Galimberti “In Italia non leggiamo perché la scuola non funziona e gli insegnanti non sono adeguati”

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Dal 21 al 25 aprile a Trento si svolge la manifestazione dedicata al Sistema bibliotecario trentino per esprimere e rendere sempre più visibile il ruolo sociale e culturale che le biblioteche rivestono per la crescita del territorio locale.

varDurante la prima giornata spunti interessanti sono stati proposti da Flavia Piccoli Nardelli, Umberto Galimberti e Riccardo Mazzeo.

In particolare, dal comunicato stampa PAT, citiamo le parole di Umberto Galimberti,

filosofo, sociologo e giornalista della Repubblica e docente universitario italiano “In Italia non leggiamo e siamo agli ultimi posti in Italia perché la scuola non funziona e gli insegnanti non sono adeguati. Gli insegnanti devono essere degli affascinatori, oltreché essere adeguatamente formati. Questo in Italia non c’è più da molti anni.

Per leggere un libro ci vuole passione, leggere costa fatica, ci vogliono degli educatori che riescano a motivare e appassionare i ragazzi, gli adolescenti. Appassionare alla cultura, questa è la chiave di volta.

La cultura è Il destino di un popolo, guardate lo sterminio degli ebrei e quello degli armeni, il primo è molto più noto perché gli ebrei sono molto più colti. Educazione investe la sfera emotiva, le pulsioni le abbiamo per natura, poi le emozioni che sono a metà strada fra natura e cultura. I giovani di adesso non hanno un livello emotivo maturo, non conoscono la differenza fra bene e male. Ci sono molti soggetti psicopatici. I sentimenti vanno educati e i sentimenti li abbiamo per cultura. La letteratura ci insegna cosa sono i sentimenti. Se io conosco un dolore perché ho letto tanto n posso uscire e non è più un dolore atroce.

Non bisogna riempire le scuole di computer ma di maestri, di persone che sanno affascinare ed educare. Dopo si tornerà a leggere. Viviamo nella società della tecnica e interpretiamo ancora il mondo con il nostro punto di vista umanistico, dobbiamo cambiar modo di leggere il mondo. Sta diminuendo la capacità di tradurre un segno grafico in immagini e gli editori, purtroppo, seguono questo percorso. Questo è pericoloso. Ogni volta che leggo un libro devo entrare in crisi, è questa la funzione dei libri, perché le mie idee hanno bisogno di essere continuamente modificate. La cultura attutisce la cultura, se io leggo il dolore occupa un piccolo settore della mia psiche”.

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