Gallo (M5S): tempo pieno evita taglio cattedre a Sud. Scuole aperte anche di sera

di Elisabetta Tonni
ipsef

item-thumbnail

All’indomani della visita a Napoli al Punto Luce di Save The Children, il presidente della commissione Cultura alla Camera, Luigi Gallo, torna sulla necessità di organizzare delle iniziative culturali nei territori più degradati. Per l’Onorevole pentastellato, la scuola rappresenta il punto di aggregazione per eccellenza, lo spazio più adatto da aprire alla società. Prima ancora, pensa di avviare il tempo pieno al Sud: una misura con cui si farebbe fronte anche al prossimo taglio delle cattedre.

Presidente, si è espresso a sostegno dell’iniziativa della Onlus “Il tappeto di Iqbal”. Che cosa ha visto a Napoli?

Ci sono territori in cui è necessario trasformare le scuole in presìdi di aggregazione per attività culturali ed educative. In questa settimana ho visitato una scuola di Napoli Est e quando ci si avvicina in alcuni territori, sembra che questi siano stati depredati; sembrano zone di confine, da stato di guerra; è come se ci fosse un coprifuoco costante. In quei territori dal passato martoriato, la scuola rappresenta l’unico spazio pubblico fruibile. L’obiettivo è consentire ad associazioni, enti, organizzazioni varie, di utilizzare l’edificio scolastico per iniziative culturali, di educazione alla legalità, di contrasto al malaffare. Nello stesso tempo queste organizzazioni si battono sul territorio per far capire il valore e l’importanza della scuola nel senso di percorso didattico. Si tratta di un sostegno reciproco. Voglio dire che la scuola deve diventare un polo di aggregazione anche al di là del suono dalla campanella.

Già da giorni parla di tempo pieno nelle scuole, soprattutto al Sud, e addirittura di apertura la sera come rimedio a dispersione scolastica, lotta alla malavita, cultura della legalità.

Sicuramente il tempo pieno al Sud è in forte ritardo rispetto a quanto avviene nel resto del Paese. I dati parlano chiaro. Ci sono territori – e non solo al Sud – dove bisogna intervenire in maniera strutturale. Serve una risposta da parte dello Stato in termini di livelli educativi, contrasto alla corruzione, cultura della legalità. In questi cinque anni, bisogna necessariamente ridurre quella distanza che separa il Settentrione dal Meridione. Laddove esiste questo divario vanno posti rimedi. Il contratto di Governo prevede il recupero dei gap che esistono fra una regione e l’altra. In fatto di scuola, il divario Nord-Sud si registra anche nell’applicazione del tempo pieno e bisogna riequilibrare la situazione.

Ma al Sud, proprio in Campania, si ipotizza un taglio delle cattedre. Dov’è il riequilibrio?

Il taglio delle cattedre è una misura tecnica che arriva dal Ministero. È in relazione ai dati, cioè il numero degli studenti iscritti, che i dirigenti scolastici portano agli uffici regionali. In base a questa richiesta si stabilisce qual è il numero dell’organico di cui si ha bisogno per l’anno scolastico. E questo è un dato di fatto, un dato tecnico. Non c’è alcuna misura politica in tal senso.

E qual è la misura politica?

La misura politica su cui stiamo lavorando dal momento in cui i dati sono diventati disponibili è proprio quella di evitare una contrazione dell’organico, intervenendo con il tempo pieno.

Quindi ha pensato al tempo pieno per salvare il numero delle cattedre?

No, no, non è proprio così. Il tempo pieno non è una misura pensata appositamente per compensare il taglio delle cattedre. Il tempo pieno serve, come le ho detto, ad allineare le situazioni fra le tante realtà italiane; prima ancora, serve a contrastare la dispersione scolastica, le carenze educative. Deve contribuire anche alla stabilità del sistema scolastico. Non abbiamo bisogno di una scuola che si senta frustrata e precaria. In questi cinque anni lavoreremo con misure concrete per rafforzare il senso di sicurezza e stabilità nel sistema scolastico.

In pratica, lei punta sul principio del tempo pieno a prescindere. Ancora meglio se questo serve a salvare le cattedre?

Ecco: è proprio così. Infatti stiamo verificando la tempistica per il tempo pieno al Sud.

E l’apertura delle scuole anche di sera?

Chiudiamo per un attimo il capitolo del tempo pieno. Quale edificio è più adatto per organizzare attività culturali con cui distogliere dalla strada i ragazzi che vivono nei territori difficili e a rischio? Ma aprire le scuole oltre l’orario è un progetto che va pensato e costruito con tutti i crismi, con una governance pubblica, una governance della scuola. Può funzionare, ma richiede tempo e risorse necessarie. L’apertura della scuola alla società non si deve tradurre in una nuova incombenza per la scuola e soprattutto non deve pesare sulle risorse di cui già si dispone.

Ma come si conciliano il tempo pieno con le attività collaterali?

Il tempo pieno va garantito. Poi a un certo punto l’orario scolastico finisce. A partire da lì, possono trovare spazio le altre iniziative culturali che nulla hanno a che fare con l’orario dei docenti o del personale scolastico in genere. Non si chiede, come ho letto da qualche parte, al personale di stare 24 ore dentro la scuola. Si chiede che la scuola diventi uno spazio pubblico fruibile ai cittadini. Deve essere un polo culturale, educativo, ma non deve portare ulteriori incarichi al personale, né questo deve volgere mansioni aggiuntive o fuori dall’orario di lavoro.

Nessuna deroga per il personale scolastico?

Voglio essere chiaro. Non si vuole intervenire in alcun modo sul piano contrattuale. Si tratta solo di creare sinergie fra scuola e tessuto sociale. D’altra parte questo tipo di realtà già esiste. Ci sono scuole che sono riuscite a creare questa sinergia, perché magari avevano un contesto più sensibile a recepire questo tipo di offerta. Vogliamo replicare i modelli virtuosi nei contesti più difficili.

Tempo pieno e attività collaterali: chi ha la precedenza?

Prima dobbiamo pensare a fare il tempo pieno nelle scuole dove questo non esiste, poi possiamo pensare alle altre attività. Questo soprattutto nei territori che hanno bisogno di un’attenzione in più; territori che sono ad alto indice di povertà, territori che sono degradati. Quando i bambini escono da scuola alle 16, anche con il tempo pieno, possono comunque finire nelle mani della criminalità organizzata. Se non li distogliamo da questi rischi non risolveremo mai i problemi della dispersione scolastica, della povertà educativa, dei giovani che non studiano e non lavorano; esistono anche giovani che vengono allontanati dal mondo della scuola.

Cambiamo argomento. Che mi dice dello sblocco dei 12mila collaboratori scolastici per la pulizia delle scuole, togliendo gli appalti esterni?

È una proposta sulla quale stiamo lavorando da tempo assieme a altri colleghi del Parlamento. Bisogna internalizzare i servizi. È un’operazione che porta solo vantaggi: lo Stato risparmierebbe quasi 200 milioni di euro all’anno; i lavoratori sarebbero più integrati, senza limitarsi a poche ore di attività; sarebbero trattati con più dignità visto che spesso sono sfruttati da ditte e cooperative che magari non pagano o pagano in ritardo.

La Sen. Malpezzi ha detto che la mancata riconferma dell’unità di missione mette nel limbo 4,8 miliardi di euro destinati all’edilizia scolastica. Lei che mi dice?

L’edilizia scolastica è un’altra priorità di questo Governo. È una delle opere di cui il paese ha bisogno. La Senatrice deve stare tranquilla. Sicuramente non faremo peggio di quanto ha fatto il Pd.

E il destino dei 4,8 miliardi?

È una notizia che apprendo adesso. Faremo le verifiche, ma non sottrarremo neanche un euro all’edilizia scolastica.

 

Versione stampabile
Argomenti:
anief anief
soloformazione