nella ricerca. Concorda?

“Assolutamente sì. Gli approfondimenti mostrano che si sta facendo sorveglianza attiva seriamente e questo dovrebbe essere rassicurante. Capisco comunque lo scetticismo di fronte alle affermazioni dei cosiddetti esperti. Con la pandemia si è visto come la comunità scientifica si è ritrovata in scacco, incapace di tenere la complessità e di farsi capire. In più sappiamo tutti come la logica del mercato entri sempre più nell’ambito della cura e della scienza, avendo come unica misura, come unico simbolico, il denaro. Per questo dico spesso che gli scienziati dovrebbero puntare sull’indipendenza simbolica, dalle ideologie e dal simbolico del denaro e del potere. Bisogna però ribadire che soprattutto in medicina e in epidemiologia non esistono verità assolute, ma è fondamentale muoversi con onestà intellettuale seguendo quello che si sente come vero e giusto fino a quel momento. Voglio ricordare le parole di Marie Curie, premio Nobel per la fisica nel 1903 e premio Nobel per la chimica nel 1911, che rappresenta un grande esempio di scienziata. Marie Curie scrive che lei e il marito rinunciarono a trarre profitto materiale dalle loro scoperte, pubblicando senza riserve i risultati delle loro ricerche. Madame Curie sosteneva che l’umanità ‘ha bisogno di sognatori, per i quali il prolungarsi disinteressato di un’impresa è così affascinante che è per loro impossibile consacrarsi ai propri benefici materiali’ e che “una società bene organizzata dovrebbe assicurare a questi lavoratori i mezzi efficaci per adempiere al loro compito, in una vita liberata dalle preoccupazioni e liberamente consacrata alle ricerche”. Per tutta la vita Marie e il marito, non ricavarono soldi da scoperte che sono patrimonio di tutta l’umanità”.

Il governo ha promesso più chiarezza sui dati dei contagi riconducibili alla scuola. Basteranno quelli per “calmare” l’opinione pubblica?

“Bisogna che anche i giornalisti facciano la loro parte. Come gli scienziati quando prendono parola devono verificare le affermazioni che fanno e basarsi su fonti scientifiche solide, anche i giornalisti dovrebbero andare cauti e non farsi prendere dall’urgenza di vendere la notizia, sfruttando lo scetticismo nei confronti della medicina e della scienza. Noi abbiamo subito una narrazione esasperata dai media, tutti, di sinistra e di destra. Pur di vendere la notizia spesso drammatizzavano all’occorrenza, creando eventualmente la notizia. È fondamentale sottrarsi all’urgenza della quotidianità per avere una chiara interpretazione del mondo e collocare l’ultimo fatto da narrare dentro un quadro ampio”.

Le scuole chiuse sono una sconfitta per tutti. Il diritto alla salute, però, è fondamentale. Come si può riuscire a conciliarlo?

“Le scuole non sono “sicure in assoluto”, perché nessun luogo del mondo può esserlo durante una pandemia globale, nemmeno in famiglia, ma la scuola è uno dei luoghi più sicuri.  Il principio generale che bisognerebbe seguire è quello del minor rischio possibile facendo sempre un bilancio tra rischi e benefici di ogni scelta, anche delle chiusure. E soprattutto ci tengo a ribadire che se non ci sono chiare evidenze scientifiche che la chiusura delle scuole serva a contenere il contagio, non ci sono dubbi che crei grave disagio psicologico nei giovani e metta in grande difficoltà la società tutta, soprattutto alle donne, nel presente e nel futuro”.

Il sistema a colori messo in atto dal governo fino a Pasqua ci permetterà di raffreddare la curva nei mesi primaverili?

“Difficile dirlo, ma sappiamo che la curva ha cominciato a rallentare da diversi giorni e tra poco dovremmo raggiungere il picco”.

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