GaE riaperte in Senato col decreto Milleproroghe? Per il Governo è un errore, per Anief i precari meritano rispetto

di redazione
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Anief – Non ci sono parole per quanto è accaduto nella serata di ieri a Palazzo Madama:

 con un emendamento, a prima firma di Loredana De Petris di Liberi e Uguali, si è infatti stabilito che i supplenti con abilitazione all’insegnamento, conseguita entro l’anno accademico 2017/2018, “ivi inclusi i docenti in possesso di diploma magistrale o d’insegnamento tecnico-professionale entro l’anno scolastico 2001/2002”, si sarebbero potuti inserite nella fascia aggiuntiva delle GaE. In serata è arrivata una precisazione che ha dell’incredibile: a proposito della volontà di riaprire le GaE al personale docente precario abilitato, fonti della maggioranza hanno tenuto a precisare che in realtà il parere del Governo era contrario e non favorevole, diversamente da come è stato presentato ieri nell’Aula del Senato.

 

La votazione ufficiale non può essere però archiviata come un semplice incidente di percorso: la votazione favorevole dell’Aula del Senato ha illuso centinaia di migliaia di maestri e insegnanti precari che per alcune ore si sono ritrovate in quella fascia aggiuntiva delle GaE, così come chiesto da svariato tempo dall’Anief e nei giorni scorsi pure da molti partiti politici d’opposizione impegnati alla Camera nell’esame del decreto Dignità. L’emendamento Leu, inoltre, serve a superare la discussa decisione del Consiglio di Stato che, con l’Adunanza plenaria del 20 dicembre, ha estromesso dalle GaE 60 mila maestri con diploma magistrale, di cui 7 mila già assunti, e chiuso di fatto la porta della stabilizzazione a tutti gli altri abilitati all’insegnamento salvandone solo una minima parte con un ‘concorsino’ da 12 mila cattedre che serve solo a lavare la coscienza del deludente Governo del cambiamento.

 

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, si fa portavoce della delusione dei tanti precari dimenticati e ora anche beffati: “Ma quale incomprensione? I senatori, i relatori, il Governo dovrebbero stare molto attenti a cosa votano in Aula e alle dichiarazioni rese. Noi a questi giochi, a questa superficialità estrema, realizzata ancora una volta sulla pelle dei precari della scuola, diciamo no. Quel voto in Aula è stato reso? Bene, ora i senatori si assumano le loro responsabilità e diano seguito a quanto espresso. Anche perché, se il relatore di maggioranza ha sbagliato, come è possibile che poi centinaia di parlamentari abbiano espresso a loro volta un voto errato?”.

 

“A questo punto – continua il sindacalista Anief-Cisal – se qualcosa cambierà alla Camera, questi parlamentari è bene che sappiano che si troveranno 160 mila docenti precari contro. E con loro ci saranno pure le famiglie, assieme a tutti coloro che stanno assistendo ad un voltafaccia senza precedenti, attuato nei confronti di professionisti della formazione che chiedono solo di applicare il diritto europeo sulle immissioni in ruolo e cassare una normativa italiana sul reclutamento che fa acqua da tutte le parti”.

“Ecco perché quello che è accaduto ieri al Senato non può essere liquidato come ‘un errore a cui rimediare’: i nostri docenti meritano rispetto. E non è un caso se in tanti già chiedono di tornare al voto per delle nuove elezioni politiche: si sono resi conto che quanto sta accadendo sui precari è l’esatto opposto di quello che era stato detto prima del voto del 4 marzo scorso. A meno che, magari dopo il caldo africano, si arrivi a più miti consigli. Noi vogliamo continuare a pensare che una speranza si sta davvero realizzando per risolvere il problema del precariato: ancora una volta con Anief, replicando la riapertura delle GaE del 2012, proprio grazie al testo presentato da LeU e votato – conclude Pacifico – dalla maggioranza del Parlamento della Repubblica italiana”.

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